1.

Prospettive di welfare generativo

L’attuale crisi economica pone il nostro sistema di welfare al centro di un’ampia discussione tecnica e politica. In particolare, il welfare locale – pubblico e privato – è caratterizzato da tre fattori il cui concatenamento sembra disegnare una situazione di impasse: aumento dei bisogni sociali legati alla crisi; ridotta sostenibilità del sistema, anche in ragione dei vincoli di bilancio che costringono spesso a ridurre la spesa per i servizi sociali; permanenza di una cultura assistenziale che riguarda sia gli erogatori che i fruitori di servizi. In questo contesto, l’indirizzo di policy prevalente è tagliare gli interventi e servizi sociali. È una strategia che parte dal presupposto che il welfare, e in particolare il settore dell’assistenza sociale, è un costo.

Una nuova prospettiva, teorizzata dalla Fondazione Zancan (Fondazione E. Zancan, 2012, Vincere la povertà con un welfare generativo, il Mulino), sostiene che è possibile trasformare le risposte ai bisogni sociali da costo a investimento, realizzando il passaggio da un welfare assistenziale a un welfare generativo di capacità umana e sociale. Si attiva investimento quando non ci si limita a erogare risorse, ma si investe per rigenerarle, farle rendere, responsabilizzando chi le riceve a produrre valore sociale. Solo in questo caso la spesa assistenziale, pubblica e privata, può contribuire allo sviluppo sociale, misurabile in termini di integrazione, di occupazione di welfare, di socialità inclusiva. È quindi necessario cambiare prospettiva, connettendo le strategie con gli esiti e valutando l’impatto sociale.

Richiede un profondo riassetto delle capacità amministrative e tecniche. Ma è una sfida possibile: diverse amministrazioni locali e organizzazioni del terzo settore l’hanno raccolta e stanno iniziando ad affrontarla.

La Fondazione Zancan propone un seminario di formazione su questi temi, finalizzato ad approfondire, attraverso basi teoriche e pratiche, i fondamenti del welfare generativo, promuovendo un confronto su come enti pubblici e organizzazioni del terzo settore possono:

  • progettare e realizzare pratiche generative;
  • riposizionare in chiave generativa la propria offerta di servizi nel contesto territoriale di riferimento;
  • misurare e rendicontare l’impatto sociale prodotto.

Durante il seminario sono previste relazioni, analisi di casi, discussioni in aula, esercitazioni e lavori in piccoli gruppi. I materiali di riferimento vengono messi a disposizione dei parteci-panti.

Il seminario, a carattere residenziale, si svolgerà a Malosco, in Trentino, presso il Centro Studi della Fondazione Zancan. Inizia nella serata di mercoledì 1 luglio (con cena e presentazione) e si conclude sabato 4 luglio (con il pranzo).

Per informazioni: welfaregenerativo@fondazionezancan.it - Tel. 049663800 - Fax 049663013.

2.

Comunicare è crescere

Oggi più che mai è necessario comunicare e farlo bene. L’immagine di un ente si costruisce e si consolida attraverso la presenza sui mezzi di informazione. Saper creare, comunicare e governare una notizia, gestire i contatti con la stampa e organizzare conferenze sono competenze e requisiti ormai indispensabili.

Il seminario di formazione proposto dalla Zancan (Fondazione e Srl) è rivolto ad amministratori comunali, collaboratori di enti pubblici, operatori di enti no profit e di volontariato. È formazione attiva: si inizia con una selezione di problemi (casi di studio), si forniscono linee guida e indicazioni operative per attivare e gestire le relazioni con la stampa e i mezzi di informazione.

Riferimento pratico ed esercitativo sarà il progetto Crescere (case study), che vede coinvolti 84 Comuni della provincia di Padova.

Gli obiettivi principali sono: apprendere strategie e strumenti per riuscire a comunicare in modo efficace i risultati delle proprie iniziative a beneficio della comunità; creare ponti di comunicazione stabili e duraturi tra le istituzioni e i cittadini, in modo collaborativo tra enti e associazioni del territorio.

