1.

Prospettive di welfare generativo. Punto di partenza per sperimentare pratiche generative e valutarne l’efficacia

Si è svolta a Padova la seconda edizione del corso «Prospettive di welfare generativo» (28-30 ottobre), organizzato dalla Fondazione Emanuela Zancan. La forte richiesta di approfondimento sul tema ha reso necessaria una replica del seminario che lo scorso luglio era stato ospitato nella sede estiva della Fondazione a Malosco (Tn). Anche la terza edizione, programmata per il 25-27 novembre, è già al completo ed è in cantiere una quarta, che si svolgerà a inizio 2016.

Prendiamo atto con grande soddisfazione che la nostra proposta di welfare generativo sta raccogliendo sempre più interesse e che è aumentata la consapevolezza sulla necessità di soluzioni di welfare più efficaci rispetto a quelle attuali, assistenzialistiche e a consumo inefficace di risorse. La grande partecipazione ai seminari che abbiamo proposto ci dice che stiamo andando nella giusta direzione. Per questo abbiamo deciso di incoraggiare chi, tra i partecipanti ai seminari, vorrà sperimentare soluzioni di welfare generativo per poi valutarne l'efficacia.

Al seminario dei giorni scorsi hanno partecipato dirigenti e operatori di realtà pubbliche e private. Alcuni stanno già approfondendo nei propri servizi le proposte di welfare generativo delineate dalla Fondazione Zancan. «Partono dal potenziamento dei «diritti individuali» in direzione di «diritti sociali», intesi come diritti a corrispettivo sociale. Anche gli aiutati, cioè i beneficiari delle prestazioni sociali, possono rivendicare le proprie capacità e responsabilità, così da valorizzarle, offrendo aiuto alla comunità secondo le proprie possibilità. In quest'ottica, le risorse impiegate a beneficio dei destinatari ‘aiutano due volte’ mettendo in grado ogni persona di contribuire al benessere della collettività.

Per iscriversi o avere ulteriori informazioni sulla nuova edizione del 2016 del corso formativo sul welfare generativo scrivere a welfaregenerativo@fondazionezancan.it.

2.

Emergenza minori? Spesso è solo nella testa dei genitori

Per i ragazzi futuro significa crescere realizzando i propri sogni. Ma non è facile crederci in una società poco accogliente. Le generazioni che li hanno preceduti non trovano lavoro, mentre nonni e genitori possono contare su un welfare che con i più giovani è poco generoso. Il mondo della ricerca parla di fattori di rischio, di problemi, di pericoli da evitare. Sono le paure degli adulti. Orientano i modi di educare e accompagnare la transizione dall’infanzia all’età adulta. Ma come pensare diversamente? Ci sta provando lo studio Crescere (www.crescerebene.org). L’acronimo significa «Costruire Relazioni ed Esperienze di Sviluppo Condivise con Empatia, Responsabilità, Entusiasmo». È possibile farlo in modo discreto, ascoltando? La sfida è pensare la crescita in modo positivo. Solo così è possibile evitare la profezia che si autoadempie.

È possibile crescere bene?

Alcuni studi longitudinali se ne stanno occupando: CONAMORE (Conflict And Management Of Relationships), RADAR (Research on Adolescent Development And Relationships), ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children), Children’s Worlds: International Survey of Children’s Well-Being (ISCWeB). Ascoltano i ragazzi in Usa, Brasile, Inghilterra, Germania, Honduras, Israele, Palestina, Romania, Sud Africa, Spagna, Turchia… Una domanda li accomuna: come crescere bene? Per lo studio Crescere il problema è rendere possibile l’ascolto, in collaborazione con 84 comuni in provincia di Padova e Rovigo, fondazioni di erogazione e ricerca (Cariparo, Zancan, Città della Speranza, Bortignon, De Leo, Oic …), i garanti nazionali e regionali dell’infanzia, le aziende sanitarie. La sfida è: i ragazzi dagli 11 fino ai 18 anni sono disposti a parlare di cosa pensano, cosa fanno, cosa li rende felici? La possibilità dipende dalla credibilità, delicatezza e riservatezza di chi chiede e se ragazzi e genitori sono interessati a conoscere le potenzialità del «crescerebenetutti».

