1.

Rischio per l'infanzia e soluzioni per contrastarlo

Il Centro internazionale sulla valutazione di esito (iaOBERfcs) lo scorso 6 marzo ha promosso un incontro di studio, ad Oxford, sulle politiche per l'infanzia e la famiglia.
Cinzia Canali (Fondazione Zancan), Colette McAuley (Child Well-Being Research Centre di Southampton) Jane Aldate, Wendy Rose (Open University, Milton Keynes, Uk) hanno affrontato i temi della valutazione di esito per migliorare l'efficacia degli interventi dei servizi per l'infanzia e la famiglia.
È questo uno dei principali obiettivi del progetto RISC (Rischio per l'Infanzia e Soluzioni per Contrastarlo) che vede coinvolti esperti italiani e stranieri. È promosso dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (Divisione III - Politiche per l'infanzia e l'adolescenza) in collaborazione con la Fondazione Zancan.
La riflessione internazionale e nel nostro paese è consapevole della necessità di ricercare nuove soluzioni per garantire una più efficace tutela dei bambini e ragazzi che vivono in situazioni di rischio. In esse coesistono abbandono, disadattamento e grave emarginazione. È anche consapevole che va evitato un uso indiscriminato dell'allontanamento, di cui non sempre si conosce l'effettiva utilità. È infatti necessario chiedersi se quanto viene realizzato è appropriato, se è collegato ai bisogni, se non produce dipendenza assistenziale, se non allontana la possibilità di interventi più efficaci.
Bambini e famiglie che chiedono aiuto sovente esprimono più problemi e hanno bisogno di essere valutati con strumenti capaci di una visione globale. Essa è tale quando si è in grado di considerare unitariamente le dimensioni organica, funzionale, cognitiva, comportamentale, socioambientale, relazionale, valoriale. Per questo è necessario far leva sul criterio che ogni professionista può dare un apporto necessario e prezioso, con strumenti consoni al problema da affrontare e, nello stesso tempo, capaci di una valutazione multidimensionale dei bisogni dei figli e dei genitori.
Per dare un contributo in questa direzione, il progetto mette insieme le questioni proprie della "valutazione del bisogno", del "piano personalizzato di intervento", della "valutazione di efficacia". L'unitarietà di questi tre momenti deve trovare corrispondenza metodologica nei servizi per l'infanzia e l'adolescenza, nei servizi per la famiglia, nei modi di gestire l'ascolto, la conoscenza del bisogno, il progetto personalizzato, la sua attuazione, la verifica, a partire dalla domanda: quanto abbiamo fatto è stato veramente efficace?
È la stessa domanda che si pone il Ministero proponendo una ricerca finalizzata a monitorare, valutare e misurare il grado di applicazione dei principi di cui alle leggi 285/97 e 184/83 da parte dei diversi enti locali e in particolare l'art. 4 della legge 285/97 che parla di " azioni di sostegno al minore e ai componenti della famiglia al fine di realizzare una efficace azione di prevenzione delle situazioni di crisi e di rischio psico-sociale, anche mediante il potenziamento di servizi di rete per interventi domiciliari, diurni, educativi territoriali, di sostegno nella frequenza scolastica e per quelli di pronto intervento".
A questi problemi è dedicato anche un volume di prossima pubblicazione (Jessica Kingsley Publisher, UK) curato da Jane Aldate, Cinzia Canali, Anthony Maluccio, Wendy Rose e Tiziano Vecchiato.

2.

Livelli e diritti di assistenza sociale nel Veneto

Ridare centralità alle persone, ai loro bisogni e alle politiche sociali come strumento privilegiato per la sicurezza, lo sviluppo e la coesione. È per questo che si è costituito il "Cantiere Sociale Regionale per la definizione dei diritti sociali in Regione Veneto", emanazione del Tavolo Veneto per le politiche sociali. Un Cantiere sorto al termine di un percorso di studio dei sistemi locali di welfare che ha consentito di metterne in evidenza i limiti ma anche le potenzialità. Un lungo lavoro condensato nel documento "Diritti di assistenza sociale" presentato a Padova lo scorso 9 marzo, in una conferenza stampa.
Il quadro che emerge è un sistema a macchie di leopardo, con ampie e ingiustificate disparità di spesa tra territori vicini e simili. Differenze che rendono i diritti incerti, i servizi differenziati al punto da generare insicurezza. L'insicurezza di una famiglia quando un suo componente diventa non autosufficiente, quando si invecchia, quando si perde il lavoro, quando nasce un figlio con disabilità, quando l'asilo nido non si trova o costa troppo.
Le proposte per il futuro sono semplici e frutto dei dati raccolti dalle sperimentazioni osservate nel corso di questi anni. E sono proposte sostenibili. Malgrado la crisi le riforme delle politiche sociali si possono attuare senza un incremento della spesa, ma razionalizzandola e promuovendo quella gestione unitaria dei servizi già prevista dalla Legge 328 del 2000.

