1.

La povertà in Veneto

Chi sono i poveri oggi? Dove sono? A chi chiedono aiuto?
Sul fronte delle marginalità molto è cambiato e molto sta ancora cambiando. Certamente i poveri hanno il volto dei vecchi abbandonati, dei clochard, dei bambini senza il necessario per vivere. Ma adesso ci sono anche i poveri prodotti dalla società del benessere: giovani devianti, tossicodipendenti, malati di Aids, operai con poche speranze di occupazione, disoccupati.
La Fondazione “E. Zancan”, insieme all’opera Pane dei poveri della Basilica del Santo, ha avviato nei mesi di giugno e luglio un monitoraggio per cercare di dare un volto e trovare le ragioni della povertà locale. Sono state 196 le persone che hanno chiesto aiuto nei due mesi di indagine: 130 donne e 66 uomini, di età compresa tra i 21 e gli 83 anni. Di queste, 134 risiedono nel comune di Padova e in larga parte si tratta di stranieri. A chiedere aiuto sono soprattutto membri di nuclei familiari: il 66% ha una famiglia composta da 2 a 4 persone. Il 67% degli utenti ha un impiego.
I problemi familiari e di relazione interessano più di un terzo delle persone, mentre un 25% presenta problemi di salute. La problematica in assoluto più diffusa è la mancanza di lavoro, o comunque la mancanza di soldi. Infatti l’80% degli utenti ha chiesto al Pane dei poveri contributi economici per riuscire a pagare le bollette, mentre un altro 14% contributi per l’affitto.
Ampliando lo sguardo alla regione, le famiglie venete povere nel 2008 erano 89.334 (4,5%), per un totale di 214.401 persone coinvolte. Il trend degli ultimi cinque anni si presenta altalenante: dalle 72.528 famiglie povere del 2003 si è passati alle 85.233 del 2004 e alle 84.734 del 2005. Brusca impennata nel 2006, con 95.690 famiglie in condizioni di povertà, scese altrettanto vertiginosamente a quota 64.379 nel 2007, per tornare ad aumentare fino alle attuali 89.334.
Per gestire e affrontare il fenomeno della povertà, nel 2005 i comuni veneti hanno speso mediamente 7,38 euro pro capite: la spesa maggiore è stata registrata a Venezia (13,11 euro) e Verona (10,05 euro). Il dato più basso invece è quello di Belluno (2,82).
Secondo i dati della recente ricerca "La spesa sociale dei comuni del Veneto”, emerge una notevole disparità territoriale: ad esempio, nel 2006 il rapporto tra la spesa minima e quella massima per gli stessi problemi è stato di 1 a 13.
Ciò significa che se un territorio ha speso 1 (dato minimo), altri sono arrivati a spendere 13 volte di più per dare risposte a bisogni analoghi.Al di là della quantità di spesa, emerge una problematica ancora più pressante: i comuni tendono a dare risposte emergenziali con contributi economici a pioggia, senza investire sui servizi, che potrebbero, al contrario, garantire una presa in carico complessiva dei bisogni della persona, e quindi risultare più efficaci.
Nel sito ulteriori approfondimenti.

2.