Sentirsi liberi di parlarne

Crescere è uno spazio in cui sentirsi liberi di esprimersi senza essere giudicati. «Per me è bello sapere che qualcuno crede in noi» dice un ragazzo, «Mi piace perché fa riflettere e posso esprimere le mie opinioni senza che nessuno le sappia e intervenga». I ragazzi ci dicono molte cose. Per 8 su 10 è «facile/molto facile» parlare con la madre di cose che contano. Avviene per 6 su 10 con il padre, ma per 4 su 10 è «difficile/molto difficile». Uno su quattro è sovrappeso. 8 su 10 fanno colazione prima di andare a scuola. 8 su 10 si collegano a internet tutti i giorni, utilizzano Whatsapp (89%), Instagram (52%) e Facebook (34%). 9 su 10 hanno fiducia nelle proprie capacità e pensano di valere almeno quanto gli altri. 8 su 10 si sentono soddisfatti di quello che sono. La scuola piace a 7 su 10. Soltanto per il 10%  è fonte di stress. Il 75% si sente accettato in classe. Il 56% si sente trattato in modo giusto dagli insegnanti. Sono messaggi positivi che indicano la strada. Compongono un mosaico molto vasto in cui c’è posto per parlare di emozioni, amicizia e tanto altro. Parla di futuro positivo, anche a chi non vuol ascoltare.

Fonte: Rubrica Welfarismi di Tiziano Vecchiato, Vita, ottobre 2015

3.

Associazioni internazionali a confronto sul tema del maltrattamento all’infanzia

Si è svolta a Gerusalemme, la prima conferenza internazionale «Child Maltreatment in Context», organizzata da Haruv Istitute in collaborazione con la Hebrew University of Jerusalem e il Myers-Jdc-Brookdale Institute (14-16 ottobre). È stata una preziosa occasione di incontro e confronto tra due grandi reti internazionali che si occupano di infanzia: ISCI - International Society for Child Indicators  e iaOBERfcs - International Association for Outcome-Based Evaluation and Reserach on Family and Children's Services. Tra i referenti di ISCI va segnalata la presenza di Asher Ben Arieh, direttore di Haruv Institute che ha aperto i lavori della conferenza e Sabine Andresen dell’Università di Francoforte. Ha affrontato il tema dell’abuso nelle situazioni di residenzialità e di affido. Per l’Associazione iaOBERfcs è intervenuta Cinzia Canali sul tema «Quando il maltrattamento viene dai servizi». Non è raro infatti trovare situazioni di «maltrattamento» dei servizi. È inteso come incapacità delle organizzazioni di dare risposte appropriate e tempestive ai bambini in difficoltà. Accade per svariati motivi: a volte si tratta di questioni burocratiche, altre volte di mancanza di integrazione tra servizi, oppure di vuoti di responsabilità e di comunicazione. Tutto questo ha un effetto negativo sulla situazione già difficile di bambini maltrattati e deprivati e per questo è necessario rimettere a tema la violenza, i rischi di esserne corresponsabili e le soluzioni per prevenirla.

4.

I potenziali di impatto sociale del welfare generativo alla V edizione di UMANAMENTE CISCO SCHOOL

La crisi attuale sta mettendo a dura prova i sistemi di welfare. Il punto di maggiore criticità è il difficile incontro tra diritti e doveri. È una deriva inevitabile? La crisi di fiducia lo fa pensare, insieme con la difficile sostenibilità finanziaria e la persistente carenza di innovazione. Il difficile passaggio da costo a investimento può essere realizzato con soluzioni di welfare generativo. È una sfida strategica ed etica. Se affrontata positivamente, consentirà di far fruttare le risorse a disposizione e di rigenerarle con il concorso degli aiutati. L’incontro delle responsabilità può cioè fare la differenza, con diritti più sociali, cioè capaci di responsabilità e di corrispettivo sociale.

Come operare e con quali precondizioni tecniche e strategiche? Come valutare il rendimento e il valore generato? Come valorizzare gli esiti e non solo i processi? Come coinvolgere i professionisti nelle innovazioni possibili? Come innovare le pratiche con modi più solidali di essere società?

Tiziano Vecchiato ha affrontato questi temi nella prima sessione della Summer School della Fondazione Allianz UMANA MENTE in partnership con Cisco Italia.

La quinta edizione si è svolta gratuitamente via web nelle giornate del 20-21-22 ottobre 2015, su tematiche di interesse per tutto il terzo settore.