Cosa promuove il Cantiere Sociale Regionale?
La mancata definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, disciplinati dalla Legge 328 del 2000, rende l'area dei diritti sociali incerta e sempre più legata a risorse che appaiono disgiunte da scelte politiche e reale valutazione dei bisogni.
Su questo tema è nostro pensiero che, senza sostituirsi ai compiti spettanti allo Stato centrale, la Regione Veneto possa adottare strumenti analoghi da applicare nel territorio regionale.
Perciò il Cantiere propone di definire i livelli di assistenza sociale e i corrispondenti diritti e doveri e di promuovere sistemi locali di welfare omogenei tra di loro e in grado di offrire, su tutto il territorio regionale, percorsi di presa in carico dei bisogni delle persone e delle famiglie mediante:

  • informazione e consulenza per l'accesso alla rete integrata dei servizi
  • servizi di pronto intervento per sostenere le persone nelle situazioni di improvvisa difficoltà, in tutte le fasi della vita
  • sostegno alle famiglie per l'assistenza domiciliare
  • ampliamento dell'accoglienza nei centri diurni e nelle strutture residenziali

Per fare questo il Cantiere propone di realizzare:

  • una cabina di regia istituzionale e sociale per la partecipazione e la concertazione
  • una nuova programmazione regionale dei servizi alle persone
  • un fondo unico regionale per la disabilità e la non autosufficienza
  • un adeguato finanziamento pubblico per investire in servizi socio sanitari e socio assistenziali.

Il documento presentato dal Cantiere Sociale Regionale il comunicato stampa e altri materiali sono scaricabili dal sito www.fondazionezancan.it

3.

Valori e spiritualità nel lavoro di cura

Il gruppo che partecipa allo studio multicentrico, coordinato dalla Fondazione Zancan onlus, per valutare se e quanto le dimensioni valoriali e spirituali possano contribuire a qualificare il lavoro a servizio delle persone, si è incontrato il 3 marzo a Padova.
L'obiettivo del seminario di studio sul tema "Valori e spiritualità nel lavoro di cura" è stato di analizzare e discutere il protocollo di ricerca e il piano di sperimentazione.
Lo studio è finalizzato a sperimentare modalità di riconoscimento e potenziamento dell'area valoriale e spirituale, all'interno di percorsi clinici e interprofessionali. Ha l'obiettivo di evidenziare la maggiore efficacia di percorsi di cura attenti al governo delle interfacce tra centri di erogazione e diversi setting assistenziali, in una logica di continuità, di globalità, di attenzione ai valori nella presa in carico. Negli studi attuali l'efficacia dei percorsi clinici considera usualmente le dimensioni organica e funzionale, cognitiva e comportamentale e, in misura minore, quella sociorelazionale. Lo studio VSE_SP intende considerare quanto l'attenzione ai valori e alla spiritualità può potenziare la capacità di aiutare le persone che vivono momenti di sofferenza e malattia, facendo emergere risorse e potenzialità da valorizzare nei piani personalizzati di cura. L'obiettivo è quello di verificare se e quanto l'attenzione alle dimensioni valoriali e spirituali può incrementare l'efficacia dei percorsi di aiuto e la loro qualità.

Al seminario hanno partecipato i coordinatori scientifici delle unità operative di Padova, Pieve di Soligo, Pisa, Prato, Reggio Calabria, Trento, Trieste, Udine.

Nell'area download si può scaricare l'articolo "Spirituale e professionale: un difficile incontro" di Tiziano Vecchiato (tratto da Studi Zancan, 5/2008), che approfondisce alcuni dei problemi affrontati dallo studio.

4.

Livelli base di cittadinanza in Toscana

La Regione Toscana in collaborazione con la Fondazione Zancan hanno presentato martedì 24 marzo a Firenze, in un seminario regionale, il primo Rapporto di monitoraggio dei livelli base di cittadinanza sociale in Toscana. Sono intervenuti l'Assessore alle politiche sociali ed allo sport Gianni Salvadori e Giovanna Faenzi Dirigente dell'Area di coordinamento politiche sociali integrate.
Il progetto si basa sulla ricostruzione del sistema di offerta e di spesa regionale, secondo parametri in grado di rilevare aspetti quantitativi e qualitativi dei servizi esistenti. Si compone di 77 schede, per un totale di 2.816 variabili, alimentate dalle 34 zone distretto toscane, grazie ad un database informatizzato, progettato dalla Fondazione Zancan. Il sistema di monitoraggio consente di avere un database molto articolato, da cui sviluppare analisi di diverso livello: locale e regionale, dal macro livello di risposta al singolo servizio.
La prima annualità del progetto si sta avviando a conclusione: nelle ultime settimane il gruppo di referenti regionali e locali del progetto ha lavorato al completamento delle operazioni di raccolta e inserimento dati, validazione e prima elaborazione. Attraverso il loro utilizzo, la Regione ha oggi elementi adeguati per sviluppare:

  • la definizione di livelli base di offerta in aggiunta a quanto già definito in termini di spesa, come soglie da garantire su tutto il territorio;
  • la configurazione di criteri di ripartizione dei finanziamenti regionali su base territoriale;
  • l'individuazione di criteri per verificare l'efficienza, basata sul rapporto tra costi e risposte erogate;
  • i necessari interventi di perequazione della capacità di risposta delle zone, per sostenere quelle più deboli;
  • la realizzazione di un sistema continuo e completo di monitoraggio dei sistemi locali di welfare; con report aggiornati sullo stato dell'offerta e della spesa delle zone e, se necessario, intervenire tempestivamente per meglio governare il sistema;
  • la promozione, su una base conoscitiva analitica, validata e condivisa di forme di valutazione sociale e partecipata con interlocutori istituzionali, forze sociali, rappresentanti degli utenti.


