1.

Agire agapico e scienze sociali

Le analisi delle scienze sociali sull'amore inteso come dono di sé incondizionato e condivisione di un destino di vita, non sono numerose, anzi piuttosto timide. L'invito di Social-One (www.social-one.org) a una cinquantina di sociologi, ricercatori e professionisti del sociale, italiani e di altri paesi, a discutere e ricercare su Agire agapico e scienze sociali è anche una sfida.
È opinione dei partecipanti a questo work in progress (riunitosi a Roma lo scorso 30 gennaio) che l'agire agapico rappresenti una novità e un problema aperto per l'attuale riflessione sociologica. L'agire agapico infatti ha caratteristiche che includono e trascendono l'amore inteso come philia ed eros, allargando la propria sfera d'azione alla gratuità, alla creatività e alla reciprocità.
«Le radici valoriali e culturali che hanno dato forma ai moderni sistemi di welfare, non solo nel nostro Paese, sono appunto radici, cioè fondamenti. Nel caso delle politiche sociali questo è molto evidente. Il nostro Paese fa fatica a pensare oltre l'assistenza, la beneficenza, il risarcimento. Fatichiamo a credere che le persone possano trovare risposte ai problemi nella condivisione di responsabilità, che è un modo per esprimere l'amore e la fraternità umana. L'agire agapico chiede di pensare in termini plurali, allargando i confini del proprio spazio di vita, per aprirlo a ogni persona, facendone spazio e occasione di nuovi modi di essere e stare in società.
Le scienze sociali, che rinunciano ad affrontare questi aspetti, perdono capacità e legittimazione di scienze umane, nel senso profondo che questo termine può significare. La vera conoscenza scientifica è quella che sviluppa "soluzioni" ai problemi, nello stesso modo dei frutti, possibili grazie ai fiori che li hanno preceduti e preparati.
Una conoscenza incapace di risposte pratiche, cioè utilizzabili per affrontare i problemi umani è conoscenza sterile, fiore che appassisce. La scienza sociale non deve quindi sentirsi appagata dalla sola capacità di lettura e analisi dei problemi. Se non si misura con le possibili soluzioni, rimane lontana dall'umanità, finisce per essere autoseduttiva e appagata di sé stessa. La ricerca finalizzata a contrastare questi rischi, come quella promossa da Social-One, può aprire strade inedite: per una rinnovata ricerca sociologica, capace di dare speranza ai problemi che non hanno risposta, in un momento in cui ce n'è molto bisogno » (da un contributo di Tiziano Vecchiato ai lavori di Social-One).

2.

La Fondazione Zancan a Reggio Calabria

Il 16 gennaio è stata inaugurata una sede decentrata della Fondazione Zancan a Reggio Calabria, presso il "Centro Polivalente Papa Giovanni" della Piccola Opera Papa Giovanni. L'iniziativa ha radici lontane. Già nei primi anni settanta era sorta una fratellanza ideale fra Don Italo Calabrò, fondatore della Piccola Opera e Monsignor Giovanni Nervo che ha dato avvio alla Fondazione Zancan. Fratellanza che ha visto nel tempo svilupparsi una solida collaborazione.
La Fondazione Zancan in 45 anni di attività culturale ha cercato di individuare le "gemme terminali", ovvero i fenomeni sociali che indicano punti cruciali e strategici del cambiamento sociale, e di aggregare studiosi e operatori sociali, sanitari, educativi, con la modalità dei seminari di ricerca, per interpretare i cambiamenti, individuarne le potenzialità, creare strumenti operativi, divulgare contenuti culturali e soluzioni utili agli operatori, agli amministratori e a quanti hanno responsabilità di governo.
Da circa 30 anni, la Piccola Opera e la Fondazione Zancan collaborano per migliorare la convivenza sociale, con una costante attenzione ai diritti e alla dignità dei più deboli e con uno sguardo particolare allo sviluppo del Sud d'Italia.

3.

