1.

GIA cioè valutazione di impatto generativo e molto altro su Studi Zancan 2/2016

L’interesse per la valutazione di impatto sociale sta evidenziando una crescente domanda di responsabilità nell’utilizzo delle risorse, di maggiore sostenibilità delle pratiche, di condivisione dei benefici nelle comunità locali. La riduzione delle resistenze culturali verso l’agire socialmente responsabile non basta se poi non si mettono in campo pratiche valutative effettivamente capaci di misurare il valore redistribuito. Tiziano Vecchiato nel secondo numero di Studi Zancan presenta la metodologia GIA (Generative Impact Assessment) che è stata pensata per misurare l’impatto sociale generativo. Si propone di misurare l’eccedenza resa possibile da pratiche di welfare generativo e capire come reinvestirla e valorizzarla nello sviluppo di comunità più solidali.

Maria Bezze nel suo articolo «Memoria perduta» ricorda che un tempo c’era un welfare inteso come investimento: si aiutava generando effetti di lungo periodo. Non era importante soddisfare i bisogni immediati delle persone ma valorizzare le loro capacità in modo che potessero affrancarsi dalla condizione di vulnerabilità. È una modalità dimenticata. Lo dimostra la scarsa efficacia del nostro welfare nel contrastare la povertà. Non è più sufficiente raccogliere e redistribuire. È necessario introdurre ulteriori leve: rigenerare, rendere e responsabilizzare. Sono quelle che contraddistinguono il welfare generativo. Ci sono «gemme di generatività» che testimoniano come il percorso sia stato intrapreso, cambiando il paradigma dell’aiuto: da beneficienza a promozione umana, da costo a investimento.

Nella sezione Ricerche ed esperienze si presentano tre articoli: il primo scritto a più mani da Flavia Franzoni Prodi, Livio Frattin, Maria Teresa Tavassi, Alberto Trevisan e Giuseppe Zanon riporta alcune testimonianze elaborate in occasione del convegno «Gemme di speranza e cambiamento sociale. Primo giorno di primavera» in ricordo di don Giovanni Nervo e don Giuseppe Pasini.

L’articolo, proposto da Cristina Fabbri, presenta una buona pratica di accoglienza, comunicazione e integrazione nei servizi per la prima infanzia del Comune di Ferrara. Giorgio Zoccatelli e Irene Signorini si chiedono quando la fibrosi cistica influisca nel ricercare e mantenere un posto di lavoro. Sono consapevoli che la gestione di questa malattia può comportare molte problematiche in campo lavorativo ma, nello stesso tempo, proprio il lavoro può riscattare le persone ammalate e favorire lo sviluppo della loro identità e «dignità», così che anche chi è malato possa convivere con le proprie difficoltà, senza necessariamente autoescludersi da soluzioni utili per convivere attivamente con la cronicità.

2.

Servizi per la prima infanzia in Veneto

L’offerta di servizi per la prima infanzia nel Veneto segue la formula «classica» degli asili nido (nel 2012 accoglievano il 95% degli utenti di servizi comunali 0-3 anni della regione), seppur con un aumento di modalità più leggere, come i nidi in famiglia. Un impegno che però non basta, dal momento che sono ancora molti i bambini che non possono usufruire di tali servizi. Per questo serve una spinta innovativa, capace di aumentarne l’accessibilità e la fruibilità.

È su questa base che, dopo la collaborazione con il Forum Transatlantico per la prima infanzia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con la collaborazione scientifica della Fondazione Zancan, ha inteso avviare la sperimentazione di «servizi innovativi per la prima infanzia» in tre siti pilota.

Degli enti coinvolti due hanno sede in provincia di Padova (Scuola dell’infanzia e nido integrato «San Gaetano» di Bagnoli di Sopra e Istituto «E. Vendramini» di Padova) e uno a Rovigo (Cooperativa sociale «Porto Alegre»). IN questo modo si valorizzano iniziative distribuite nei territori. È partito il primo anno di sperimentazione, durante il quale sono previsti momenti di confronto con quanto avviene a livello nazionale con il Bando «Infanzia, Prima», coordinato dalle fondazioni coinvolte nel Forum Transatlantico. È una vera sfida per il nostro territorio. I progetti pilota, in 24 mesi, sperimenteranno nuove modalità di erogazione dei servizi, più inclusive e solidali, in linea con quanto emerso dai confronti internazionali e nazionali del Forum Transatlantico. Non si tratta di finanziare strutture ma di avere il coraggio di trovare strade nuove per adottare approcci che aumentino il coinvolgimento delle famiglie e della comunità e includano i bambini che provengono da contesti socio-economici svantaggiati. È solo attraverso la costruzione di esperienze di innovazione che si può avviare un vero lavoro di rinnovamento dei servizi all’infanzia e alla famiglia.

