Don Giovanni è con noi: coltiviamo l'esempio di vita che ci ha lasciato

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creato: 14 marzo 2014

TAGS: valori solidarieta volontariato giustizia

Venerdì 21 marzo è il primo anniversario del ritorno di don Giovanni Nervo alla Casa del Padre. Vogliamo ricordalo con un incontro aperto al pubblico, organizzato in collaborazione con la Diocesi di Padova.

L’evento è così suddiviso: dalle 15,00 alle 17,00 in Sala Barbarigo nel palazzo Vescovile con interventi di Giuseppe Benvegnù-Pasini, Diego Cipriani, Maurizio Giordano, Mons. Paolo Doni e Tiziano Vecchiato; alle 17,00 concelebrazione eucaristica in suffragio di mons. Nervo, nella Cripta della Cattedrale.

Alle ore 18,00, per proseguire il cammino avviato nel tempo da don Giovanni e dalla Fondazione Zancan, in Libreria S. Paolo Gregoriana in Via Vandelli (attigua a Piazza Duomo), ci sarà la presentazione del volume della Fondazione Zancan, “Rigenerare capacità e risorse. La lotta alla povertà, Rapporto 2013”.

Il programma dell’incontro è in allegato.

Per motivi organizzativi chiediamo di dare conferma della partecipazione (fz@fondazionezancan.it - tel. 049 663800 – cellulare Thea 340 1783624).

Chi ha incontrato don Giovanni ha avuto il dono di vivere il senso e l’emozione di cercare il bene comune. Non è facile e lo sperimentiamo soprattutto oggi in un mondo sempre più separato. Per trovare il bene comune non basta pensarlo, bisogna costruirlo, e non da soli, altrimenti non diventerà mai comune. Per cercarlo è necessario un metodo. La soluzione che don Giovanni ha proposto, con la Fondazione Zancan, è l’incontro delle capacità e delle responsabilità. Se è bene comune, allora lo sarà prima di tutto per le persone, tutte le persone, anche quelle più deboli. Deve poter nascere da loro e con loro.

Sono così stati possibili cinquant’anni di ricerca sui servizi alle persone, cioè sul prendersi cura «di noi e di quanti hanno bisogno del nostro aiuto» quando ci troviamo soli, poveri, emarginati, non capaci, malati, senza speranza … Sono altrettante sfide che la vita chiede di affrontare, sapendo che nel momento del bisogno è la possibilità di contare sugli altri che aiuta prima di tutto. Giustizia e carità non possono separarsi proprio in questo momento. Sarebbe la fine e non di chi è in difficoltà, ma del sistema di fiducia che alimenta la democrazia e la possibilità di essere comunità e non soltanto società.

Don Giovanni chiedeva di misurarsi con questi problemi senza paura, per cercare nuove soluzioni: di welfare, di azione professionale, di organizzazione e gestione dei servizi. Chiedeva anche di inventare nuove forme non solo di «curare» ma di «prendersi cura», così da metterle a disposizione di tutti: istituzioni, organizzazioni, operatori sociali, sanitari, educativi. Metterle a disposizione ha significato anche chiedersi se bastasse guardare a istituzioni e professioni, o se invece non fosse necessario metterle a disposizione di tutti, anche dei giovani e degli anziani, dei volontari e degli «uomini di buona volontà».

Il servizio civile volontario, le attività socialmente utili degli anziani, il volontariato organizzato, la cooperazione sociale… sono esempi di proposte nate da questa ricerca, per umanizzare di più l’esperienza profondamente umana del prendersi cura. Umanizzare significa mettere al centro la persona, non soltanto l’aiutato, ma ogni persona, per affrontare i problemi senza sentirsi soli quando il bisogno è più grande.

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