Il seminario, a carattere residenziale, inizia nella serata di domenica 12 luglio (con cena e presentazione) e si conclude mercoledì 15 luglio (con il pranzo). Si svolge presso il Centro Studi della Fondazione Zancan a Malosco, in Trentino. I partecipanti possono trovare alloggio presso la stessa sede o in strutture limitrofe. Il vitto è assicurato presso la sede.

Per informazioni: segreteria@zancanformazione.it - Tel. 049663800 - Fax 049663013.

3.

Il Centro Studi Emanuela Zancan

Sperimenta uno «spazio» di pensiero e creatività per laboratori di idee!

Il Centro Studi Emanuela Zancan offre una funzionale sala studio, sale riunioni con servizio di segreteria, wifi, fotocopiatrici...

È dotato inoltre di ampia sala da pranzo, sala relax, camere singole e doppie, giardino, ascensore, parcheggio auto.

È garantito il servizio di pensione completa.

Situato a Malosco in Val di Non, una delle più belle zone del Trentino. Posto ideale per trascorrere momenti di riflessione a contatto con la natura.

È a disposizione per gruppi di studio, ricerca e confronto per vivere un’esperienza indimenticabile.

Disponibile nei mesi di giugno e agosto.

Per informazioni: fz@fondazionezancan.it

4.

Amministrazioni di sostegno

Le amministrazioni di sostegno aperte presso i tribunali ordinari in Veneto sono passate da 2.545 nel 2005 a 4.221 nel 2012, con un incremento del 66%. E i dati provvisori relativi al 2013 attesterebbero un ulteriore aumento, a 5.265 amministrazioni di sostegno aperte. Sono i dati, inediti, elaborati e presentati dalla Fondazione Emanuela Zancan durante il convegno «Amministrazione di Sostegno. Buone prassi e disuguaglianze nell'applicazione della Legge 6/04» organizzato a Padova sabato 11 aprile dall'associazione Amministrazione di sostegno onlus e Aitsam Veneto, in collaborazione con numerosi enti e associazioni tra i quali il Csv di Padova.

Secondo i dati, anche a livello nazionale si è registrato un trend in aumento: da 12.583 nel 2005 a 36.997 nel 2012 (quasi il triplo), un valore che la stima provvisoria per il 2013 vede in ulteriore crescita a 44.740.

La continua crescita delle amministrazioni di sostegno dimostra il grande impegno delle istituzioni, dei tribunali e dei servizi sociali e sanitari, oltre a quello delle famiglie. Tutti questi soggetti, oltre a rappresentare il bisogno di protezione, costituiscono le principali risorse e opportunità per promuovere la dignità e i diritti, e rafforzare la dimensione della capacità personale, anche quando è ridotta e gravemente compromessa. Si tratta di un modo generativo di prendersi cura delle persone più deboli, che possono così ritrovare la speranza e vedere riconosciuto il proprio diritto alla vita.

5.

Welfare generativo da spesa a investimento

Trentino guarda con crescente interesse al welfare generativo. È stato questo il focus del convegno «Welfare generativo: da spesa a investimento» (Università di Trento, 15 aprile). L'evento è stato organizzato dalla Scuola di Preparazione Sociale di Trento, dal Gruppo Fuci di Trento con il patrocinio dei Comuni di Trento e Rovereto .

Sono intervenuti Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Emanuela Zancan che ha introdotto il concetto di «welfare generativo», ed Emanuele Rossi, professore ordinario di Diritto Costituzionale della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Si sono poi succeduti interventi di Fabrizio Gerola, assessore ai servizi alla persona e politiche familiari del comune di Rovereto; Stefania Arici, caposala e UFE, esperto - Centro di Salute mentale di Trento; Mariachiara Franzoia, assessore con delega per le Politiche Sociali e Pari Opportunità del Comune di Trento; Donata Borgonovo Re, assessore alla Salute e Solidarietà Sociale della Provincia autonoma di Trento.