Relatori e tematiche affrontate:

  • I potenziali di impatto sociale del welfare generativo, Tiziano Vecchiato, Direttore Fondazione Zancan (20 ottobre)
  • Il bene si può misurare? Metodi e strumenti per la valutazione dell’impatto sociale, Marco Ratti, Head of Investments Banca Prossima (20 ottobre)
  • Filantropia europea: a chi chiedere, Gerry Salole, Chief Executive European Foundation Center (21 ottobre)
  • Responsabilità sociale d’impresa nel mercato dell’Internet of Everything: La proposta Cisco Networking Academy, Luca Lepore, Corporate Affairs CSR Manager Cisco Systems Italy (21 ottobre)
  • People raising: primi passi operativi, Valerio Melandri, Professore e Direttore Master in Fundraising, Università di Bologna, Adjunct Professor, Columbia University di New York, Presidente Associazione Festival del Fundraising (22 ottobre)
  • La capacità di ascolto orientata alla soluzione dei problemi, Mimma Scandiani, Responsabile della Selezione ed Assessment Center di Allianz S.p.A. (22 ottobre)
5.

Io non mi arrendo. Bambini e famiglie in lotta contro la povertà

Famiglie che non si arrendono alla povertà e continuano a combattere per dare una vita migliore ai propri figli: è quanto emerge dalle interviste realizzate in 7 città italiane per approfondire la condizione di 277 nuclei familiari, raccogliendo direttamente le loro esperienze, le loro difficoltà e le loro richieste. E, partendo dall’ascolto, capire in che modo chi è povero affronta i problemi, non solo con gli aiuti che riceve ma anche con le proprie capacità e risorse e, soprattutto, quanto sia disposto ad aiutarsi e aiutare altre persone che vivono la stessa condizione.

È questo il focus della ricerca promossa da L’Albero della Vita, organizzazione italiana che da 18 anni è impegnata a difendere e promuovere i diritti, il benessere e lo sviluppo dei minori in condizioni di disagio e marginalità sociale, e realizzata dalla Fondazione Emanuela Zancan, centro di studio e ricerca che opera nell'ambito delle politiche sociali, sanitarie, educative, dei sistemi di welfare e dei servizi alla persona. 

La metodologia di ricerca ha avuto come obiettivo quello di far emergere le testimonianze dirette delle famiglie, per comprenderne i potenziali «generativi», ossia il coinvolgimento di ciascuno nella lotta alla loro povertà, considerando le persone come «centro» da cui partire per identificare soluzioni utili a definire degli interventi concreti.

Gli incontri si sono svolti a Milano, Torino, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Palermo nell’arco di 6 mesi. Tra le persone adulte intervistate, la maggioranza ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e l’85% è di genere femminile; il 78% degli intervistati ha la cittadinanza italiana, mentre il 22% è straniera. Alcune famiglie hanno inoltre consentito ai loro figli di raccontare la propria esperienza, restituendo un vissuto soddisfacente nonostante i problemi e trasmettendo il desiderio di fare qualcosa per aiutare la famiglia a superare le difficoltà quotidiane.

I risultati della ricerca evidenziano che la prima causa di disagio tra le famiglie intervistate è legata a problemi di lavoro (9 famiglie su 10), in particolare di disoccupazione (7 su 10); il 56% ha anche problemi di natura abitativa (quali occupazione abusiva, sfratto ecc.) e il 54% di salute. Oltre 1 su 5 delle famiglie incontrate presenta problemi con la giustizia. Circa 1 su 6 esprime difficoltà legate al livello di istruzione.

In questo contesto, la ricerca ha fotografato diverse tipologie di aiuto ricevuto: sul totale delle famiglie intervistate (in tutte le città) quasi tre quarti ricevono, o hanno ricevuto recentemente, contributi economici (diretti o in forma di compartecipazione per spese sanitarie, abitazione ecc.) e oltre 6 su 10 beni materiali di prima necessità. Meno frequente è, mediamente, l’aiuto ricevuto sotto forma di servizi.

La percezione della gravità degli aiuti non ricevuti fa emergere un dato interessante: su una scala da 1 a 3, la mancanza più grave (2.9) risulta quella relativa ai servizi di assistenza sociosanitaria e abitativa; seguono la mancanza di contributi economici (2.7) e di servizi di accoglienza ludico ricreativa,  di orientamento e sostegno (2.5) e di sostegno socio educativo (2.3), mentre meno rilevante risulta la carenza di beni materiali di prima necessità (2.2).

La ricerca ha inoltre analizzato le risorse e capacità positive che uno o più componenti della famiglia si riconoscono e possono impiegare a vantaggio o del proprio nucleo familiare per superare le difficoltà,  oppure nei confronti di altre persone esterne al nucleo.

