1.

Fragilità: conoscerla per prevenirla e contrastarla

Chiarire il concetto di “fragilità” e comprendere i meccanismi biologici, funzionali e sociali e i fattori che regolano questo processo per poter elaborare interventi mirati è stato l’obiettivo del seminario di fine luglio dal titolo “La prevenzione della fragilità in età adulta e anziana: criteri di valutazione e azioni possibili”.
Il punto di partenza della riflessione è stato che, attualmente, è indispensabile pervenire a una migliore definizione dei marcatori della fragilità, delle modalità di valutazione e dei rischi ad essa associati. A questo va inoltre aggiunta l’urgenza di elaborare strumenti adeguati a rilevarla. Definire, analizzare e misurare la fragilità è indispensabile per poter predisporre strumenti e strategie adatte a prevenirla e contrastarla. Approfondire la conoscenza del concetto di fragilità è un passaggio chiave, senza il quale sarebbe impossibile elaborare modelli di presa in carico appropriati ed efficaci. Buone esperienze in questa direzione sono già presenti a livello nazionale e proprio nel corso del seminario queste buone prassi sono state condivise.
“Prevenzione” e “contrasto” sono state le due parole chiave. E proprio al tema degli interventi precoci è stato dedicato parte del seminario, anche con l’obiettivo di capire come proporre l’introduzione di un criterio di azioni tempestive e preventive all’interno della garanzia dei servizi al pari di altri livelli essenziali.

2.

Come garantire l’efficacia e la trasferibilità dei progetti per e con la famiglia

Quali caratteristiche di un progetto rivolto alla famiglia ne garantiscono il buon esito? Perché alcune prassi positive non sono trasferibili efficacemente altrove? È possibile predisporre un “cassetta degli attrezzi”, nel quale siano definiti gli strumenti utili per la costruzione di buoni progetti? L’esperienza - confermata da quanto emerso dalla conferenza nazionale sulla famiglia del 2008 - insegna che non sempre e non tutti i buoni propositi di sostegno ai nuclei familiari attecchiscono in modo efficace nei diversi territori. Per cercare di capire dove si sbaglia e come garantire l’efficacia degli interventi si sono riuniti a Malosco (28-31 luglio), in Trentino, un gruppo di esperti coinvolti dalla Fondazione “E. Zancan” di Padova in un seminario di ricerca organizzato in collaborazione con il Forum delle Associazioni familiari e con l’Associazione Famiglie Italiane. Durante il seminario sono state analizzate numerose buone pratiche, con l’obiettivo, appunto, di capire quali siano i meccanismi in grado di consentirne la riproducibilità da un territorio all’altro.
In Italia ci sono alcuni picchi di eccellenza per quanto riguarda le politiche di sostegno alle famiglie, che vedono lavorare insieme associazioni ed enti pubblici. La maggior parte di essi sono a livello locale o comunale e comunque si tratta di poche realtà. L’obiettivo era di verificare se queste eccellenze possano essere esportate su larga scala. Ciò che ha maggiormente interessato è stata un’analisi della struttura dei diversi progetti, per scoprire i motivi che li hanno resi efficaci. Alcuni esempi di buone pratiche – segnalati dall’Afi – riguardano le attività di promozione e sostegno alle famiglie e in particolare a quelle fragili, come quelle di migranti, l’attivazione di tariffe agevolate per famiglie numerose, esperienze concrete di conciliazione lavoro-famiglia.
È emersa la necessità di centrare la riflessione su due dimensioni del problema: cosa significa investire “per” la famiglia e come farlo “insieme” con le organizzazioni familiari che esprimono e rappresentano i suoi bisogni e diritti.

3.

