1.

Prospettive di welfare generativo: grande interesse, a FEBBRAIO una NUOVA EDIZIONE

L'idea che un nuovo welfare sia possibile e diverso da quello attuale, meno assistenzialistico e inefficace, convince sempre più persone. Lo dimostrano la grande attenzione e l'interesse verso la proposta di welfare generativo lanciata dalla Fondazione Emanuela Zancan di Padova. Sono già tre le edizioni del corso «Prospettive di welfare generativo». Hanno registrato il «tutto esaurito» in pochi mesi, con partecipanti provenienti da diverse regioni italiane, attivi nel settore pubblico e nel privato. Le richieste di prendere parte al percorso formativo continuano ad arrivare ed è stata programmata una ulteriore edizione, che si svolgerà a febbraio 2016.

I riscontri che stiamo ricevendo ci confermano che stiamo andando nella giusta direzione. Per questo incoraggiamo chi vorrà sperimentare soluzioni di welfare generativo e valutarne l'efficacia.

Il welfare generativo punta al potenziamento dei «diritti individuali» in senso sociale, cioè intesi come diritti a corrispettivo sociale. «Anche gli aiutati possono rivendicare e valorizzare le proprie capacità, mettendole a disposizione di altri che possano averne bisogno e a beneficio dell’intera comunità. Così facendo, ogni persona è responsabilizzata a contribuire al bene comune. Le risorse impiegate a beneficio dei destinatari generano nuovo rendimento sociale, misurabile e valutabile anche in termini di ritorno economico. Per informazioni e iscrizioni: welfaregenerativo@fondazionezancan.it

2.

Il difficile incontro tra teoria e pratica nel servizio sociale 

Lo spazio professionale dell’assistente sociale è uno spazio dinamico e spesso complesso, lo afferma la prof.ssa Orit Nuttman-Shwartz, della Scuola di Servizio sociale del Sapir College di Israele: «Nella quotidianità del servizio sociale convivono due teorie: la prima fa riferimento ai valori e ai principi che guidano il comportamento del professionista, la seconda fa riferimento ai valori e ai principi che si riflettono nei comportamenti e nelle azioni di tutti i giorni. La distanza tra loro può portare a conseguenze indesiderate e oggi questo divario è ancora più complesso, alla luce dei profondi cambiamenti che rendono la società molto più variegata e cosmopolita». È una questione molto attuale anche per il servizio sociale italiano, fortemente influenzato da rischi di rottura della reciprocità fra teoria e pratica professionale.

Con altre parole lo diceva anche Mons. Giovanni Nervo, fondatore della Fondazione Zancan, quando parlava della necessità di far incontrare la «cultura nobile» e la «cultura povera»: la prima fondata sullo studio sistematico e sulla rigorosa ricerca,  la seconda che nasce dalla costante riflessione sulle esperienze di lavoro sociale. La cultura povera – sottolineava – che nasce dalla realtà vissuta ha bisogno del supporto della cultura nobile, scientifica, per avere un futuro e poter dare un contributo significativo alla società. È da queste premesse che la Fondazione Zancan ha organizzato un incontro di studio sul tema: «Teoria, pratica e riflessività. Il rapporto tra teoria appresa e teoria praticata nel servizio sociale». È stato condotto dalla professoressa di servizio sociale Orit Nuttman-Shwartz e facilitato da Elisabetta Neve, docente di Servizio sociale all’Università di Verona (Padova, il 10 dicembre 2015).

3.

Cittadinanza generativa. La lotta alla povertà. Rapporto 2015

Il «welfare generativo» prefigura politiche capaci di andare oltre l’assistenzialismo e porre un freno alla dissipazione delle risorse disponibili. La «cittadinanza generativa» è un cambio di paradigma verso nuovi modi di essere società. Chiede ad ogni persona di contribuire alla lotta alla povertà e alla disuguaglianza, mettendo in campo le proprie capacità a «corrispettivo sociale». In questo modo chi beneficia di aiuti di welfare può entrare in gioco attivamente e aiutare ad aiutarsi, così da generare dividendo sociale. Il volume si divide in tre parti. Nella prima vengono presentati esempi di welfare generativo e degenerativo, evidenziando modi per riconvertire la spesa sociale da costo a investimento. Nella seconda si illustra come valorizzare al meglio le risorse e le capacità a disposizione, facendo della lotta alle disuguaglianze un’area di investimento e sviluppo sociale. La terza parte affronta il tema delle innovazioni giuridiche necessarie per facilitare pratiche di tipo generativo, a livello locale, regionale e nazionale.