Tre su quattro (75%) delle famiglie incontrate si riconosce almeno una forma di potenziale impiegabile a beneficio della collettività. Per tutti gli intervistati il tema del «fare qualcosa per gli altri», passa necessariamente attraverso il mettersi in gioco come persona, con il proprio bagaglio di competenze e capacità, attuando  azioni di solidarietà e di condivisione oltre la famiglia stessa.

I genitori, infine, hanno trasmesso anche una consapevolezza importante: chi ha figli ha voglia di lottare e sviluppa inaspettate capacità. «Io non mi arrendo» è il messaggio chiave trasmesso da queste famiglie, e rappresenta il punto di partenza per attuare delle azioni concrete di lotta alla povertà.

Il comunicato stampa completo è visibile al sito www.fondazionezancan.it/news

I dati della ricerca sono pubblicati nel volume «Io non mi arrendo. Bambini e famiglie in lotta contro la povertà» (Il Mulino, 2015, pp. 184, € 18,00). Un grido di libertà e di speranza che viene dai poveri.

Per i primi 50 acquisti in omaggio la monografia «I diritti dell’infanzia e della famiglia da proteggere e promuovere» della rivista Studi Zancan 2/2014 (pdf). Pubblicata in occasione dei cinquant’anni di attività della Fondazione Zancan, fa dialogare memoria e futuro sul tema dei diritti dell’infanzia e della famiglia. Consente di rileggerne il difficile percorso sociale e di identificare le idee vincenti che hanno fatto la differenza tra modi tradizionali e nuove soluzioni per affrontare i problemi umani fondamentali. In particolare si approfondiscono l’evoluzione del diritto di famiglia e dei minori, il percorso dei servizi per i minori, del sistema delle responsabilità, dell’organizzazione dei servizi e degli approcci metodologici, del processo di inclusione scolastica. Si conclude con le sfide per il futuro dei servizi per l’infanzia.

6.

Arco terapeutico, nursing generativo, relazioni d'aiuto, lotta alla povertà... on line Studi Zancan 4/2015

«La legge di stabilità potrebbe preparare condizioni per rimettere in discussione gli schemi tradizionali di funzionamento del nostro welfare e iniziare a rinnovarlo profondamente» inizia così l’editoriale del quarto numero della rivista Studi Zancan, ma –continua Vecchiato – «ci vorrà coraggio per andare oltre il welfare tradizionale. Si è mostrato incapace di redistribuire con equità e giustizia. Ha utilizzato modi inefficaci e clientelari di aiutare in conflitto con quanto vorrebbe la Costituzione».

Nel dibattito sulle pratiche sociosanitarie Vecchiato introduce un nuovo processo clinico e decisionale: l’arco terapeutico. Parlare di arco terapeutico significa passare da «strutture e processi» ad un’attenzione centrata su «esiti e personalizzazione». Punto chiave è la partecipazione, intesa come incontro di responsabilità e capacità. L’arco di pietre autoportanti connette le forze, l’arco terapeutico, fatto di assessment, diagnosis, prognosis, responsiveness, cure & care, outcome, mette a disposizione la forza e l’energia necessaria per affrontare le sfide professionali più difficili. Il futuro del curare e prendersi cura va in questa direzione. Mette al centro i problemi e le persone che li esprimono, con strategie generative capaci di alimentare fiducia e speranza.

Nel campo delle professioni sanitarie, Balboni e Milan ricordano che esistono tutte le condizioni per riflettere sulle modalità per svolgere un lavoro proficuo a favore della comunità. Il nursing generativo mette in campo relazioni per aiutare le persone a cooperare e responsabilizzarsi reciprocamente per il benessere di tutti. Il lavoro che la comunità si attende da infermieri e altri professionisti sanitari è riconoscere e connettere le reti già presenti nell’ambito di un modello che, aggregando soggetti che hanno vocazioni diverse su obiettivi comuni, è in grado di dare risultati mutuamente vantaggiosi.

L’obiettivo del contributo di Gorgoni è di traslare il pensiero della pedagogia umanistica nell’operatività del servizio sociale. Parte dall’assunto che ogni operatore sociale è un educatore territoriale ovvero un promotore del cambiamento nel singolo, nel gruppo e nella comunità. In particolare l’assistente sociale è co-fautore di una società «non umiliante» perché intende il processo d’aiuto come occasione educativo-promozionale e la relazione come sua pietra miliare.

La monografia affronta il tema della lotta alla povertà con nuove competenze professionali.