L'apporto degli enti religiosi allo sviluppo del welfare

Il rapporto tra istituti religiosi e trasformazioni del welfare è da tempo oggetto di riflessione della Fondazione Zancan. I risultati di un recente seminario di ricerca sono stati pubblicati, in un articolo curato da Italo De Sandre, nella rivista «Studi Zancan» n. 1/2003. L'analisi è stata in seguito approfondita soffermandosi sul rapporto tra il carisma che ispira gli istituti religiosi e la qualità dei loro servizi, assumendo l'accoglienza come prospettiva di analisi. Una sintesi del seminario è stata pubblicata nel «Il Regno» n. 14/2003, i singoli contributi si trovano invece nella rivista «Studi Zancan» n.1/2004.
Per valorizzare non solo in senso "operativo" ma anche "culturale" l'azione, a volte con radici storiche lontane, di molti ordini religiosi, la Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (CISM) e l'Unione delle Superiore Maggiori d'Italia (USMI) a metà ottobre del 2009 organizzano una Conferenza nazionale per capire come gli ordini religiosi possono riorientare e riqualificare la propria azione e presenza nei servizi alle persone e nei sistemi locali di welfare.
Nella prospettiva della conferenza, rappresentanti di CISM, USMI e Fondazione Zancan, giovedì 22 gennaio, hanno approfondito in un incontro di studio i criteri e i metodi per rileggere la presenza e l'impegno ecclesiale nei terreni di confine tra bisogni che non hanno (non avevano) risposta e nuove capacità di intervento, come è spesso avvenuto in passato.
Molti soggetti, del non profit "recente" e "di più lunga tradizione" hanno, nel tempo, orientato il loro impegno verso i bisogni dimenticati e verso quelli difficilmente traducibili in diritti. Anche oggi è necessario un forte investimento per le politiche rivolte ai più deboli, in grado di garantire innovazione e maggiore capacità di risposta nei sistemi regionali di welfare.

4.

L’attenzione ai valori e alla spiritualità nel lavoro a servizio delle persone

Il 20 gennaio si è avviato uno studio multicentrico per valutare se e quanto l'area valoriale e spirituale viene considerata nel lavoro a servizio delle persone.
Lo studio è stato preceduto da un'analisi della letteratura e due seminari di ricerca organizzati dalla Fondazione Emanuela Zancan onlus. Il primo, nel 2007, ha preso le mosse dall'incontro con la persona e dal suo presupposto: l'attenta analisi e la valutazione multidimensionale dei bisogni che prepara la programmazione ed erogazione dei servizi.
Per agire in modo rispettoso della persona e con maggiore probabilità di efficacia, l'operatore sociale, sanitario, educativo, anche quando agisce prevalentemente su una delle dimensioni di propria competenza (ad esempio economica, psicologica, sociale) deve tener presente anche le dimensioni valoriali e spirituali, che sono risorse da valorizzare per la soluzione del problema. L'approccio centrato sulla persona deve tener conto quantomeno delle seguenti dimensioni:

  • organica e funzionale,
  • cognitiva e razionale,
  • relazionale,
  • delle scelte libere e responsabili,
  • del desiderio di orizzonte illimitato, che proietta la persona verso la dimensione trascendente.

Un risultato del primo seminario è stato quello di individuare ed esplicitare, sulla base dell'esperienza professionale, come la presenza della dimensione valoriale e spirituale della persona, nella valutazione globale dei bisogni, possa essere considerata. Più in specifico ha cercato di individuare quali basi teoriche e metodologiche utilizzare per uno studio più sistematico di questi aspetti e per promuovere sperimentazioni finalizzate a dare risposte più efficaci al problema.
Il secondo seminario, nel 2008, è partito dal principio che valori e spiritualità sono una importante parte costitutiva della persona e del sistema sociale. È emerso con evidenza che gli operatori sociali, sanitari, educativi, attivando relazioni di aiuto con le persone, non possono non tener conto di queste dimensioni. Anzi devono attivarsi per individuarle, farle interagire nel processo professionale, riconoscendone l'importanza e valorizzandole come risorse e potenzialità da mettere in gioco. Per meglio comprendere questa possibilità è stato necessario rivisitare le culture originarie delle professioni di aiuto (assistente sociale, medico, infermiere, educatore, psicologo, riabilitatore, ecc.) per riscoprire quanto e come ciascuna di esse consideri i valori e la spiritualità nelle proprie teorie di riferimento e metodologie. Poter recuperare questo patrimonio e anzi esplicitarlo e valorizzarlo è condizione necessaria per rimettere in discussione queste dimensioni, laddove si fossero oscurate nel tempo anche per gli effetti di teorie professionali orientate a esasperare il tecnicismo.
Da queste premesse è nata l'idea di uno studio sperimentale finalizzato ad associare alle dimensioni corporea, funzionale, cognitiva, relazionale anche quelle valoriali e spirituali. Si è cioè ipotizzato che per garantire la centralità della persona e valorizzare la sua capacità di scelta e di responsabilità sia necessario introdurre nelle metodologie professionali una visione più articolata e globale.
Allo studio partecipano unità operative di: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Trentino, Calabria.

