Prospettive di welfare generativo: grande partecipazione al seminario della Fondazione Zancan

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creato: 09 luglio 2015

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Rappresentanti di enti pubblici, privati, civili ed ecclesiali da tutt’Italia si sono ritrovati nei giorni scorsi a Malosco, in Trentino, nella sede estiva della Fondazione Emanuela Zancan per un vivace confronto sulle «Prospettive di welfare generativo». Introdotto e coniato dalla Fondazione Zancan, il concetto di welfare generativo – una nuova logica che abbandona l’approccio assistenzialistico per dire alle persone ‘non posso aiutarti senza di te’ – sta sempre più prendendo piede e trovando consensi a livello nazionale.

«Troppo spesso, ancora, si perpetuano percorsi di aiuto in cui la persona (e l’operatore) depotenzia le proprie capacità perché si limita a ricevere. ‘È più facile per tutti’ – ha spiegato Maria Bezze, ricercatrice della Fondazione -. Ma nel momento in cui la persona è chiamata a ‘compartecipare’ è molto probabile che l’efficacia dell’intervento sia maggiore. L’attivazione diventa condizione di dignità, di sviluppo di capacità, di produzione di valore, di esperienza di relazione. Possiamo usare tre parole per spiegare il senso del welfare generativo: responsabilizzare, rendere, rigenerare».

La necessità di cambiare rotta nei sistemi di welfare è dimostrata dai dati. Nel 2013 il 12,6% delle famiglie italiane e il 16,6% delle persone si trovavano in condizione di povertà relativa. Nel contempo il 7,9% delle famiglie e il 9,9% delle persone erano ‘povere assolute’. Il tasso di disoccupazione è raddoppiato in 7 anni (dal 6,1% nel 2007 al 12,7% nel 2014). « Nel 2012 il 10% delle famiglie più ricche possedeva il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale, contro il 44,3 per cento nel 2008 - ha evidenziato Devis Geron, ricercatore della Fondazione -. Il 50% delle famiglie meno abbienti possedeva circa l’8 per cento della ricchezza, contro quasi il 10 per cento nel 2008».

La recessione di welfare in atto negli ultimi anni ha innescato un declino che è culturale prima ancora che strutturale, perché le risorse non mancano, ma latitano le capacità. «Manca in particolare la capacità di pensare in modo diverso da quello della spesa: la ricerca esasperata del consenso impedisce di sperimentare un diverso utilizzo delle risorse di welfare – ha sottolineato Maria Bezze -. La diversità può ad esempio essere prefigurata in termini di investimento e di servizi che generano lavoro. I diritti di welfare hanno una duplice dimensione: sono diritti dell’individuo e non solo. Garantirli solo all’individuo significa non considerare la loro portata ‘oltre la persona’. Il loro raggio di azione è più ampio: l’azione responsabile di sé e degli altri. Sono, per certi aspetti e nello stesso tempo, diritti della persona e delle persone, che insieme sono chiamate a condividere problemi, risorse e responsabilità per affrontarli».

Bezze lo spiega con un esempio: «il diritto dei lavoratori a ricevere ‘mezzi adeguati’ alle esigenze di vita in caso di disoccupazione involontaria (art. 38 Cost.): sono persone che possono mettere a disposizione capacità, competenze, consentendo un maggior rendimento dell’aiuto prestato, potendolo misurare in termini di salvaguardia della persona e di valore sociale prodotto. Potenzialmente questo vale per tutti coloro che ricevono un aiuto economico o materiale, che possono mettere a disposizione della collettività le proprie abilità e competenze, rigenerando le risorse e trasformando i diritti da individuali a collettivi».

Considerate l’alta partecipazione e interesse verso i temi del seminario, è già prevista una seconda edizione che si terrà a Padova in autunno (28-29-30 ottobre).

Per informazioni welfaregenerativo@fondazionezancan.it

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