Welfare generativo: la Fondazione Zancan in Valle d'Aosta

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creato: 13 novembre 2015

TAGS: diritti welfare generativo

La recessione di welfare ha accelerato la necessità di cercare nuove vie per rendere efficace l'aiuto dato alle persone e allo stesso tempo «rigenerare» le risorse impiegate. Per farlo, è necessario smettere di pensare al welfare come a una fonte di costo iniziando a considerarlo un investimento. Concretamente significa abbandonare la tradizionale logica assistenzialistica (un bisogno una misura, un problema una legge, una domanda un trasferimento economico), prevedendo una partecipazione diretta delle persone dicendo loro «non posso aiutarti senza di te». Significa privilegiare l’efficacia dell'aiuto che aiuta rendendo il più possibile responsabili le persone.  È la logica del welfare generativo teorizzata già da alcuni anni dalla Fondazione Emanuela Zancan di Padova, che è stata al centro ieri del seminario «Il welfare generativo», organizzato da Fondazione comunitaria della Valle d'Aosta, Caritas diocesana di Aosta e Università della Valle d'Aosta.

«Troppo spesso, ancora, si attivano percorsi di aiuto in cui la persona aiutata si limita a ricevere, utilizzando spesso male le risorse, senza chiederle niente a ‘corrispettivo sociale’, cioè facendo dell'aiuto ricevuto un'opportunità per se stessi e per la propria comunità – commenta il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato -. Nel momento in cui la persona è chiamata a 'compartecipare' ai benefici è molto probabile che l’efficacia dell’intervento sia maggiore. L’attivazione diventa condizione di dignità, di sviluppo di capacità, di produzione di valore, di esperienza di relazione. È la sintassi del welfare generativo: responsabilizzare, rendere, rigenerare».

In questo modo il rendimento dei diritti di welfare non ha più una portata individuale ma anche sociale. Si tratta di considerare come titolare dei diritti non solo la persona aiutata ma anche la comunità. «Garantirli solo all’individuo significa non considerare la loro potenzialità oltre la persona - avverte infatti Vecchiato -. Il loro raggio di azione è più ampio e i suoi esiti devono essere misurabili a vantaggio della persona e della comunità».

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