La proposta di welfare generativo elaborata dalla Fondazione Zancan - che riscuote sempre maggiore consenso e apprezzamento da parte di molte amministrazioni pubbliche in Italia - nasce dalla consapevolezza che l’attuale sistema di welfare non è più in grado di rispondere alle esigenze e ai bisogni di una società in profonda crisi e bisognosa di segnali di speranza. È dunque necessario e urgente un nuovo scenario su cui investire e credere. Si tratta di smettere di vedere il welfare come un costo iniziando a considerarlo un investimento. Concretamente significa abbandonare la tradizionale logica assistenzialistica, prevedere una partecipazione diretta delle persone dicendo loro «non posso aiutarti senza di te», privilegiare l’efficacia responsabilizzando le persone.

È una scelta strategica necessaria e urgente per non essere sopraffatti dalla domanda crescente di welfare, per non ridursi a considerare i ‘diritti sociali’ una minaccia anziché un motore moltiplicativo delle capacità.

6.

Reddito minimo per gli over 55? 

L’intervista di Stefano Arduini a Tiziano Vecchiato sul progetto anticipato dal presidente dell'Inps Tito Boeri: «Bisogno cambiare approccio, non provare a aggiustare un sistema che non funziona» (pubblicata su Vita 15 aprile 2015)

Reddito minimo per i 55/65enni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà. Questo il piatto forte del pacchetto di proposte che il presidente dell’Inps Tito Boeri presenterà al tavolo del governo il prossimo giugno. Una proposta che non convince a pieno uno dei massimi esperti di politiche sociali in Italia, il direttore della Fondazione Zancan di Padova Tiziano Vecchiato.

Perché? Io parto da questo ragionamento. Se c’è un problema per gli esodati e si introduce una misura a loro sostegno va bene. E lo stesso vale per chi si ritrova ad essere disoccupato nella fascia di età indicata da Boeri. Dare un sostegno anche a loro mi sembra giusto. Ma questo non può essere il cavallo di Troia per dire di aver risolto il problema di chi non ha reddito per vivere. Se l’Inps avanza una proposta per mettere una toppa, va bene. Ma per favore, intendiamoci: non è questa una politica contro la povertà. Anche perché i numeri dicono altro.

Ovvero? Dicono che fra il 2011 e il 2013 i poveri sono praticamente raddoppiati e la maggior parte di loro sono minori. Ma ad affrontare emergenze come queste non può essere un tecnico, anche se preparatissimo.

Manca la politica, quindi? Non si può continuare a fare aggiustamenti a un meccanismo che non funziona. Occorre che la politica ragioni a bocce ferme e decida di affrontare a livello sistemico il problema.

7.

Tesoretto: «Non sia sprecato in forme inefficaci di sostegno al reddito»

«Il tesoretto a disposizione del Governo Renzi non va strattonato di qua e di là per poi sprecarlo in improbabili azioni di contrasto alla povertà, con proposte che già si sono dimostrate velleitarie e fallimentari. Le varie forme di sostegno al reddito, sperimentate negli ultimi 15 anni, hanno mostrato la loro incapacità e inefficacia di contrasto alla povertà. Sono politiche passive tradizionali, che non aiutano a uscire dalla condizione di bisogno e costringono molte persone ad essere assistite sine die». È il nostro commento all’eventualità che le risorse aggiuntive reperite dal Def finiscano in nuovi trasferimenti economici.

In Italia destiniamo quote sproporzionate di risorse in contributi monetari ai poveri o sedicenti tali. Anche per questo siamo uno dei Paesi meno capaci di ridurre la povertà in Europa. È il paradosso di chi utilizza uno spartito musicale fatto di 65 linee sonore che suonano ognuna per contro proprio, senza rendersi conto che è la stessa musica: «trasferimenti». Senza integrarsi e senza valorizzare le capacità delle persone povere. Non aiutano e tolgono la speranza che dalla povertà si possa uscire.

