1.

L’Itis di Trieste verifica i benefici della presa in carico personalizzata

Si è conclusa positivamente la sperimentazione avviata dall'Itis di Trieste (azienda pubblica di servizi alla persona) in collaborazione con la Fondazione «E. Zancan» onlus, mirata alla riorganizzazione dei servizi e quindi della modalità di assistenza e cura all'interno della struttura triestina. Obiettivo del progetto, che ha coinvolto complessivamente 86 persone in condizioni di bisogno, era di verificare i benefici di una presa in carico personalizzata e individuale, in alternativa alla normale modalità di trattamento. I risultati sono stati presentati ufficialmente mercoledì 10 giugno nel corso di un workshop cui ha preso parte anche l'assessore alle Politiche sociali e sanitarie della Regione Friuli Venezia Giulia, Vladimir Kosic.

I risultati della sperimentazione, misurati con strumenti validati scientificamente, hanno attestato che un nuovo e complessivo approccio può fare davvero la differenza. E questo vale sia per le persone bisognose di cure sia per gli operatori che si sono detti soddisfatti dell'esperienza perché, attraverso di essa, hanno potuto scoprire un modo nuovo e più completo di relazionarsi con la persona, senza per questo essere onerati da maggiori carichi di lavoro.

La riorganizzazione sperimentale ha interessato due distinti ambiti, primo dei quali la modalità di accesso ai servizi. L'obiettivo era di riuscire a rispondere al meglio alla richiesta di aiuto che viene dalle persone in condizione di bisogno e dalla famiglia cercando di capire quale sia la soluzione migliore, se la residenzialità, l'accoglienza diurna o altre opzioni offerte dall'azienda. In secondo luogo, la sperimentazione ha ridefinito il protocollo di presa in carico, passando da un tipo "standardizzato" valido per tutti a uno individuale, attento anche ai particolari che spesso vengono trascurati e aperto alla condivisione con il soggetto in carico.

Per valutare gli esiti del lavoro sono stati creati due gruppi: il primo, di controllo, è stato trattato con le usuali modalità, mentre il secondo è stato oggetto di sperimentazione. In entrambi i casi sono stati coinvolti tre diversi tipi di soggetti, alcuni con multipatologia, altri affetti da Alzheimer e altri ancora con demenza.

I risultati del progetto sono stati raccolti in un libro, reperibile nelle librerie o a richiesta presso la Fondazione Zancan.

2.

Riportare il servizio sociale al centro

Lavoro sociale e servizio sociale sono due termini che troppo spesso vengono considerati interscambiabili, pur non essendolo. Se da un lato questo può essere positivo perchè conferma la necessità di investire sul sociale nella presa in carico di persone in condizioni di bisogno, dall'altro la confusione tra i termini sta diventando molto pericolosa. Il servizio sociale, infatti, rischia di essere fagocitato nel più ampio cappello del "lavoro sociale" e di non vedersi riconosciuta la propria peculiarità e importanza, con la conseguenza che tende a essere sostituito da una semplice attività volontaristica a basso costo o a costo zero. Un'inclinazione, questa, che viene accentuata soprattutto in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo.

Riportare il servizio sociale professionale al centro, evidenziarne le peculiarità, favorire un nuovo dibattito sulla questione è l'obiettivo perseguito da un gruppo ristretto ma specializzato di ricercatori che ha deciso di affrontare e risolvere l'ambiguità tra lavoro e servizio sociale. L'obiettivo è di riuscire a spiegare perché quest'ultimo debba essere centrale nel lavoro di presa in carico e perché non possa essere sostituito da un volontarismo di buon cuore ma talvolta poco formato.

Il gruppo di ricerca nei giorni scorsi si è riunito a Bolzano, nella sede della Libera Università che - unica in Italia - possiede un professore ordinario di Servizio sociale che ne è anche il Rettore, a testimonianza dell'importanza riservata alla materia. L'equipe si è posta l'obiettivo di definire meglio l'apporto dei diversi profili professionali e di caratterizzare maggiormente le competenze del Servizio sociale professionale. In questo ambito il maggiore problema odierno è che per gran parte la formazione universitaria è concentrata sull'aspetto sociologico più che su quello professionalizzante, con poca attenzione all'approfondimento delle tecniche e delle metodologie professionali. Invece l'assistente sociale nel proprio lavoro deve essere in grado di collegare i bisogni della persona alle esigenze della famiglia, valorizzandone le capacità. Per fare questo è necessario una delicata opera di tessitura, che promuova una maggiore efficacia. L'intervento, in sostanza, deve essere fatto da chi lo sa fare.