Alla ricerca di nuove vie per superare i conflitti sociali

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione “E. Zancan” si pone il problema di come contrastare il clima di disgregazione sociale che caratterizza il paese, mettendo in luce pratiche innovative di integrazione e partecipazione. L’accento ancora una volta è sui laboratori di cittadinanza (già al centro di due seminari: uno nel 2008 e uno nel 2009), individuati come luoghi in cui far nascere nuove soluzioni a problemi che alterano il contesto di vita nella comunità. Un gruppo di esperti si è confrontato sui temi del conflitto sociale e dell’integrazione, proponendo e discutendo buone pratiche nel seminario di studi «L’apporto dei laboratori di cittadinanza sociale al superamento dei conflitti sociali: analisi di esperienze» (29 agosto - 1 settembre).

Un esempio che nasce dall’esperienza della Fondazione Casa della Carità di Milano, presieduta da don Virginio Colmegna, è il campo nomadi Triboniano. Si tratta di un campo in fase di smantellamento per lasciare libero il terreno all’Expo 2015. Al suo interno si trovano 102 nuclei familiari e in questo momento si stanno utilizzando gli strumenti del ‘Piano Maroni’ per ricollocare le famiglie. Ciò è possibile grazie a percorsi di accompagnamento per avviare attività lavorative in Romania o alla concessione di aiuto per trovare abitazioni adatte. In sostanza si sta cercando, con Prefettura e Comune, di costruire buone pratiche: partendo da una situazione di ‘emergenza’ si stanno cercando soluzioni valide, affrontando la problematica con il criterio dello ‘stare in mezzo’ e lanciando una politica di coesione sociale. Questo è possibile unendo le competenze e interrogando la politica su un tema – quello dei diritti – che non appartiene solo al campo sociale, ma che è trasversale.

In questa ricerca di coesione sociale un ruolo di primo piano può essere rivestito dalle scienze sociali, che devono però rivedere il proprio oggetto di studio. Utilizzare le scienze sociali per mostrare non solo le lacune nei rapporti tra le persone, ma anche le potenzialità. Le scienze sociali, in sostanza, devono superare le tentazioni pessimistiche e diventare non solo strumento di denuncia, ma anche di diffusione di ciò che di buono c’è. Di più: a loro spetta il compito di spiegare come produrre ‘il buono’.

4.

Promuovere e tutelare i diritti delle persone in un sistema multilivello di responsabilità istituzionali

È disponibile on line agli abbonati ed è in fase di distribuzione la versione cartacea della rivista «Studi Zancan» n. 4/2010. La monografia presenta i contributi elaborati in occasione del seminario di ricerca «Promuovere e tutelare i diritti delle persone in un sistema multilivello di responsabilità istituzionali», organizzato dalla Fondazione «E. Zancan» a Padova il 29 gennaio 2010. Gli articoli analizzano le modalità di promozione e tutela dei diritti nel quadro attuale di progressivo decentramento dei poteri, dal centro al territorio, in un sistema multilivello di responsabilità. A ciò si aggiunge la legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale che ha ulteriormente spinto verso una coesistenza dei diritti: delle persone, dei cittadini, dei residenti, ma con diversa priorità e forza e quindi anche con rischi e contraddizioni.
Dalle pagine della rivista, Fabio Bonetta insiste sulla necessità di garantire percorsi di accesso funzionali attraverso una definizione chiara delle competenze dei soggetti erogatori dei servizi e la valutazione di questi ultimi. Fosco Foglietta mette a fuoco quali debbano essere i presupposti di responsabilità indispensabili per poter promuovere davvero la tutela dei diritti e le modalità per raggiungere questo risultato.
Elena Merlini propone un’analisi della normativa italiana ed europea in materia di patrocinio a spese dello stato per i non abbienti, mentre Salvatore Nocera riferisce dell’approvazione del Dlgs n. 198/2009 che ha introdotto in Italia lo strumento della class action, ripercorrendo le tappe normative che hanno consentito alle associazioni di procedere in giudizio per conto di singoli o per tutelare interessi comuni. Fabio Ragaini analizza lo stato di definizione dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario e sociale e ne evidenzia le potenzialità e le lacune.
Sono presentate anche esperienze pratiche, come quella esposta da Mauro Perino, sulle attività del Consorzio intercomunale dei servizi alla persona (Cisap) che opera nei comuni di Collegno e Grugliasco, in Piemonte. Il Cisap, oltre a garantire informazioni ai cittadini, fornisce prestazioni sociali o sociali a rilevanza sanitaria. Di particolare interesse il contributo di Francesco Santanera che descrive l’esperienza del Csa in merito al diritto delle persone colpite da patologie invalidanti e da non autosufficienza alle cure sociosanitarie senza limiti di durata.