Editore Il Mulino – ISBN: 9788815260895 – 185 pp. – 18,00 €

 

Presentazione (Cesare Dosi)

Parte prima: problemi e potenzialità

Fotogrammi di povertà

Tessere di generatività

Dimmi come spendi e ti dirò chi sei (Maria Bezze e Devis Geron)

Parte seconda: ragioni per cambiare

Questioni di welfare (Tiziano Vecchiato)

Disuguaglianze e povertà (Giancarlo Rovati)

Politica fiscale, distribuzione del reddito e povertà (Michele Battisti e Joseph Zeira)

Le sette piaghe del welfare (Tiziano Vecchiato)

Parte terza: verso una regolazione della cittadinanza generativa

Una proposta di legge sul welfare generativo: perché e come (Emanuele Rossi)

Considerazioni sulla proposta di legge statale sul welfare generativo (Giacomo Delledonne)

Spazi normativi regionali in tema di welfare generativo (Elena Innocenti)

Welfare generativo e competenze comunali: potenzialità e limiti (Fabio Pacini)

La lotta alla povertà: costo o investimento? (Tiziano Vecchiato)

Appendice. Proposta di legge

Welfare generativo e azioni a corrispettivo sociale

4.

Pensioni: «Un problema da affrontare prima che sia troppo tardi»

«Per i nati negli anni 80 assegni più bassi del 25 per cento e dopo i 70 anni». Queste le parole del presidente dell’Inps, Tito Boeri, con le quali ha presentato il Rapporto Ocse «Pensions at a Glance 2015». Il commento di Tiziano Vecchiato, pubblicato su Vita mercoledì 2 dicembre.

La condizione dei giovani è preoccupante, non solo quella attuale che li vede fortemente penalizzati nell’accesso al lavoro, ma quella futura, quando avranno 70 anni e oltre. Se adesso sono «potenzialmente» poveri perché possono contare sull’aiuto dei loro genitori, a 70 anni potrebbero esserlo veramente. Dipenderà dalla loro vita lavorativa, se saranno riusciti ad accumulare versamenti pensionistici, che però non basteranno per avere una pensione dignitosa.

Ma il film non finisce purtroppo qui. Come potranno vivere, anzi sopravvivere alla loro insufficiente capacità economica? Saranno poveri e per questo potranno chiedere aiuto ai loro Comuni, che dovranno aiutarli. È il debito pubblico nascosto che avevamo prefigurato nel Rapporto 2004 su povertà ed esclusione sociale in Italia. «È il debito differito a carico dei giovani attuali che, quando diventeranno pensionati poveri lo metteranno a carico delle amministrazioni comunali costrette a far fronte alla loro domanda di assistenza sociale».

Paolo Onofri nella rivista «Studi Zancan» lo aveva prefigurato in modo chiaro ed efficace come «rischio distributivo di natura sistemica (…). Non penso solamente alle generazioni dei giovani 30/40enni attuali, che in media possono contare sul patrimonio delle proprie famiglie di origine, ma anche alle generazioni dei loro figli quando i patrimoni familiari saranno stati almeno in parte consumati». E aggiungeva, nel 2011, «all’interno dell’Inps la gestione separata del fondo al quale affluiscono i contributi dei lavoratori parasubordinati ha un attivo di sette/otto miliardi di euro ed è ovvio che sia così perché è un fondo giovane che attualmente paga pochissime pensioni. L’attivo attualmente serve a ridurre il disavanzo della pubblica amministrazione, mentre potrebbe essere impiegato per investimenti finanziari volti ad aumentare il valore delle pensioni future» (Studi Zancan 3/2011, pp. 9-13).

