Risc: conclusa la seconda annualità

 

Si è conclusa nei giorni scorsi la seconda annualità di «Risc - Rischio per l'infanzia e soluzioni per contrastarlo», studio nazionale coordinato dalla Fondazione «E. Zancan» e finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in collaborazione con sei regioni (Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto). L'esperienza si è focalizzata sulla progettazione personalizzata per rispondere in modo efficace ai bisogni di bambini e famiglie in difficoltà, sui livelli di integrazione tra diversi professionisti e sul rapporto costo/efficacia. Hanno partecipato circa 100 operatori dei servizi sociali e sanitari, che ogni giorno devono chiedersi se quello che hanno fatto è stato efficace, se sono riusciti a dare risposte ai bisogni, se quelle risposte erano le più appropriate...
L'esperienza dello studio Risc sarà al centro dell'incontro che si svolgerà domani, giovedì 5 aprile,  a Piacenza nell'ambito dell'iniziativa «La presa in carico e la tutela dei minori in difficoltà e delle loro famiglie: aspetti giuridici, integrazione, efficacia degli interventi», organizzata dalla Provincia di Piacenza - Settore Sistema Scolastico ed educativo, Istruzione e Università, Servizi alla persona e alla comunità, in collaborazione con la Zancan Formazione srl.
Cinzia Canali, ricercatrice della Fondazione «E. Zancan» interverrà sul tema della valutazione di esito e della sua applicazione nello studio. «L’importanza di Risc – spiega – sta nel fatto che ha permesso di sperimentare sul campo una metodologia di lavoro che utilizza strumenti per la valutazione d’efficacia degli interventi rivolti alle famiglie in difficoltà». Il protocollo ha consentito agli operatori di lavorare seguendo un percorso di aiuto da monitorare in itinere, oltre la logica del «qui e ora», che consentiva di decidere lungo il percorso quali azioni implementare. Canali sottolinea anche che  «la visione globale della condizione del bambino (ma anche dei genitori) ha consentito agli operatori di porre maggiore attenzione alle aree critiche e ai punti di forza della persona, con i quali poter costruire un progetto personalizzato di aiuto». I risultati sono stati molto apprezzati dagli stessi operatori, che in una recente pubblicazione hanno evidenziato «l’importanza dell’integrazione con i servizi coinvolti», in quanto «ogni professionista può offrire un apporto necessario e prezioso, con strumenti consoni al problema da affrontare, e, nello stesso tempo, capaci di una valutazione multi dimensionale dei bisogni di figli e genitori, lavorando il più possibile con la famiglia».

 

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