Alcuni dati

In Veneto negli ultimi anni la quota di bambini inseriti in asilo nido e in servizi integrativi per la prima infanzia è stato sostanzialmente stabile: nel 2004 era pari a 10,8 bambini ogni 100 residenti, nel 2012 a 10,4 bambini. Le province di Padova e Rovigo evidenziano un trend migliore rispetto a quello regionale: nella provincia di Padova l’indicatore di presa in carico degli utenti era del 10,3% nel 2004, del 13,9% nel 2012, nella provincia di Rovigo del 6,9% nel 2004 e del 11,8% nel 2012. Il paradosso è che sono in aumento i comuni che hanno un nido nel proprio territorio (da 4 comuni su 10 nel 2004 al doppio, 8 su 10, nel 2012) ma non altrettanto aumenta l’accesso ai servizi, che può migliorare. Nel 2012 nella provincia di Padova il 96,3% dei bambini in età 0-2 viveva in un comune dove esiste almeno un servizio per la prima infanzia, nella provincia di Rovigo la percentuale era analoga (95,6%). Nel 2004 i valori erano rispettivamente il 70% e il 59,2%.

3.

Se il marketing si appropria del welfare generativo

Vincere la povertà con il welfare generativoRigenerare capacità e risorseWelfare generativo: responsabilizzare rendere, rigenerareCittadinanza generativa. Sono quattro modi per parlare di un futuro possibile, dopo che un welfare in crescente difficoltà non garantisce risposte ai bisogni fondamentali delle persone. Si ritroverà esausto, incapace di dare speranza ai più poveri, agli ultimi e a tutti gli altri. Nel contempo la solidarietà è cresciuta nelle pratiche sociali, è diventata economia di profitto sociale. È potenziale che ha bisogno di esprimersi oltre le pratiche del welfare. Quello del futuro lo abbiamo chiamato in modo opposto, convinti che la strada sia ben oltre il raccogliere (r1) e il redistribuire (r2).

Non è per niente facile perché non basta il restyling della sussidiarietà intermedia, dell’associazionismo, del volontariato, del non profit. L’insieme dei buoni e dei solidali fa già quello che serve. Se lo farà meglio non basterà, perché l’insieme non può essere salvato dal sottoinsieme che già anticipa nuovi modi di essere società solidale.

Welfare generativo (Wg) significa coraggio di investire in sussidiarietà nativa. Anche gli aiutati hanno diritto di sperimentare quanto valgono le capacità «in concorso al risultato» per conoscere i benefici moltiplicativi dell’aiutare ad aiutarsi. È un modo necessario per salvarsi dalla dipendenza assistenziale, per salvaguardare la propria dignità, per scoprire che l’aiuto che aiuta non abita nei rapporti di scambio e di potere. È agire «a corrispettivo sociale», non è reciprocità ma eccedenza, cioè ben oltre le trappole del dare e avere. La grammatica e la sintassi del welfare generativo sono esigenti. Chiedono di evitare l’idea di generatività «bella di per sé», a rischio di sterilità se diventa estetica comunicativa e marketing convegnistico. Il lessico WG non fa sconti, chiede conto su rendimento (r3), rigenerazione delle risorse (r4) responsabilità sugli esiti (r5). Significa «ciascuno con le sue capacità», perché il lievito del sottoinsieme possa esondare nell’insieme.

Rubrica «Welfarismi» di Tiziano Vecchiato. Estratto da Vita, aprile 2016 

4.

Crescere a Pinerolo

Il progetto «Crescere a Pinerolo» ha coinvolto oltre 800 ragazzi dai 12 ai 19 anni, che frequentano le scuole secondarie di primo e secondo grado, per capire come crescono, cosa fanno, cosa pensano, come si relazionano in famiglia e con gli amici, le aspettative per il futuro e cosa è importante per essere felici. L'8 aprile è stato organizzato, nel Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, un incontro pubblico per condividere i risultati dell’indagine realizzata assieme alla Fondazione. L’invito è stato rivolto alle famiglie, agli insegnanti, agli amministratori, agli operatori sociali, sanitari ed educativi e a tutte le persone interessate.