La crisi economica degli ultimi anni ha determinato un’estensione delle aree di difficoltà e disagio socio-economico, colpendo in particolare le famiglie povere con figli minori. Canali, Geron e Vecchiato ci mettono a disposizione informazioni su come le famiglie affrontano le difficoltà, sull’utilità percepita degli aiuti che ricevono, sul deficit di rendimento derivante dai mancati aiuti. Fanno emergere le capacità e le risorse che le famiglie «fragili» si riconoscono e mettono a disposizione di sé (a «concorso al risultato») e della comunità (a «dividendo sociale»). Se meglio valorizzate e incentivate, sono capitale a disposizione (anche) delle famiglie fragili, per lottare contro la povertà e contribuire a una socialità più inclusiva.

Innocenti, Marzola, Migliari e Neve riportano un’esperienza di elaborazione condivisa e sperimentazione di un modello di segretariato sociale in grado di migliorare l’accesso ai servizi. Una soluzione che permette di garantire una maggiore efficacia nelle risposte ai cittadini, una razionalizzazione del sistema di offerta, una conoscenza più sistematica dei bisogni e delle risposte, una maggiore economicità nell’erogazione degli aiuti, una presa in carico più appropriata e interventi più efficaci.

Nella sezione ricerche ed esperienze Roversi ricorda che il diritto all’istruzione dovrebbe essere garantito a ogni detenuto secondo un percorso individuale e personalizzato. Ma nella realtà dei fatti non è di facile attuazione. Tuttavia proprio la presenza di ostacoli e difficoltà può diventare una molla che spinge alla ricerca di nuove soluzioni. Quando ciò accade, si è in presenza di attività di sperimentazione e di innovazione che fanno del carcere un vero e proprio laboratorio sociale e culturale.

Sanavio presenta l’evoluzione storica dei servizi diurni e residenziali per la disabilità nell’esperienza del Consorzio cooperative sociali di Padova e la costituzione dell’impresa di comunità. L’articolo considera il periodo di crisi che ha investito i servizi dal 2008 e le strategie adottate con le famiglie nella ricerca di nuove soluzioni per garantire sostenibilità ai servizi, tra cui la Fondazione di partecipazione, il trust e la valutazione dell’esito.

Moreale tratta il tema delle opportunità generative nel passaggio di informazioni al letto del paziente. Questo momento è  fondamentale per la continuità, la sicurezza e la linearità dei diversi processi di cura, si presta al coinvolgimento oltre che del professionista anche del paziente e del caregiver e proprio da quest’ultima possibilità scaturisce la potenzialità generativa.

7.

Valutazione di esito e di impatto: una sfida di elevato interesse pubblico

«In un momento di crisi e di possibile recessione dei sistemi di welfare, valutare l’esito e l’impatto sociale degli interventi è condizione strategica per ottimizzare l’utilizzo delle risorse, anzi per potenziarle, grazie al passaggio culturale da costi da amministrare a condizioni generative per investire potendo moltiplicare il rendimento. Lo ha detto il direttore della Fondazione Emanuela Zancan, Tiziano Vecchiato, intervenendo all’edizione 2015 delle «Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile».

La valutazione di esito (sulle persone) e di impatto (sulla società) in campo sociale e sanitario non è normalmente praticata: ci si focalizza ancora sulla quantificazione delle prestazioni erogate piuttosto che sui risultati ottenuti. Si sta però progressivamente radicando la consapevolezza che la misurazione dell’esito e dell’impatto sociale è di elevato interesse pubblico, quindi non confinabile nella sfera della valutazione privata e settoriale. Proprio per questo le soluzioni a questa sfida sono bene comune da condividere su più vasta scala. Un punto di avanzamento è ad esempio la sfida proposta dalle raccomandazioni del gruppo europeo GECES sulla misurazione di impatto sociale.

Le metodologie per misurare e valutare l’impatto ci sono. In campo sociale e sanitario, in particolare, esistono evidenze che consentono di misurare con metriche diverse e tra loro integrabili. È possibile farlo anche quando i problemi sono complessi, senza dover ricorrere a valori proxy, cioè approssimativi, come ad esempio avviene con lo SROI e con strumenti affini adottati da enti finanziari per misurare l’impatto sociale. Perciò è necessario affrontare con più coraggio e competenze le sfide della valutazione di impatto, così che il bene reso possibile sia meglio quantificabile e socializzabile, anche per ricostruire sistemi di fiducia necessari per uscire dalla crisi. 

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