La terza età senza età

Dal 15 al 18 aprile a Trieste si svolge “Domus Persona”, manifestazione dedicata ai temi della disabilità e dell’accessibilità. Per incentivare il dibattito su questi argomenti la Fondazione CRTrieste ha organizzato un convegno, dal titolo “La terza età senza età" (tenuto il 31 marzo alla Stazione Marittima di Trieste).
Nel corso dell’incontro, si è proposta una prima riflessione, aperta a tutti, sui mutamenti socio-demografici della società, sull'evoluzione dell'invecchiamento e i suoi importanti risvolti culturali ed economici.
La proporzione di anziani e grandi anziani è destinata a crescere nei prossimi anni: si stima che la popolazione ultra65enne, che oggi rappresenta circa un quinto di tutta la popolazione residente, arriverà a un quarto nel 2030 e a un terzo nel 2050. In particolare, la proporzione di persone con 80 anni e più, che oggi equivale al 6% della popolazione, raddoppierà in 40 anni, arrivando al 13% nel 2050. Sul piano locale, in Friuli Venezia Giulia e in provincia di Trieste anziani e grandi anziani occupano attualmente un peso più rilevante rispetto alla media nazionale: oggi circa un quarto della popolazione friulana è composto da over65 e circa l’8% da over-80.
Anche il peso degli anziani sul totale della popolazione attiva è destinato ad aumentare nel tempo: se oggi vi sono 31 anziani ogni 100 attivi in Italia (36 in Friuli e 45 a Trieste) nel 2050 si stima che potrebbero essercene 60 ogni 100 attivi.
Infine, si prevede che l’indice di vecchiaia in Italia passerà da 143 punti attuali a 205 nel 2030 e a 256 nel 2050 (questo significa che se oggi per ogni bambino corrisponde un anziano e mezzo, nel 2030 ve ne saranno due e nel 2050 due e mezzo). Valori ancor più elevati si registreranno In Friuli e a Trieste.
Di fronte a questo scenario si potrebbe concludere che non ci saranno capacità e mezzi per affrontare problemi così grandi. Ci troviamo impreparati, pur nella consapevolezza che questo andamento era prevedibile e c’era il tempo per affrontarlo. Tuttavia ciò che non è stato fatto finora può essere fatto nel tempo che ci resta. Le strade sono quelle dell’innovazione clinica, cioè delle soluzioni assistenziali, a costi sostenibili, tenendo conto di quanto ci dicono le numerose sperimentazioni in corso.
Sono quelle dell’invecchiamento in buona salute e soprattutto di un più adeguato monitoraggio dell’efficacia delle soluzioni assistenziali, così che si possa raggiungere un rapporto costo/efficacia adeguato.
Nel corso del convegno sono intervenuti: Tiziano Vecchiato, sociologo e direttore della Fondazione Zancan, Pier Aldo Rovatti, professore di Filosofia all'Università degli Studi di Trieste, Margherita Hack, professore emerito dell'Università degli Studi di Trieste, astrofisica e divulgatrice scientifica di fama internazionale; Paolo Possamai, direttore de “Il Piccolo”.

3.

Quale futuro per le politiche sociali in Italia. Quale ruolo per le organizzazioni di volontariato

Il Gruppo Solidarietà di Torino ha compiuto trent’anni. Sorto nell’estate del 1979 con l’obiettivo di riservare un’attenzione permanente alle politiche sociali e al ruolo che le organizzazioni dei cittadini dovrebbero assumere ai fini del loro sviluppo, in occasione del suo anniversario ha voluto dedicare un momento di riflessione alle tematiche che gli sono care. Il convegno “Quale futuro per le politiche sociali in Italia. Quale ruolo per le organizzazioni di volontariato” svoltosi sabato 27 marzo (a Jesi) è stata quindi un'occasione di riflessione e di approfondimento per marcare l’irrinunciabilità di politiche sociali autentiche a tutela dei soggetti più vulnerabili capaci di coniugare giustizia e solidarietà, diritti e doveri sociali.
Molti i relatori che hanno preso la parola nel corso dell’iniziativa: Fabio Ragaini ha riassunto l’esperienza del Gruppo Solidarietà nei suoi trent’anni di attività mentre Roberto Mancini, ordinario di filosofia teoretica dell’Università di Macerata, ha dedicato un focus alla giustizia e alla solidarietà. Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione «E. Zancan» onlus, ha affrontato il tema del futuro welfare e delle politiche considerate irrinunciabili che dovranno essere attuate. Giacomo Panizza del Cnca - Comunità Progetto sud si è concentrato sui rischi e sulle sfide delle politiche sociali e del terzo settore. Infine Samuele Animali, difensore civico, garante dei minori e dei detenuti della regione Marche, ha affrontato il rapporto tra politiche, diritti e cittadinanza.