Il progetto

Considerati i risultati positivi raggiunti nel 2015, con la rilevazione nelle classi prime delle scuole secondarie di primo grado, il progetto «Crescere a Pinerolo» si potenzia e amplia i suoi orizzonti. Nel 2016 si è rivolto ai ragazzi che frequentano le classi prime, terze e quinte delle scuole secondarie di secondo grado. L’obiettivo è stato di capire come crescono i ragazzi, cosa fanno, cosa pensano, come si relazionano con i pari e in famiglia, quali sono le loro aspettative per il futuro e cosa è importante per essere felici. Nei mesi di febbraio e marzo 2016 sono stati raccolti 590 questionari in 30 classi delle scuole secondarie di secondo grado. Insieme a quelli raccolti nel 2015 nelle scuole secondarie di primo grado, lo studio ha coinvolto complessivamente più di 800 ragazzi, dai 12 fino ai 20 anni, ascoltando le loro voci e offrendo un’immagine rappresentativa dei giovani che vivono e studiano a Pinerolo, durante il percorso di crescita dall’infanzia all’adolescenza, verso l’età adulta.

I ricercatori hanno chiesto ai ragazzi di descrivere:

  • le attività del tempo libero (uso di tv, internet e social network, sport, attività di volontariato,
  • lettura e fruizione culturale);
  • la vita in famiglia (con chi vivono, dialogo con il padre e la madre, supporto familiare percepito);
  • cosa pensano della scuola e l’importanza dell’istruzione;
  • come si relazionano con amici e compagni di classe;
  • cosa pensano di se stessi (autostima e benessere);
  • cosa vorrebbero fare da grandi;
  • cosa è importante per essere felici.

L’indagine è stata realizzata dalla Fondazione Emanuela Zancan onlus, per conto della Fondazione Cosso e con il contributo finanziario della stessa, in collaborazione con il Comune di Pinerolo e con le scuole. In particolare si ringraziano le scuole secondarie di primo grado «Filippo Brignone» e «Lidia Poet», il Liceo Scientifico «Marie Curie», il Liceo Classico «G.F. Porporato», l’Istituto Tecnico «Alberti-Porro» e l’Istituto «Buniva». www.crescerebene.org

5.

Incontro con l'autore: cittadinanza generativa

Lo scenario del welfare generativo prevede un diverso incontro tra diritti e doveri. Le attuali forme di protezione sono «a riscossione individuale»: la persona, a fronte di una situazione di bisogno, fruisce di prestazioni sociali, ma senza che ciò comporti ricadute oltre il beneficio individuale. I diritti individuali possono essere trasformati in diritti a corrispettivo sociale: quello che la persona riceve è per aiutarla e per metterla in condizione di aiutare. È possibile chiedendo agli aiutati di valorizzare le proprie capacità e di evitare la dipendenza assistenziale. In questo modo possono essere incentivate la solidarietà e la responsabilizzazione sociale, con ricadute positive per i beneficiari e per l’intera comunità sociale.

La Cassa di Risparmio del Veneto, nell’ambito dell’iniziativa «Incontro con l’autore» ha organizzato un evento pubblico per affrontare questi aspetti partendo dalla presentazione del volume «Cittadinanza generativa. La lotta alla povertà. Rapporto 2015» della Fondazione Zancan (edito da Il Mulino).

Sono intervenuti:

  • Gilberto Muraro, presidente della Cassa di Risparmio del Veneto
  • Tiziano Vecchiato, direttore Fondazione Zancan, Padova
  • Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna
  • Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima
  • Don Luca Facco, direttore Caritas Padova
  • Mario Ravagnan, vice presidente vicario di Confindustria Padova

 L'incontro, che ha riscosso un’ampia partecipazione, è stato promosso da Cassa di Risparmio del Veneto con il patrocinio di Confindustria Padova, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'Università di Padova, CRIEP – Centro di Ricerca Interuniversitario sull’Economia Pubblica (Padova, 26 aprile 2016).

6.

Therapeutic Residential Care Summit

Servizi residenziali ad alta intensità terapeutica per minori e giovani adulti: 30 esperti da 3 continenti per 3 giorni di confronto.

Dal 27 al 29 aprile si è svolto l’incontro internazionale organizzato dal Centre for Child and Family Research – Loughborough University, coordinato da Lisa Holmes, direttore del Centro, Jim Whittaker (University of Washington) e Jorge F. del Valle (University of Oviedo). È dal loro lavoro pubblicato nel volume Therapeutic Residential Care for Children and Youth. Developing Evidence-Based International Practice che si è sviluppata l’idea di rilanciare questo tema. L’obiettivo è stato di approfondire il ruolo e l’utilizzo in diversi paesi dei servizi residenziali ad alta intensità. Fino a che punto questi servizi possono essere considerati una parte del percorso di aiuto per rispondere a specifiche problematiche, in collaborazione con le famiglie e le risorse della comunità?