Bene quindi che l’Inps ce lo dica con la voce autorevole del suo presidente. Purtroppo siamo un Paese in cui il rumore assordante dei tanti problemi riduce la possibilità di concentrarsi su quelli fondamentali, che riguardano la vita attuale e futura di tutte le persone, anche quelle più deboli. È triste dire «lo avevamo detto». Anzi è meglio sentire che anche altri cominciano a farlo diventare un problema. Merita tutta l’attenzione necessaria per poterlo affrontare prima che sia troppo tardi.

5.

Welfare degenerativo e prestazionismo mortificano la professionalità

La Fondazione Emanuela Zancan, con il direttore Tiziano Vecchiato, ha preso parte al convegno di celebrazione dei 20 anni dell'Ordine degli assistenti sociali del Veneto, nella tavola rotonda dal titolo «Il ruolo dell'associazionismo professionale per il presente e il futuro di una comunità professionale attiva» (5 dicembre 2015).

«Oggi, in un welfare degenerativo si riduce tutto a prestazione. Non dovrebbe essere così - ha esordito Vecchiato – perché è un modo di operare non voluto, non condiviso, che aumenta la disaffezione delle persone verso i servizi e costringe gli assistenti sociali a pratiche inutili, burocratiche, senza incontro di capacità e responsabilità. Serve una rivendicazione etica a salvaguardia della ‘professionalità della professione’, che non può diventare ostaggio di pratiche inutili e burocratiche. Un futuro migliore può nascere dalla cultura e dall’arte professionale che nel tempo è diventata pensiero e azione, autonomia e responsabilità e anche oggi può contribuire ad innovare il welfare».

«È un welfare centrato sul raccogliere e redistribuire, basato sui diritti a riscossione senza doveri e senza responsabilità sociale. Bisogna ripartire dalla dignità delle persone, dalle loro capacità, dalla possibilità di produrre valore trasformativo, verificabile sul piano umano ed economico. L’aiuto è impossibile se la persona aiutata non concorre al risultato possibile con l’agire generativo. I potenziali di welfare generativo hanno radici nel rispetto profondo della dignità di ogni persona, anche di chi lavora con le persone. Il risultato dell'aiuto generativo non è mai privato, ma a corrispettivo sociale, cioè bene sostanziale per la persona e per la comunità». In questa direzione è fondamentale misurare l'esito e l'impatto sociale. I giovani professionisti sono sempre più insofferenti del welfare dissipativo e degenerativo, per questo si stanno appassionando alla generatività e ai suoi potenziali di speranza e di futuro.

6.

Bando infanzia

Dopo tre anni di implementazione del Transatlantic Forum on Inclusive Early Years in Italia – volto a diffondere e stimolare l’investimento nella prima infanzia con un particolare focus sui bambini appartenenti a famiglie in situazione di rischio o in condizione di disagio e povertà – Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo e Fondazione con il Sud, con l’accompagnamento scientifico di Fondazione Zancan e in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, hanno deciso di inaugurare una nuova fase dell’iniziativa attraverso la promozione in modo congiunto e coordinato del bando nazionale «Infanzia, Prima».

Il bando consente a partenariati territoriali e progetti esemplari sviluppati in diverse aree italiane di sperimentare soluzioni altamente innovative di investimento per la fascia di età da zero a sei anni, con la possibilità di mettere a punto servizi e offerte potenzialmente rimodulabili su altri territori, capaci di generare meccanismi di partecipazione attiva dei soggetti coinvolti e quindi di contribuire alla loro sostenibilità nel medio-lungo termine e con un impatto sociale effettivamente misurabile su bambini e famiglie dei territori interessati. Gli obiettivi di «Infanzia, Prima» sono: ampliare e qualificare le possibilità di accesso ai servizi di educazione e cura da parte di bambini della fascia d’età 0-6 anni appartenenti a famiglie svantaggiate o di bambini di questa fascia d’età che vivono in territori disagiati e incrementare la fruizione dei servizi da parte di bambini della fascia d’età 0-6 anni e delle rispettive famiglie attraverso soluzioni innovative, modulari e flessibili.

Il bando è rivolto a partenariati pubblico-privati rappresentativi dei territori di riferimento e composti da almeno tre soggetti pubblici e privati non profit che mettano a disposizione le proprie risorse, infrastrutture e competenze specifiche.