Le recenti sperimentazioni nazionali si sono distinte per inefficienza, tempi amministrativi estenuanti, pratiche assistenzialistiche già viste, costose e burocratiche. Non serve continuare a rinominarle per farle sembrare nuove. È successo con la «social card» che è diventata «nuova social card». Altre denominazioni sono in lista di attesa. Quello che era ritenuto efficace si è rivelato degenerativo: consuma più risorse di quello che mette a disposizione. Le verifiche hanno documentato la sconfitta degli approcci paternalistici e delle politiche passive, con tassi di attivazione virtuali. Un grande consumo di risorse professionali con burocrazie di trasferimento senza rendimento, senza incontro con le persone per aiutare ad aiutarsi. I poveri hanno diritto di uscire dalla povertà, di non rimanere assistiti, di veder valorizzate la loro dignità e capacità senza attivazioni di carta (le cosiddette attivazioni fatte con moduli da compilare, chiamati progetti personalizzati).

Per queste ragioni la Fondazione Zancan ha scelto di non aderire alla «Alleanza contro la povertà». Ne condivide profondamente la finalità ma non la soluzione proposta. A un problema con «molte dimensioni» non si risponde con «una misura». Le possibili soluzioni sono altre e la Fondazione Zancan le ha documentate nei propri rapporti annuali per lottare contro la povertà con una pluralità di azioni. Tra queste c’è l’accesso gratuito ai servizi essenziali (sanitari, sociali ed educativi) per bambini e ragazzi poveri, che sono raddoppiati dal 2011 al 2013. Prima di aggiungere altre forme di sostegno economico a quelle esistenti (le 65 linee musicali) è urgente fare quello che politicamente viene evitato da 15 anni: il riordino e la razionalizzazione delle provvidenze economiche di natura assistenziale’. Se, ad esempio, il tesoretto fosse destinato a creare 40-50.000 posti di lavoro di welfare per giovani disoccupati, si otterrebbero subito due risultati: loro e i loro figli piccoli non sarebbero più poveri; avremmo potenziato la infrastruttura professionale per aiutare ad aiutarsi.

© Copyright Redattore Sociale 16 aprile 2015

8.

Investire nell'infanzia

«Investire nell’infanzia: i potenziali del welfare generativo». È questo il tema che la Fondazione Emanuela Zancan di Padova ha approfondito lunedì 20 aprile nel seminario «Le povertà minorili al tempo della crisi. Esperienze e proposte per riuscire a immaginare il futuro», organizzato dal Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia.

Negli ultimi decenni a vari livelli, nazionali e internazionali, è stata messa a fuoco la necessità di azioni per contrastare la povertà minorile. Questa attenzione è stata testimoniata da numerosi rapporti e pubblicazioni e da dichiarazioni condivise e convenzioni internazionali. Tuttavia, questo approccio non si è ancora rivelato molto efficace e, anzi, ha in certi casi messo in evidenza una sorta di schizofrenia istituzionale: da un lato una produzione di dichiarazioni a sostegno della centralità dell’infanzia e dell’adolescenza e dall’altro politiche poco attente al popolo «invisibile» dei bambini e dei ragazzi, che così vedono sacrificata la loro speranza di vita.

Il rapporto 2014 sulla lotta alla povertà della Fondazione Zancan dal titolo «Welfare generativo. Responsabilizzare, rendere, rigenerare», (il Mulino) mette in evidenza che la crisi finanziaria ha reso ancora più evidente questa contraddizione. Nel 2013 il 27,9% dei bambini italiani fino a 6 anni era a rischio di povertà o esclusione sociale, in aumento rispetto al 26,3% nel 2007. Questo non vale solo per i più piccoli ma per l’intera fascia di età fino a 18 anni che ha risentito delle conseguenze devastanti della crisi economica proprio nei loro confronti. Secondo le stime dell’Istat, nel triennio 2011-2013 è raddoppiato il numero di minori italiani in «povertà assoluta»: da 723mila bambini e ragazzi nel 2011 a 1 milione 434mila nel 2013. Ciò significa che nel 2013 un minore su sette (il 13,8% dei residenti) era in povertà assoluta.

