La povertà in Sardegna e il ruolo del volontariato

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creato: 13 novembre 2014

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A distanza di quattro anni dal precedente rapporto, Sardegna Solidale torna a fotografare la situazione della povertà in regione attraverso un’indagine condotta dalla Fondazione Emanuela Zancan di Padova. Lo studio “La povertà in Sardegna”, presentato a Cagliari (12 novembre), riferisce di un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie ma, andando oltre i semplici dati, propone anche opzioni per aiutare concretamente chi si trova in condizione di difficoltà. E chiama in causa direttamente il mondo del volontariato.

I dati. Nel 2013, la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Sardegna era del 31,7% (28,4% in Italia). Il numero complessivo di persone povere o a rischio di esclusione è passato da 292.188 nel 2004 a 420.659 nel 2014. In termini percentuali, le famiglie che si definiscono in difficoltà o grande difficoltà economica sono il 38,7% in regione.

La disoccupazione è a livelli allarmanti: 17,5% nel 2013 (12,2% in Italia). A livello provinciale, la situazione più critica si riscontra nel Medio Campidano, dove tra il 2012 e il 2013 il tasso di disoccupazione è aumentato del 50%.  Ma sono i giovani a pagare il prezzo più alto: il tasso di disoccupazione giovanile in regione nel 2013 è notevolmente superiore (54,2%) alla media nazionale (40%) ed è superiore anche rispetto alla media del Mezzogiorno (51,6%). Il livello è particolarmente elevato nelle province di Carbonia-Iglesias (73,9%) e del Medio Campidano (64,7%). Tra il 2008 e il 2013 il tasso è fortemente aumentato: dal 36,8% al 54,2%.

Anche la situazione degli anziani presenta forti criticità: L’indice sintetico di deprivazione della popolazione anziana, calcolato come il rapporto percentuale tra beneficiari di pensioni sociali e popolazione anziana, a livello medio regionale è pari a 9,2, a livello nazionale è 6,6: le province sarde che hanno valori sensibilmente più alti della media sono Carbonia-Iglesias, Oristano, Medio Campidano, Cagliari e Olbia Tempio.

Un segnale evidente delle crescenti difficoltà è dato dal numero degli sfratti, soprattutto nei casi di morosità degli inquilini: il numero totale dei provvedimenti di sfratto emessi in Sardegna nel 2012 (670) è aumentato rispetto agli anni precedenti (+72% rispetto ai 390 del 2008).

Cosa fare. “Le 1.630 associazioni e i 45mila volontari attivi in Sardegna sono una risorsa fondamentale per offrire a chi vive questa situazione risposte di solidarietà, promuovere l’incontro di responsabilità istituzionali, sociali e personali, riconoscere la dignità delle persone che si trovano in povertà e trovare con loro nuove strade per uscire dalla condizione di disagio in cui si trovano – afferma Giampiero Farru, presidente di Sardegna Solidale -. La crisi occupazionale ed economica colpisce bambini, giovani, famiglie. Pregiudica la salute, il benessere, lo sviluppo di interi territori. Conoscerne le caratteristiche è un primo passo, necessario ma non sufficiente. Il passo successivo è quello di promuovere soluzioni efficaci in grado di affrontarne le cause e ridurre le sofferenze che la povertà sta determinando sulle generazioni presenti e future”.

Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Emanuela Zancan, sottolinea che “il volontariato non solo cerca di fare bene il bene ma prefigura anche nuovi modi di affrontare i problemi sociali, valorizzando le capacità. È speranza a disposizione delle nuove generazioni, quelle che pagano più duramente il prezzo della povertà”. Dalla ricerca emerge che un terreno su cui il volontariato può agire efficacemente per contrastare la povertà sono le disuguaglianze nell’accesso ai servizi per le persone in difficoltà. “Il volontariato deve verificare in modo indipendente e riconoscere le condizioni di disuguaglianza nell’accesso ai servizi, così da poterle segnalare. Se non basterà segnalarle, diventerà necessario denunciarle” si legge nel rapporto.

L’indagine evidenzia anche la sofferenza e la fragilità familiare, che si sta espandendo rapidamente, producendo povertà e impoverimento, precarietà nei rapporti. “Il sostegno e l’abbraccio della solidarietà possono fare la differenza, così che le famiglie si sentano meno sole e meno in affanno nell’affrontare i problemi della crescita e dell’educazione dei figli, proprio quando sperimentano i costi dei conflitti e delle separazioni - sottolinea Vecchiato -. Con il sostegno di prossimità e del volontariato la conciliazione tra lavoro e responsabilità genitoriali può diventare più sostenibile quando la cura dei figli è integrata da chi può aiutare, con un migliore bilanciamento tra impegni di lavoro e di casa”.

Il messaggio al mondo del volontariato è chiaro: “Non basta correggere le distorsioni, ma è necessario trovare la forza di ripartire, di liberare potenzialità inespresse, di aiutare a rinascere,in un tessuto sociale malato. La prossimità e l’umanità che i volontari sanno esprimere può dare vita a modi più solidali di affrontare i problemi, verso forme di socialità più giuste e più accoglienti di quelle che conosciamo” conclude Giampiero Farru. 

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