Le idee progettuali relative alle sperimentazioni nell’ambito del bando devono essere presentate entro e non oltre la giornata di venerdì 15 febbraio 2016 via mail al seguente indirizzo: bandoinfanziaprima@compagniadisanpaolo.it

Allo stesso indirizzo e-mail possono essere richiesti chiarimenti e informazioni. Scarica il bando.

7.

Nuove povertà

Come operare? Come valutare il rendimento del valore generato? Come passare dalla logica del costo a quella di investimento? Come coinvolgere le persone nelle innovazioni possibili?

Tiziano Vecchiato ha affrontato questi problemi al convegno «Diritti e sfide dell'integrazione sociosantaria: laboratorio di welfare locale e partecipativo», organizzato a Trieste da Azienda per l'Assistenza Sanitaria n.1 Triestina e i Comuni degli Ambiti Triestini (17 dicembre 2015).

Le nuove povertà riguardano problemi che mettono a dura prova le persone e le famiglie. Ieri era deprivazione materiale, misurabile soprattutto in termini di reddito. Oggi i fattori di impoverimento sono molteplici e hanno ricadute dirette e indirette sulla povertà di lungo periodo. Sono misurabili come povertà alimentare, abitativa, educativa, di relazioni, di capitale sociale… Le persone che soffrono di tutto questo fanno molta fatica ad uscire dalla condizione di povertà, anche se ricevono trasferimenti economici che assistono ma non aiutano, non riducono le disuguaglianze, garantiscono un «pronto intervento sociale» per sopravvivere ma non per vivere. Le indicazioni di recenti studi sul campo ci aiutano a capire cosa aiuta e cosa non aiuta, cosa serve e cosa non serve, come aiutare in modo efficace e non assistenzialistico.

La crisi attuale sta mettendo a dura prova i sistemi di welfare. Il punto di maggiore criticità è il difficile incontro tra bisogni e risposte, con deficit di sostenibilità per i sistemi territoriali sociosanitari. È una deriva inevitabile? La crisi di fiducia lo farebbe pensare, come pure la carenza di innovazioni necessarie.

Il principale problema è la sostenibilità finanziaria, che deve essere affrontata con innovazioni di risposta. Sono necessarie per affrontare il difficile passaggio «da costo a investimento». Può essere realizzato con soluzioni di welfare generativo, per far fruttare le risorse a disposizione, senza consumarle anzi rigenerandole con il concorso al risultato dei beneficiari dei servizi.

L’incontro delle capacità e delle responsabilità può fare la differenza. La programmazione locale può averne un grande beneficio, ad esempio allargando il proprio campo di azione. Significa passare dalle forme di programmazione partecipata tra organizzazioni solidali (amministrazioni pubbliche, organizzazioni non profit, associazionismo di impegno sociale, enti di tutela) chiamando in gioco tutti i centri di interesse «non profit e profit», visto che la povertà è una sfida e un costo per tutti.

8.

Crescere in dialogo

Il 14 e 15 dicembre si sono svolti due incontri pubblici per condividere i risultati dello studio longitudinale Crescere, in collaborazione con le Conferenze dei Sindaci dell'Ulss 15 Alta Padovana e dell'Ulss 17 Bassa Padovana.

Lo studio, avviato nel 2013 su un campione di 500 ragazzi e famiglie in 84 comuni della provincia di Padova, li accompagna nel tempo dagli 11 ai 18 anni, monitorando le condizioni di crescita e di sviluppo a livello fisico, relazionale, emotivo, delle capacità e delle aspettative di vita. I risultati aiutano a capire come crescono i nostri ragazzi, come affrontano la transizione dall’infanzia all’adolescenza, quali sono i fattori che favoriscono il benessere e la crescita positiva.

È stata un’occasione importante per beneficiare dei risultati e fare rete tra tutti i soggetti del territorio interessati alla crescita positiva delle giovani generazioni.

9.

Chiusura natalizia

ll centro di documentazione sulle politiche sociali e gli uffici della Fondazione sono chiusi dal 24 dicembre al 6 gennaio.

Auguriamo a tutti un sereno Natale e un felice 2016.

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