«È necessario riconoscere che questa è una sconfitta per tutti – scrive la Fondazione Zancan nel rapporto –, visto che il problema non è ristretto alla sfera privata dei bambini e dei ragazzi insieme con i loro genitori, ma riguarda un’intera società con poco futuro e incapace di investire per renderlo positivo. Invece questo ‘popolo’ di cittadini in crescita rappresenta un prezioso capitale sociale. È potenziale ma è lasciato in secondo piano, in disparte, invece di allargare lo sguardo e cercare nuove risposte per ridare a questi bambini e ragazzi il massimo di valore e di speranza».

La via d’uscita? Servono azioni che non cerchino solo di redistribuire, con approcci assistenziali basati su politiche passive. Devono invece essere finalizzate al coinvolgimento e alla responsabilizzazione delle persone, con strategie di aiuto condizionato all’impegno dei genitori nei confronti dei figli e una più diretta responsabilizzazione dei destinatari di risposte di welfare. L’impatto dei trasferimenti sociali in termini di riduzione del rischio di povertà tra i minori italiani è di gran lunga inferiore rispetto a quello medio europeo: -6,7 contro -14,2 punti percentuali. Se i trasferimenti hanno un’efficacia così limitata, i servizi per l’infanzia sarebbero invece molto più capaci di ridurre povertà e disuguaglianze. Ma sono rivolti a un numero troppo limitato di bambini, soprattutto per la fascia 0-3 anni, e un futuro migliore per i bambini poveri è ancora tutto da costruire.   

9.

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L’intero patrimonio culturale della Fondazione Zancan è disponibile on-line. Cinquant’anni di studi, ricerche e riflessioni sui servizi sociali, sanitari ed educativi. Con particolare attenzione all’umanizzazione dei servizi, alla centralità della persona, all’integrazione, alla valutazione, all’efficacia, all’impatto sociale.

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5 per mille alla Fondazione Zancan

Per contribuire al miglioramento dei servizi sociali, sanitari ed educativi devolvi il 5 per mille alla Fondazione Zancan

Il codice fiscale della Fondazione è 00286760285

Buoni motivi per donare alla Fondazione Zancan

Da 50 anni:

  • è impegnata a fianco dei servizi e degli operatori che lavorano a diretto contatto con le persone, aiutandoli a fornire le migliori risposte ai bisogni dei più deboli;
  • è in prima linea nella lotta contro la povertà e l’esclusione sociale;
  • sperimenta strumenti e soluzioni innovative per promuovere l’efficacia degli interventi;
  • divulga conoscenze e promuove dibattiti culturali sui temi caldi del cambiamento sociale.

Le parole chiave che caratterizzano le sue attività: centralità della persona, umanizzazione dei servizi, integrazione, valutazione, efficacia, impatto sociale.

Cos’è il 5 per mille

Il 5 per mille è una quota della tua imposta sul reddito, a cui lo Stato rinuncia e che tu puoi liberamente scegliere di destinare a sostegno di attività di utilità sociale. Si tratta quindi di un gesto che non ti costa nulla.

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Se non presenti la dichiarazione dei redditi

  • compila la scheda fornita insieme al CU (ex CUD) dal tuo datore di lavoro o dall'ente erogatore della pensione, in due semplici passi: metti la tua firma nel primo riquadro indicato come «Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale,...» e scrivi il codice fiscale della
  • Fondazione Zancan 00286760285 nello spazio subito sotto la firma;
  • inserisci la scheda in una busta chiusa;
  • scrivi sulla busta «SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF» e indica il tuo cognome, nome e codice fiscale;
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