5.

Prendersi cura dei cittadini del mondo

"La malattia è sempre uno scendere nel dolore del singolo e del mondo, ma proprio questa discesa ci apre a una nuova sapienza, di cui le vittime sono i maestri” [Massimo Toschi]

Nel cammino del "prendersi cura", che le Giornate del Corno alle Scale percorrono da alcuni anni, è arrivato il momento di allargare l’orizzonte ai cittadini del mondo, visti da una duplice prospettiva: quella del nostro impegno nei loro territori con l'esercizio concreto della solidarietà e della cooperazione internazionali e quella dell’accoglienza e dell’attenzione a persone straniere che vorremmo si sentissero a casa loro, con gli stessi diritti e con lo stesso senso di cittadinanza di chi vive da sempre nella nostra patria. Dentro questa dimensione pensiamo siano fondanti i valori della pace e della fratellanza universali.

Saranno questi i temi affrontati l’1 e il 2 ottobre nella sesta edizione delle "Giornate Studio del Corno alle Scale" a Lizzano in Belvedere (Bo).

L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione "Santa Clelia Barbieri" di Vidiciatico (Bo) e dalla Fondazione «E. Zancan» Onlus di Padova. Si tratta di un momento di crescita professionale, dialogo e condivisione aperto a tutti.

Le sezioni di lavoro saranno:

Venerdì 1 ottobre

I° Sessione: Pace, giustizia e sviluppo (9.30-13.30)

II° Sessione: Prendersi cura dei cittadini del mondo (15.00- 20.00)

Sabato 2 ottobre

III° Sessione: Accoglienza e fiducia (9.00-14.00)

 Per informazioni: Fondazione "Santa Clelia Barbieri" di Vidiciatico (Bo), via S. Rocco 42, 40049 Vidiciatico (Bo), tel. 0534 54200 e 0534 53923, fax 0534 55014, www.fondazionesantaclelia.it, info@fondazionesantaclelia.it; segreteria organizzativa dell'evento: 340 7790651.

6.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Il volume Lavorare da precari. Effetti psicosociali della flessibilità occupazionale, proposto all'interno dell'iniziativa «Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro», è il risultato scientifico di una ricerca coordinata da Guido Sarchielli e Augusto Palmonari dell'Università di Bologna e da Tiziano Vecchiato della Fondazione «E. Zancan».

Coerentemente con il proprio tradizionale impegno di studio e ricerca sui nuovi fenomeni sociali, La Fondazione «E. Zancan» ha ritenuto importante affrontare il tema della flessibilità del lavoro e di divulgarne i risultati.  

Il lavoro non è semplicemente una delle tante attività della persona, ma è lo strumento per garantire alla maggioranza dei cittadini l'autonomia economica, per progettare la propria vita a livello individuale e familiare e per esplicare la propria creatività.

Quando il lavoro viene a mancare, o si presenta incerto, precario, sottopagato, o quando la persona è costretta a lavori umili, degradati rispetto alla sua preparazione e professionalità, è la vita e la dignità che risultano compromesse. Viene meno anche l'uguaglianza dei cittadini, sancita dalla Costituzione; diminuisce il senso di appartenenza e la volontà di contribuire alla realizzazione del bene comune.

 

Il testo può essere ritirato di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).

Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it), compilando sempre la scheda.

La richiesta va effettuata entro il 31 ottobre 2010.

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