4.

Spesa sociale dei Comuni: Ires e Fondazione Zancan a confronto

La Fondazione E. Zancan e l’Istituto di ricerche economiche e sociali del Veneto (Ires) hanno deciso di mettere in comune dati, riflessioni, metodologie per promuovere un concreto dibattito politico e un reale cambiamento in merito alla spesa sociale dei comuni veneti.
Il problema è noto: tra i 581 comuni veneti si riscontrano differenze enormi nella spesa sociale. Nel dettaglio, complessivamente le amministrazioni locali della regione hanno speso nel 2006 (ultimo dato disponibile) quasi 395 milioni di euro, pari a 82,93 euro per ogni abitante. Se si analizza la spesa dei singoli territori, ci sono comuni che investono fino a 225 euro pro capite, altri che ne spendono solo 36.
Una fotografia, questa, che viene sostanzialmente confermata dal decimo rapporto Nobel dell’Ires, “Comuni, finanza locale, federalismo”, in cui si analizza la spesa sociale dei comuni studiandone direttamente i bilanci. In questo rapporto la regione Veneto viene suddivisa in sei “cluster”, o gruppi: le centralità; i territori del benessere e della solidità produttiva; i poli della nuova crescita; le aree ad alta intensità turistica; l’arretramento demografico e produttivo. Ciò che emerge è che in particolare due cluster (le centralità e le aree ad alta intensità turistica) presentano una spesa sociale molto al di sopra della media: rispettivamente 180 e 145 euro, contro valori medi che non superano i 100 euro pro capite.
Al di là del confronto, l’unione di questi dati ha un notevole beneficio, perché consente di analizzare la situazione attuale su livelli distinti: dal particolare al generale. Infatti, se la Fondazione Zancan considera come “spesa sociale” solo le voci relative all’assistenza sociale, l’Ires tiene in considerazione un concetto più ampio dei servizi sociali che comprendono, ad esempio, sia quelli cimiteriali sia quelli dell’asilo nido.
Alla luce di questi dati, appare ormai chiaro che il welfare locale deve necessariamente e urgentemente affrontare alcune sfide: in primis quella di uniformare e rendere trasparenti le regole e le modalità di accesso ai servizi, per ridurre le molte disuguaglianze riscontrate. Inoltre è indispensabile condividere parametri di equità nell’allocazione delle risorse, attraverso livelli minimi garantiti di finanziamento comunale e intercomunale dei servizi, e finalizzare i trasferimenti regionali alla costruzione di equità distributiva, con una riduzione dei finanziamenti a pioggia e con la predisposizione dei Livelli essenziali di assistenza sociale.
Ulteriori dettagli nella news  del sito www.fondazionezancan.it.

5.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Le trasformazioni che caratterizzano oggi la nostra società (nella composizione delle famiglie, nel mercato del lavoro, nella politica dell'occupazione, nelle politiche di welfare) presentano criticità che pesano in modo diverso sugli uomini e sulle donne.
Nonostante il processo di emancipazione femminile, permangono gravi situazioni di disuguaglianza di genere: sembra ricadere soprattutto sulle donne il carico di disfunzioni e contraddizioni che rendono inconciliabili i compiti di gestione della famiglia con il lavoro extra-domestico, con gli stili di vita delle città, con l'organizzazione dei servizi chiamati a rispondere ai bisogni dei cittadini.
Il volume proposto questo mese come strumento di lavoro ad 1 euro dal titolo Donne, famiglia, lavoro, welfare, affronta questi temi partendo dalla premessa che riconoscere alle donne pari opportunità economiche, sociali, politiche rispetto agli uomini, e possibilità effettive di conciliazione di tempi e spazi di vita e di lavoro, è una condizione necessaria per approdare ad una società più giusta, rispettosa delle differenze.
Il volume può essere ritirato di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it), compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 31 maggio 2010.

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