1.

Chiusura estiva della sede di Padova

Nel mese di agosto la nostra sede di Padova sarà chiusa per ferie. Il Centro di documentazione sulle politiche sociali della Fondazione riapre mercoledì 2 settembre.

É aperta la sede di Malosco, anche come albergo.

Forse non tutti sanno che, oltre ai seminari di studio e ricerca che si tengono nei mesi di giugno, luglio e settembre, il Centro Studi Zancan, che a tutti gli effetti funziona come struttura alberghiera, nel mese di agosto resta aperto per ospitalità. Più esattamente quest'anno il periodo libero dai seminari va dal 26 luglio al 20 agosto.

È dotato di 13 stanze, di cui 11 singole e 2 a due letti (in una c'è la possibilità di un terzo letto), tutte con servizi, ascensore, ampia sala da pranzo, sala soggiorno, ampio giardino, parcheggio auto. La pensione completa è di 65,00 euro al giorno, comprese le bevande.

Chi è già venuto a Malosco ha potuto sperimentare l'accoglienza, lo stile familiare della gestione del Centro, la cucina semplice ma ottima. Il bosco proprio "fuori casa", la possibilità di brevi e lunghe passeggiate, il contesto in cui si trova: la Val di Non è tra le più belle Valli del Trentino. E tante altre cose.... Ad esempio, come ha detto lo scorso anno il prof. Hans Grietens, è il posto più adatto per chi deve scrivere un libro (lui infatti è venuto e l'ha fatto veramente!).

Chi desidera approfittare di questa occasione, può telefonare a Thea Paganin al seguente recapito:

Centro Studi Zancan - Viale Alpino, 8 38013 Malosco TN -Tel. 0463 831342 - fax 0463 830408 - email: fz@fondazionezancan.it oppure: zancan.malosco@tin.it

Un augurio di buone ferie a tutti.

2.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

Negli anni recenti vi sono state modificazioni significative nel servizio sociale professionale, sia negli ambiti che nelle modalità di lavoro. Tali modificazioni si collegano alla complessità dei nuovi tipi di bisogni e di situazioni sociali, alla crisi del wlfare e alla ricerca di nuove politiche sociali e modalità di intervento. Il servizio sociale si trova oggi più di un tempo a lavorare con soggetti personali, ma anche con soggetti istituzionali, con soggetti sociali informali e con le comunità. Inoltre, sempre di più gli assistenti sociali si trovano a lavorare con altri professionisti che si ispirano a diverse teorie di riferimento. Molti cambiamenti significativi si sono poi verificati sul piano delle strutture formative. L'avvio di corsi di laurea in servizio sociale hanno posto l'acceleratore sulla necessità di approfondimenti teorici e di dialogo, non solo con altre professioni, ma anche con altre discipline e con le diverse teorie all'interno di esse. Di fatto gli studi teorici e teorico-pratici sul servizio sociale e le relative pubblicazioni si sono intensificati negli ultimi anni. Il volume proposto questo mese come «strumento di lavoro» pone l'accento sul dialogo tra discipline in ordine ad alcuni temi nodali del servizio.

«Solidarietà e soggetti: Servizio sociale e teorie di riferimento»,

a cura di Elisa Bianchi e Italo De Sandre

Il volume può essere richiesto, entro il 30 settembre, compilando l'apposita scheda scaricabile dal sito (www.fondazionezancan.it) e inviandola via fax (049663800) o per mail (segreteria@fondazionezancan.it).

Il volume può essere quindi:

  • ritirato direttamente presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00);
  • o recapitato a casa, con spese a carico del destinatario.

Per conoscere le proposte di ogni mese potete consultare il sito www.fondazionezancan.it nella sezione delle news.

 

3.

I csv dell'Emilia-Romagna insieme per combattere la povertà

Individuare nel territorio regionale le emergenze legate alla povertà per poi combatterle in modo sinergico, unendo le forze: è questo l'obiettivo del progetto che unisce i nove Centri servizio per il volontariato dell'Emilia Romagna e la Fondazione "E. Zancan" onlus, impegnati per dare una risposta concreta ai casi di indigenza più gravi della regione.