I prossimi passi del gruppo di ricerca saranno indirizzati alla costruzione di proposte teoriche, metodologiche e pratiche, da diffondere attraverso una pubblicazione per sollecitare un nuovo approccio che attualizzi il problema e le possibili soluzioni. Fanno parte del gruppo: Anna Maria Campanini, dell'Università Bicocca di Milano, presidente del Comitato esecutivo European Association of Schools of Social Work; Milena Diomede Canevini, per anni direttrice della Scuola per operatori sociali di Milano; Maria Dal Pra Ponticelli, per molti anni ha insegnato all'Università di Siena; Silvia Fargion, della facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bolzano; Walter Lorenz, rettore dell'Università di Bolzano; Elisabetta Neve, docente di Servizio sociale alle Università di Verona e Padova; Francesco Villa, professore all'Università Cattolica di Milano; Mirella Zambello, rappresentante dell'ordine nazionale degli assistenti sociali; Italo De Sandre, docente all'Università di Padova; Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan.

3.

Promuovere la partecipazione giovanile in Calabria

Come favorire la partecipazione dei giovani? Come renderli protagonisti attivi nella loro comunità? E quanto può essere difficile questo compito in un Mezzogiorno in cui (dati Eurispes) oltre il 13% dei giovani è pronto ad abbandonare la propria terra? Di questo si è discusso a Reggio Calabria nel corso del seminario «Giovani e Partecipazione» organizzato dal Centro di servizi al volontariato dei Due Mari di Reggio Calabria e dalla Fondazione «E. Zancan» onlus (22-23 giugno). Il dibattito, coordinato da Roberto Maurizio, ha coinvolto giovani e adulti provenienti dal mondo della scuola, dell'associazionismo, del volontariato e degli enti locali.

Dalla ricca e vivace discussione è emerso che la priorità per un maggiore coinvolgimento della popolazione giovanile è l'individuazione di linee di indirizzo e strategie mirate, che parlino ai giovani con il loro linguaggio. Per facilitare questo compito, dunque, è in corso di elaborazione un manifesto che dovrà indicare le possibili strade da percorrere o da ripercorrere insieme ai giovani.

Il presidente del Csv dei Due Mari, Mario Nasone sottolinea che «Nel territorio manca un luogo deputato al dibattito su questi temi, da cui far partire un percorso integrato nella costruzione delle politiche giovanili, per questo il seminario è stato particolarmente importante. In seguito a questa esperienza ci stiamo impegnando a creare un laboratorio permanente e a presentare i risultati del seminario nel corso di un evento pubblico». L'obiettivo è di riportare il tema della partecipazione giovanile al centro, favorendo il dibattito tra ragazzi e adulti per arrivare a formulare, entro un anno, il testo di una proposta di legge regionale che parta dal basso. Inoltre, è emerso il desiderio di creare una rete di centri di aggregazione giovanile, attualmente pochi, per rendere i giovani integrati nella comunità e davvero protagonisti. Nel corso della discussione sono poi emersi alcuni elementi trasversali, come la necessità di ascolto dei ragazzi e l'importanza di far emergere il loro protagonismo, anche provocandoli in un incontro dialettico e dando concretezza alle loro proposte.

Se favorire la partecipazione in un paese come l'Italia che dà poco spazio ai giovani è difficile, lo è ancora di più in un'area come quella del Mezzogiorno, dove la disillusione giovanile è marcata. I giovani calabresi sono circa 500 mila, quasi il 19% di loro sarebbe pronto a lavorare in nero e la percentuale di chi si sacrificherebbe anche di notte per integrare il reddito è ancora maggiore. Tutto questo a causa della debolezza del mercato del lavoro nel sud Italia, dove il tasso di disoccupazione, nel terzo trimestre del 2008, si attesta all'11,1%, mentre nel resto della penisola è fermo al 6,1%. La Calabria, nello specifico, si posiziona al penultimo posto della graduatoria sul tasso di occupazione con il 43,6%, subito dopo la Campania con il 43,3% e con uno scarto rispetto al dato medio nazionale (59%) di ben 15,4 punti percentuali.

4.

La Chiesa della carità

In occasione dei novant'anni di mons. Nervo, Caritas Italiana ha pubblicato un volume, La Chiesa della carità. Miscellanea in onore di mons. Giovanni Nervo, a cura di Giancarlo Perego (Edizioni Dehoniane).