L'efficacia dell'intero progetto è garantita dall'attivazione congiunta di tre livelli di intervento:

  1. politico - istituzionale, con la creazione di un gruppo interistituzionale, che partendo dalla condivisione del progetto, ne segue lo sviluppo, con opportuni momenti di verifica intermedia e di valutazione finale;
  2. tecnico, con la definizione di un gruppo operativo, composto dai referenti scientifici e amministrativi del progetto, responsabile della realizzazione del supporto alle zone e delle altre attività necessarie per la attuazione dei livelli di base di cittadinanza sociale;
  3. culturale, per assicurare una restituzione in progress degli stati di avanzamento del progetto, con adeguati strumenti di comunicazione e divulgazione dei risultati del lavoro, dando così alle zone impegnate nelle attività di riqualificazione e di sperimentazione una adeguata visibilità a livello regionale.

Su Studi Zancan n. 5/2008 è stato pubblicato un articolo che sintetizza i principali contenuti del progetto regionale toscano, le potenzialità e gli sviluppi futuri. L'articolo è scaricabile nell'area download.

5.

Lotta alla povertà in Emilia-Romagna

I Centri servizi di volontariato (Csv) dell'Emilia-Romagna e la Fondazione Zancan hanno avviato, con un incontro (che si è tenuto a Bologna il 31 marzo), il progetto di ricerca finalizzato alla valutazione preventiva di impatto di un piano di lotta alla povertà in Emilia-Romagna. All'incontro sono intervenuti presidenti, direttori e collaboratori dei 9 Csv provinciali.
Il progetto prende avvio dalla constatazione che la povertà è un problema che, specialmente negli ultimi tempi, va assumendo una crescente importanza: non solo in termini quantitativi ma anche nella percezione che essa sia oggi un problema sociale diffuso, che interessa molte famiglie in grave difficoltà. In particolare i processi di impoverimento interessano ceti sociali che mai avrebbero pensato di trovarsi in condizioni di esclusione sociale o a rischio di diventarlo. I dati dell'Istat sulla povertà relativa dicono che nell'Emilia-Romagna le famiglie povere tra il 2006 e il 2007 sono aumentate in modo significativo, passando dal 3,9% al 6,2%. Si tratta tuttavia di dati che non tengono conto di quanto è avvenuto nel corso del 2008 e quindi è ragionevole aspettarsi che l'incidenza del fenomeno sia maggiore.
Il progetto, che si sviluppa nell'arco di 18 mesi, si articola in 3 fasi: la prima è di conoscenza e si caratterizza in termini di analisi e lettura delle situazioni di povertà e vulnerabilità e delle risposte attualmente erogate; la seconda è di sperimentazione e si concentra su azioni di contrasto alla povertà gestite in modo sperimentale, per poter verificare i risultati e la loro capacità di ridurre il problema; la terza è di valutazione, per verificare l'impatto delle azioni realizzate con riferimento a indici di riduzione del bisogno e a indici di miglioramento di capacità del sistema dei servizi di affrontare il problema e per validare soluzioni generalizzabili nel territorio regionale.
Presupposto fondamentale per la realizzazione del progetto è la piena collaborazione delle organizzazioni di volontariato chiamate ad interpretare in modo originale le proprie funzioni di promozione sociale, advocacy e a sviluppare azioni innovative di lotta alla povertà.

6.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

I miti e le leggende parlano di gesta, di eroi e di imprese che hanno lasciato segni duraturi nell'immaginario collettivo. Non sono quindi speranze, attese da realizzare ma fatti accaduti. Sono memorie che il tempo ha depurato dalla quotidianità e che nel tempo hanno incrementato di peso specifico il loro significato. Hanno fatto diventare leggenda quello che spesso, in origine, aveva caratteristiche normali, alla portata delle persone che le hanno vissute. Nel caso del lavoro nei servizi alle persone la mitizzazione è spesso preventiva e si confondo con l'illusione di trasformare le cose senza modificarne le radici (ad esempio descrivendo come risultati certi delle semplici attese). I contributi raccolti in "Aziende, leggende e strategie. Gruppi di lavoro e servizi alle persone" (a cura di Tiziano Vecchiato) affrontano temi non nuovi come i gruppi di lavoro, le funzioni di leadership, l'organizzazione delle responsabilità e cercano di contestualizzarli nei servizi alle persone, evidenziando le strategie necessarie per il loro funzionamento al di la della leggende.

Il volume che viene proposto all'interno dell'iniziativa "Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro" può essere ritirati di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via (fax 049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 31 maggio 2009.
Per conoscere le proposte di ogni mese consultate il sito www.fondazionezancan.it.

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