È ormai alle battute finali la prima fase conoscitiva e di progettazione degli interventi, durata oltre due mesi nel corso dei quali sono stati promossi incontri tra le associazioni regionali al fine di individuare le priorità e le emergenze che caratterizzano il territorio. Molti sono stati i temi sul tavolo, dall'assenza della casa alla perdita del lavoro, dall'immigrazione all'esclusione sociale. A ogni Csv è stato dato il compito di evidenziare e scegliere una emergenza in particolare su cui lavorare, in modo da poter studiare interventi mirati ed efficaci. Il prossimo passo è ora quello di definire e approvare i progetti che serviranno concretamente a combattere il disagio. Si prevede un lavoro collaborativi tra territori, presumibilmente a gruppi di Csv, per rispondere in modo corale a emergenze simili individuate nel territorio. L'esperienza si dovrebbe concludere entro la fine del 2010 e complessivamente richiederà una spesa di 1,5 milioni di euro, che verrà stanziata dal Co.Ge. (Comitato di gestione del Fondo speciale del volontariato dell'Emilia Romagna), con cui si è avuto un incontro il 21 luglio per la presentazione del progetto.

La vera novità di questa iniziativa è che non parte dalle istituzioni bensì dalla società civile. Questa è davvero una via inedita che merita di essere monitorata per vedere se e che impatto può avere. Il volontariato è normalmente impegnato nella lotta all'esclusione, mentre in questo caso a fronte di un problema così grande il salto di qualità nasce dal fatto di affrontarlo in modo organico e collaborativo, a partire dalle diverse specificità e vocazioni delle associazioni di volontariato.

Un altro elemento di originalità è insito nella strategia adottata, che andrà a verificare l'efficacia delle diverse azioni sui territori, una volta concluse. È un modo concreto e coraggioso di fare rendicontazione sociale.

 

4.

Quale futuro per il terzo settore?

Problemi, potenzialità e prospettive del Terzo settore: di questo si è parlato nel corso del primo seminario estivo del 2009 organizzato dalla Fondazione "E. Zancan" Onlus in collaborazione con l'Agenzia nazionale per le onlus a Malosco, località del Trentino che da tempo ospita le attività estive della Fondazione. Per discutere del delicato tema del futuro e dell'identità del Terzo settore è stato riunito un gruppo di esperti coordinati da Emanuele Rossi, professore di diritto costituzionale della Scuola Superiore S. Anna di Studi universitari e di perfezionamento di Pisa e consigliere dell'Agenzia per le Onlus.

Il seminario voleva essere un'occasione per valutare i possibili sviluppi del settore, tenendo conto delle specificità dei soggetti che lo compongono, del loro percorso evolutivo, dei problemi che devono affrontare, di come superare le attuali contraddizioni. Se, infatti, gli anni Ottanta e Novanta sono stati una vera fucina di idee e di esperienze nell'ambito del sociale e dei servizi alla persona, oggi si tratta di capire se e quale ulteriore sviluppo potranno avere nei prossimi dieci anni i soggetti di terzo settore. Per prima cosa si deve superare l'equazione che vuole il termine ‘terzo settore' come sinonimo di no profit. Infatti, mentre i soggetti di volontariato non distribuiscono utili, questo non per forza deve valere anche per il terzo settore in generale, che ha come valore aggiunto lo spirito di solidarietà, il fatto di dare risposte ai bisogni delle persone e altre caratteristiche che vanno oltre la mera questione della distribuzione degli utili e della configurazione dell'ente.  Ciò che serve, quindi, è riconoscere e valorizzare le diverse identità dei vari segmenti, comprese tra i due estremi del volontariato da una parte e dell'impresa sociale dall'altra, due opposti che comunque rientrano a pieno diritto sotto l'ombrello del Terzo settore.

Alla luce di ciò, per procedere verso un futuro proficuo e per poter adempiere ai propri compiti, il terzo settore deve strutturarsi sempre di più, tendendo a una dimensione ‘imprenditoriale' anche se a volte questa non è perfettamente in linea con le ragioni della nascita di un ente o di un'organizzazione. L'obiettivo per i prossimi passi, dunque, non può non essere quello di puntare a una decostruzione delle categorie tradizionali del Terzo settore, ponendosi però anche delle prospettive e delle regole a lunga scadenza.

 

5.