Il volume è stato presentato in una conferenza stampa a Roma il 15 maggio scorso. Una seconda presentazione si è avuta a Padova giovedì 11 giugno, presso il teatro del Seminario Vescovile.

La mattinata è iniziata con il saluto del vescovo mons. Antonio Mattiazzo, cui sono seguiti alcuni interventi: mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana, sul tema "L'impegno educativo della Caritas: la pedagogia dei fatti"; mons. Sandro Panizzolo, rettore del seminario di Padova ha parlato di "Educazione alla carità nei seminari"; mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan sul tema "Sulle strade della carità con mons. Nervo".

Prima della testimonianza personale di mons. Giovanni Nervo, la parola è andata a mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana che ha parlato di "La Chiesa della carità: uno strumento educativo alla carità della Chiesa".

Il vicario generale mons. Paolo Doni ha moderato l'incontro.

L'indice del volume è scaricabile presso il sito www.fondazionezancan.it

5.

Terzo sistema o terzo settore?

È uscito il sesto numero della collana curata da Mons. Giovanni Nervo «Appunti per una formazione sociale e politica», edita in collaborazione con il Messaggero di Padova.

Viviamo in un periodo in cui lo stato, con il decentramento delle competenze, perde rilievo e valore, il mercato tende a condizionare e dominare la politica, il federalismo sta per modificare sostanzialmente l'impianto istituzionale, diminuiscono le risorse per il bene comune e contemporaneamente la società si rivitalizza con iniziative proprie.

In questo contesto va assumendo particolare importanza il terzo settore con le sue principali ramificazioni: volontariato, cooperazione sociale, associazionismo di promozione sociale, enti non profit. Qual è il significato autentico del terzo settore? Quale posto assume nella evoluzione dello stato sociale? Con quali ruoli? Qual è il rapporto fra le componenti del terzo settore? Ha anche un ruolo politico? Sono alcuni dei temi che vengono sviluppati nella pubblicazione, guardando agli sviluppi futuri.

Principali contenuti del volume:

  • Significato del terzo settore oggi
  • Il terzo settore nell'evoluzione dello stato sociale
  • Rapporto fra le componenti del terzo settore: più vicine o più lontane?
  • Il terzo settore nel sistema integrato di servizi alla persona
  • Il volontariato all'interno della legge 328/2000 sui servizi alla persona
  • Ruolo politico del volontariato nel terzo settore
  • Le associazioni di promozione sociale e la funzione di advocacy nel quadro del terzo settore
  • Valori in gioco nella cooperazione sociale
  • Dal volontariato all'impresa sociale
  • Lavoro giuridico e lavoro pagato: contrasto o armonia di valori?
  • Volontariato nel terzo settore: servizio o dono?
  • Nuove prospettive di politica per gli anziani

 

Gli altri volumi della stessa collana sono:

Giustizia e pace si baceranno. Educare alla giustizia

Giustizia e pace si baceranno. Educare alla pace

La solidarietà. Uno per tutti, tutti per uno

Il fenomeno della povertà. Aspetti etico-valoriali

Stato liberale o stato sociale?

6.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

L'impegno della Fondazione Zancan sul fronte delle politiche sociali e del servizio alle persone si è spinto, negli ultimi anni, su un'analisi critica dei modelli diversi di welfare, presenti nel contesto italiano e in quello internazionale. Ciò ha comportato, di conseguenza, anche un approfondimento delle visioni culturali che sostengono le differenti concezioni di stato sociale. In questo sforzo di analisi e confronto, un dato appare evidente: se dal medesimo principio costituzionale della solidarietà (art. 2, «i doveri inderogabili della solidarietà politica, economica e sociale») vengono fatti discendere programmi sociali diversi e addirittura contrapposti, si deve dedurre che di questo valore esistono concezioni differenti. Partendo da questa considerazione, la Fondazione ha promosso un seminario di studio e di ricerca, che ha approfondito e confrontato le differenti visioni di solidarietà. Il volume proposto questo mese come «strumento di lavoro» raccoglie i saggi più significativi allora emersi.

«Solidarietà: confronto tra concezioni e modelli», a cura di Giovanni Sarpellon

Il volume può essere richiesto, entro il 31 agosto, compilando l'apposita scheda scaricabile dal sito (www.fondazionezancan.it) e inviandola via fax (049663800) o per mail (segreteria@fondazionezancan.it).

Il volume può essere quindi:

  • ritirato direttamente presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00);
  • o recapitato a casa, con spese a carico del destinatario.

Per conoscere le proposte di ogni mese potete consultare il sito www.fondazionezancan.it nella sezione delle news.

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