On line Studi Zancan 2/2016

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creato: 22 aprile 2016

TAGS: valutazione infanzia welfare generativo impatto

L’interesse per la valutazione di impatto sociale sta evidenziando una crescente domanda di responsabilità nell’utilizzo delle risorse, di maggiore sostenibilità delle pratiche, di condivisione dei benefici nelle comunità locali. La riduzione delle resistenze culturali verso l’agire socialmente responsabile non basta se poi non si mettono in campo pratiche valutative effettivamente capaci di misurare il valore redistribuito. Tiziano Vecchiato nel secondo numero di Studi Zancan presenta la metodologia GIA (Generative Impact Assessment) che è stata pensata per misurare l’impatto sociale generativo. Si propone di misurare l’eccedenza resa possibile da pratiche di welfare generativo e capire come reinvestirla e valorizzarla nello sviluppo di comunità più solidali.

Maria Bezze nel suo articolo «Memoria perduta» ricorda che un tempo c’era un welfare inteso come investimento: si aiutava generando effetti di lungo periodo. Non era importante soddisfare i bisogni immediati delle persone ma valorizzare le loro capacità in modo che potessero affrancarsi dalla condizione di vulnerabilità. È una modalità dimenticata. Lo dimostra la scarsa efficacia del nostro welfare nel contrastare la povertà. Non è più sufficiente raccogliere e redistribuire. È necessario introdurre ulteriori leve: rigenerare, rendere e responsabilizzare. Sono quelle che contraddistinguono il welfare generativo. In uno scenario nel quale prevalgono politiche e pratiche assistenzialistiche, è necessario un percorso culturale che in quanto tale può richiedere tempi lunghi, modalità difficili e non lineari. Ci sono «gemme di generatività» che testimoniano come il percorso sia stato intrapreso, cambiando il paradigma dell’aiuto: da beneficienza a promozione umana, da costo a investimento.

Nella sezione Ricerche ed esperienze si presentano tre articoli: il primo scritto a più mani da Flavia Franzoni Prodi, Livio Frattin, Maria Teresa Tavassi, Alberto Trevisan e Giuseppe Zanon riporta alcune testimonianze elaborate in occasione del convegno «Gemme di speranza e cambiamento sociale. Primo giorno di primavera» in ricordo di don Giovanni Nervo e don Giuseppe Pasini.

Il secondo articolo, proposto da Cristina Fabbri, presenta una buona pratica di accoglienza, comunicazione e integrazione nei servizi per la prima infanzia del Comune di Ferrara.

Il terzo articolo di Giorgio Zoccatelli e Irene Signorini indaga l’impatto che può avere la fibrosi cistica nel ricercare e mantenere un posto di lavoro. I fattori che permettono di conciliare i tempi di lavoro con i tempi di cura. Nella consapevolezza che la gestione di questa malattia può comportare delle problematiche in campo lavorativo, ma che allo stesso tempo proprio il lavoro può riscattare le persone ammalate, permettendo lo sviluppo della loro identità e «dignità».

Segue una ricca sezione di proposte culturali e formative.

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