Sistemi nazionali di welfare a confronto

È possibile confrontare i diversi modelli di welfare tra Paesi e costruire una piattaforma di conoscenza internazionale? Esperti di sei nazioni si sono ritrovati a Malosco - sede estiva della Fondazione "E. Zancan" Onlus - per cercare una risposta al quesito. Dopo una settimana di lavori l'esito è risultato positivo: il confronto è non solo possibile ma anche auspicabile, per valutare la capacità di risposta ai bisogni della famiglia e dell'infanzia dentro e fuori i confini nazionali. Adesso, quindi, si tratta di partire con la fase operativa di acquisizione ed elaborazione dei dati, cui sarà dato il via la prossima settimana in un nuovo incontro che si svolgerà a Oxford. Oltre ai 6 paesi presenti a Malosco - Italia, Stati Uniti, Australia, Inghilterra, Francia, Israele - se ne aggiungeranno altri che sono già disponibili a partecipare all'esperienza.

Il lavoro di confronto tra i diversi welfare non è facile a causa della diversità di cultura, degli approcci stessi al welfare e della mancanza di una base scientifica. Nonostante queste problematiche, si possono individuare criteri comuni su cui lavorare e fare paragoni: ad esempio la distinzione dei servizi tra domiciliari, di comunità e residenziali contraddistingue pressoché tutti i sistemi ed è dunque confrontabile. Motivo di particolare soddisfazione per la Fondazione è il fatto che questo tipo di piattaforma comune si rivela in piena sintonia con i Lea (Livelli essenziali di assistenza) ed è dunque una conferma della classificazione dei livelli su cui si sta attualmente lavorando e che è in fase di sperimentazione in Toscana.

Saranno diverse le voci oggetto di confronto, come la quantità di risorse investite dai Paesi per i servizi alla famiglia e all'infanzia, la distribuzione dei fondi tra i vari servizi, il numero dei bambini che necessitano di aiuto e i principali problemi che presentano. Dalla fase di confronto ci si aspetta di ottenere dei dati certi da analizzare e di poter costruire una base conoscitiva per valutare l'impatto delle diverse politiche.

A monte di questo progetto c'è l'elaborazione di una piattaforma comune (chiamata Defining, Comparing, Evaluating Platform) discussa in passato nel corso di un seminario a New York (2006) e già sperimentata in Connecticut, Kansas e in Italia dalla Fondazione. "Fu quella una prima occasione di confronto tra welfare che si rivelò positiva, ma ora dobbiamo implementarla perché le mancava una parte fondamentale della valutazione delle capacità di risposta.

 

6.

Verso la risposta domiciliare integrata

Si è svolta venerdì 17 a Pescara la fase conclusiva della sperimentazione triennale mirata a valutare l'efficacia delle risposte domiciliare integrata alle persone e famiglie in difficoltà. Il progetto è stato condotto dalle Regioni Abruzzo e Sardegna e dalla Fondazione E. Zancan Onlus. L'obiettivo era di elaborare e valutare un nuovo modo di presa in carico personalizzata, che fosse in grado di mettere in rete il personale sanitario e sociale che gravita intorno alla persona e alla famiglia bisognosa di assistenza e di favorire la condivisione delle informazioni sui singoli casi. La sperimentazione puntava inoltre a valutare l'efficacia della presa in carico complessiva, maggiormente centrata sulla persona, sull'ascolto e soprattutto attenta nel tenere in considerazione anche il mondo di relazioni che interessa la persona e in particolare la famiglia.

La ricerca nel triennio ha interessato un gruppo di persone con demenza (47 in Abruzzo e 23 in Sardegna), persone con frattura del femore di età superiore agli 80 anni (32 in Abruzzo) e infine numerose famiglie multiproblematiche con figli minori (66 minori in Abruzzo e 25 minori in Sardegna) insieme ai loro genitori. I risultati hanno dimostrato la validità dell'approccio in situazioni delicate e molto difficili, in cui il non peggioramento in certi casi è già una vittoria, ma sono stati registrati anche significativi miglioramenti nelle condizioni di vita delle persone seguite.

