L'esempio di ieri per il welfare di domani

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creato: 27 febbraio 2012

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Si è svolto il 25 febbraio nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma il convegno “Per carità e per giustizia. Il contributo degli istituti religiosi alla costruzione del welfare italiano”, evento di presentazione del volume curato dalla Fondazione “Emanuela Zancan” di Padova. Il convegno è stato organizzato dalla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (CISM, 22 mila religiosi), dall’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (USMI, 80 mila religiose), dalla Fondazione Roma-Terzo Settore - finanziatrice della ricerca - e dalla Fondazione “E. Zancan”, onlus. Prestigiosi i relatori: S.E. Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede; il ministro del welfare Elsa Fornero; S.E. mons. Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello in rappresentanza della Cei; la presidente dell’USMI, madre Viviana Ballarin; il presidente della  CISM, don Alberto Lorenzelli; prof. avv. Emmanuele F.M. Emanuele, presidente della Fondazione Roma. 

Il volume “Per carità e per giustizia” è un omaggio all'impegno degli istituti religiosi negli anni prima e dopo l'unità di Italia, veri precursori di politiche di welfare e promotori di esperienze innovative da cui ancora oggi c'è molto da imparare. Ed è proprio questo il senso del libro: guardare al passato per riuscire a comprendere il presente e immaginare un futuro migliore per tutti. 
Azioni concrete e valori fondanti. L'impegno degli istituti religiosi si è concretizzato nella costruzione di oratori per i giovani, cucine economiche per i poveri, convitti per le operaie, sostegno alle mondine e alle persone emigrate all'estero, protezione delle giovani, formazione professionale, impegno nelle fabbriche e altro ancora. Tutte iniziative ed esperienze diffuse capillarmente nel territorio nazionale, nelle grandi città come nelle realtà di campagna.
A mettere in luce le peculiarità dell'impegno delle congregazioni è stato mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, presidente della Fondazione Zancan, che ha posto l'attenzione soprattutto sulla “scelta preferenziale degli ultimi tra i poveri, delle persone disabili, fisiche e psichiche, dei dimenticati e discriminati dalla società”. E questo non  solo per carità, ma soprattutto per giustizia: “La soddisfazione dei bisogni reali è da ritenere non privilegio di pochi ma diritto di tutti, ricchi e poveri” ha aggiunto Benvegnù-Pasini. 
I giovani e le donne, oggi come allora categorie sociali a rischio, sono stati da sempre al centro dell'impegno religioso. Un altro importante ambito di intervento è stata l'assistenza ai malati: “L’espressione profetica di questa presenza sta nell’essersi relazionati con i malati, nella globalità dei loro bisogni, in un rapporto personalizzato”. In generale, l'attenzione delle congregazioni religiose si è sempre concentrata sui bisogni emergenti, “segno di una grande passione per l’uomo, ma anche un richiamo all’intelligenza politica, chiamata a programmare i servizi ai cittadini, con flessibilità, per non trovarsi a gestire il nuovo che nasce con strumenti superati e a non lasciarsi sorprendere dalle emergenze” ha concluso il presidente della Fondazione Zancan.
Emanuele Rossi, della Scuola superiore Sant'Anna e dell'Agenzia per il terzo settore, ha sottolineato che “il libro ha una sua peculiare identità nel 'far parlare' i protagonisti, coloro che quella storia l’hanno costruita attraverso la loro opera e la loro testimonianza. Una storia quanto mai viva ed efficace, perché ha il sapore e il gusto della testimonianza personale”. Tra le peculiarità dell'impegno delle congregazioni religiose il prof. Rossi ha evidenziato “l’apporto offerto al rovesciamento della concezione sociale della sofferenza, della marginalità, delle persone senza casa e lavoro; il ripensamento delle modalità di organizzazione ed erogazione dei servizi; l'individuazione di nuovi diritti; il superamento di persistenti barriere tra appartenenze”. E ha aggiunto: “Le opere del terzo settore hanno contribuito a ridefinire il concetto di dignità umana, in una concezione della stessa che si sviluppa cogliendo la persona nel suo intero percorso di vita”. 
Quali insegnamenti per il futuro? Monsignor Benvegnù-Pasini: “Anzitutto, tenere sempre collegate la carità e la giustizia. I poveri non sono solo portatori di bisogni, ma anche e anzitutto soggetti di diritti. Alcuni di questi diritti sono fissati nella Costituzione, ma non ancora attuati per tutti”. In secondo luogo, continuare e incarnare nel nostro tempo la scelta preferenziale degli ultimi, “un dovere per tutte le società civili”.
Prendendo esempio dalla storia passata, Rossi ha indicato alcune priorità per il terzo settore: “In primo luogo, valorizzare e favorire la sua capacità di leggere i bisogni sociali e di individuare soluzioni innovative, per favorire un progresso di conoscenze e di risposte in ambito sia privato sia pubblico”. Per giungere a tale risultato è necessario un ripensamento del ruolo della pubblica amministrazione, “nel passaggio da una funzione di gestione dei servizi a regolazione degli stessi. Ciò può passare anche attraverso la capacità degli enti del terzo settore di ripensare e ridefinire la propria missione”.
Un secondo insegnamento riguarda “l’esigenza di costruire una partecipazione capace di realizzare un governo territoriale del welfare”. Per Rossi “questo tema impone di ripensare e definire le modalità di partecipazione del terzo settore all’elaborazione delle politiche pubbliche, a partire dal livello locale”. In terzo luogo, occorre operare affinché ci siano sempre meno persone che hanno bisogno di assistenza. 
Infine, è necessario “superare la concezione che ritiene quelli sociali come diritti finanziariamente condizionati: l’idea che prima si raccolgono le risorse e poi si valuta se e come i diritti possono essere garantiti è sbagliata e da superare”.

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