Anche per l’Italia è un tema importate: riconsiderare l'accoglienza residenziale dei bambini e ragazzi che non possono vivere in famiglia è un problema che non va più trattato ‘uniformando’ e pensando che l'uniformità sia qualità sostitutiva della capacità differenziata di risposta, perché a diversi bisogni devono corrispondere diverse modalità e capacità di risposta. Lo stesso tema dei costi eccessivi va posto in relazione ai diversi livelli del ‘curare e prendersi cura’ dei bisogni di questi ragazzi e non va agganciato a istanze secondarie di tipo ‘struttura e processo’. Il rischio infatti è di remunerare le infrastrutture e non le capacità di aiuto efficace, in tempi che non siano inutilmente dilatati. Sono questioni sempre più presenti nel dibattito internazionale e che anche in Italia hanno bisogno di farsi strada. L'impegno della Fondazione Zancan è far sì che questo si realizzi, nei diversi contesti regionali e nei nuovi livelli di assistenza sociosanitaria per l'età evolutiva.

Molta della discussione attuale e passata aveva radici nella ideologia e nelle opinioni. L’incontro ha aiutato a dare una rappresentazione più razionale del tema e a discutere di evidenze empiriche a partire da esperienze in diversi paesi. L’obiettivo era di definire qual è il miglior impiego di questi servizi ad alta intensità, in modo che possano aiutare meglio un segmento di minori e giovani adulti che ne hanno estremo bisogno. 

Il confronto internazionale rappresenta una condizione necessaria per migliorare gli interventi che nei diversi paesi sono rivolti a bambini e ragazzi con problemi di salute mentale e con disturbi di comportamento. Il confronto serio e approfondito aiuta a focalizzare l’attenzione su nuove modalità di lavoro, sulle differenze, sulle tendenze per meglio investire le risorse e capacità a disposizione. L’Associazione internazionale iaOBERfcs è molto attenta a questa opera di ‘fertilizzazione’ che potrà dare frutti importanti anche nel campo della valutazione di esito. Hanno partecipato al Summit di Loughborough: James Whittaker (University of Washington), Patricia McNamara (University of Melbourne), Cinzia Canali (Fondazione Zancan), Laura Palareti (Università di Bologna), Hans Grietens (University of Groningen), June Thoburn (East Anglia University), Frank Ainsworth (James Cook University), Anat Zeira (The Hebrew University of Jerusalem), tutti membri dell’Associazione internazionale per la valutazione di esito (iaOBERfcs) promossa dalla Fondazione Zancan oltre 10 anni fa.

7.

Pillole

«Don Giovanni e don Giuseppe: molto di più di nostalgici ricordi, piuttosto memorie di una presenza feconda, forse mai come ora». È un incipit dell’articolo di Toni Grossi La vicenda ecclesiale e politica di due preti che hanno segnato la storia del paese e della chiesa con lo sguardo rivolto ai poveri pubblicato su La Difesa del Popolo (27 marzo 2016) e scaricabile nella sezione news del sito (www.fondazionezancan.it).

 

Politiche di contrasto della povertà: dalle analisi alle azioni per ridurre l’esclusione sociale. Nell’ambito del processo di programmazione partecipata avviato dal Plus Città di Cagliari, l’Ufficio di Piano ha organizzato il 13 aprile un convegno pubblico di approfondimento sul tema delle povertà e disuguaglianze di salute. I molti relatori che hanno partecipato appartenendo a realtà differenti hanno garantito una visione globale e differenziata al tema. Tra di loro anche Tiziano Vecchiato.

8.

5 per mille

Da oltre 50 anni la Fondazione Zancan, Onlus di ricerca scientifica di rilevante interesse sociale, è impegnata nel proporre soluzioni innovative e sostenibili per favorire equità e sviluppo sociale, valorizzando al meglio le risorse pubbliche e private disponibili. Il recente Rapporto annuale 2015 «Cittadinanza generativa» è l’ultimo esempio di questo impegno culturale e istituzionale. Donandoci il 5 per mille potrai sostenere, senza alcun costo da parte tua, le iniziative culturali della Fondazione Zancan in programma nel 2016, tra cui il prossimo Rapporto annuale sulla lotta alla povertà e la rivista Studi Zancan (da quest’anno scaricabile gratuitamente dal sito www.fondazionezancan.it). Aiutaci a divulgare soluzioni innovative e a proporre interventi più efficaci per lottare contro la povertà e favorire la crescita sociale ed economica del Paese.

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