Si è trattato di un lavoro difficile e ambizioso poiché non è bastato analizzare le condizioni dei servizi e chiedersi come fare di più e meglio per incrementare la capacità di aiuto a domicilio: è stato necessario uscire dalle modalità usuali di servizio e farle coesistere con nuove soluzioni. È stato soprattutto importante affrontarle con gli strumenti propri della ricerca sperimentale, misurandosi con le domande del progetto di ricerca, insieme con molti operatori, persone e famiglie. Senza una diretta responsabilizzazione nella verifica di impatto delle soluzioni proposte non sarebbe stato possibile trasformare dei territori in laboratori sperimentali.

Soddisfatta degli esiti della sperimentazione si dice la presidente della Quinta commissione consiliare della Regione Abruzzo Nicoletta Verì, che ha parlato anche a nome degli assessori alla Sanità Lanfranco Venturosi e alle Politiche sociali Paolo Gatti.  Orgogliosi della partecipazione al progetto si sono detti anche i molti operatori coinvolti, che hanno dimostrato di aver fatto tesoro dell'esperienza. Ma ci sono dei luoghi, nell'Abruzzo colpito dal terremoto, in cui gli insegnamenti di quest'esperienza dovranno essere messi in pratica in condizioni inedite come quelle delle tendopoli, dove insieme ai molti sfollati ci sono tante persone e famiglie che hanno bisogno di un aiuto "domiciliare", cioè nel nuovo spazio di vita in cui per ora sono alloggiate.

I risultati della sperimentazioni sono pubblicati nel volume "Le risposte domiciliari nella rete integrata dei servizi sociosanitari"

 

7.

La tutela del diritto di assistenza

Cos'è e cosa prevede il diritto all'assistenza? Cosa ha deliberato la legislazione italiana in materia? E come si inseriscono in questo contesto i LEA (livelli essenziali di assistenza)? Di questo si è parlato nel seminario "Diritti e doveri sociali: forme di esigibilità e di tutela" organizzato dalla Fondazione "E. Zancan" nei giorni scorsi a Malosco, che ha ospitato per l'occasione docenti universitari, dirigenti di servizi, rappresentanti sindacali. Numerose sono state le questioni poste sul tavolo: la tutela del diritto all'assistenza è stata approfondita sotto l'aspetto sia giuridico sia organizzativo e gestionale e anche finanziario.

A moderare il seminario è stato chiamato Maurizio Giordano, consigliere della Corte dei Conti, presidente di Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale) e componente del Cda della Fondazione Zancan. "La radice del diritto all'assistenza si ritrova negli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione - spiega l'esperto - e si è cominciata a declinare con gli articoli 1, 2 e 22 della legge 328/2000 sulla base di una garanzia dei livelli essenziali di assistenza per i cittadini. Questa scelta è stata resa effettiva dalla riforma costituzionale del 2001, garantendo l'uguaglianza su base nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni riguardanti i diritti sociali e civili, con il potere sostitutivo della Stato quando essi non siano garantiti, con il fondo perequativo". In seguito, la legge sul federalismo fiscale è andata oltre, stabilendo che tali livelli siano obbligatoriamente garantiti dalle Regioni con le proprie entrate e con le integrazioni a carico del Fondo perequativo nazionale. Ma soprattutto, "i LEA non sono più condizionati dalla disponibilità di risorse finanziarie, bensì queste devono essere previste contestualmente ai livelli, garantendone quindi l'effettiva erogazione".

Giordano sottolinea poi come sia necessario distinguere tra un generale diritto sociale all'assistenza e i diritti relativi a specifici servizi o prestazioni: "I LEA in quanto processo di servizio vedono il cittadino titolare di una posizione di ‘diritto soggettivo' o di ‘interesse legittimo' a seconda della fase del processo: si ha il diritto/interesse di accesso dei cittadini alla valutazione da parte di una "porta unica" dedicata, come il segretariato sociale, alla valutazione pluriprofessionale, all'accesso al servizio o alla prestazione, alla valutazione di efficacia". E conclude: "Accanto alle forme ordinarie di tutela giurisdizionale (come il giudice ordinario o quello amministrativo) esistono forme alternative, tra cui il difensore civico e le carte dei servizi, che devono essere potenziate per una giustizia in tempi reali e garantiti. A questo fine devono essere valorizzate le diverse forme di rappresentanza e tutela come i sindacati, associazioni di promozione sociale, i patronati, il volontariato.

 

 

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