 

5.

Volontagenda

È questa la prima delle molte provocazioni che il Centro di Servizi per il Volontariato della Provincia di Rimini ha scelto per "Volontagenda 2009". L'agenda si apre con le domande: come agisce e cosa fa il volontariato? Chi sono i volontari e quali sono i valori che li caratterizzano? Perché essere volontari oggi?
Le risposte nascono dalle riflessioni, i dubbi e la lettura della realtà di Mons. Giovanni Nervo, che in apertura del suo volume "Ha un futuro il volontariato?" espone 2 no e 6 sì per essere volontari.
Non essere volontari per:

  1. riempire i vuoti e sostituire le inadempienze delle istituzioni pubbliche
  2. diminuire i costi dei servizi che le istituzioni pubbliche hanno il dovere di garantire ai cittadini

Essere volontari per:

  1. affermare i valori dell'uomo
  2. portare nei servizi alla persona un supplemento d'amore
  3. rispondere prontamente ai bisogni emergenti che non sono ancora presenti nella coscienza pubblica, nella normativa, nella destinazione delle risorse (...) questo è il ruolo più antico e più specifico del volontariato
  4. stimolare le istituzioni a rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini, sia con la formulazione delle leggi nazionali e regionali, sia con l'attuazione dei servizi, sia con il buon funzionamento delle istituzioni e dei servizi
  5. diffondere capillarmente la cultura della solidarietà
  6. trasferire e vivere nei normali rapporti di lavoro pagato i valori appresi e vissuti nell'esperienza di volontariato

"Attività di volontariato è quella prestata in modo personale, spontaneo, gratuito (...) senza fini di lucro, anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà sociale" (Legge 266/1991). Un difficile equilibrio che trova la sua giustificazione nelle forti motivazioni che spingono all'azione solidale ma anche nella consapevolezza dei suoi limiti e ambiti di intervento.

 

6.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

La seconda proposta dell'iniziativa «Strumenti di lavoro» si concentra sul lavoro a servizio delle persone e sui vari aspetti del lavoro di cura, da quello giuridico a quello economico, a quello professionale, per evidenziare le nuove prospettive che si stanno profilando anche a seguito degli orientamenti in atto nella politica sociale locale e regionale.
Le modalità organizzative del «prendersi cura» possono essere varie: dalla presa in carico diretta a quella accreditata, talora integrata con assegni di cura. Ciascuna di esse può comportare tuttavia una serie di implicazioni da approfondire anche alla luce delle analisi critiche che, in molti paesi europei, si stanno sempre più diffondendo.

Questi aspetti sono trattati in "Prendersi cura e lavoro di cura", M. Dal Pra Ponticelli (a cura di) del 2004.

Il volume può essere ritirati di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via (fax 049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.

La richiesta va effettuata entro il 31 marzo 2009.

Per conoscere le proposte di ogni mese consultate il sito www.fondazionezancan.it.

 

7.

Ultime pubblicazioni

Nervo G. (2008), Il fenomeno della povertà. Aspetti etico-valoriali, Edizioni Messaggero Padova, Padova.
Carita Italiana e Fondazione Zancan (2008), Ripartire dai poveri. Rapporto 2008 su povertà ed esclusione sociale in Italia, Il Mulino, Bologna.
Gioga G., a cura di, (2008) Disabilità, famiglia, servizi: parlano i protagonisti, Fondazione Zancan, Padova.
Provincia di Firenze e Fondazione Zancan, a cura di, Solidarietà e cittadinanza sociale. Secondo rapporto dell'Osservatorio sociale provinciale di Firenze, Fondazione Zancan, Padova.

Newsletters

Sostieni l'attività della Fondazione E. Zancan con una donazione

© 2002-2019 tutti i diritti riservati - Fondazione Emanuela Zancan Onlus - Centro Studi e Ricerca Sociale
via del Seminario, 5/A - 35122 Padova (PD) - Italy
CF e PI 00286760285
nota legale | credits: 4webby.com