1.

Contro o Dentro? Innovazioni possibili dai laboratori di cittadinanza responsabile

Conflitti, paure, diffidenze sono ingredienti esplosivi, presenti in molte situazioni di conflitto sociale, “contro i diversi”. Lo sviluppo urbano ci affida alle ragioni della diversità, della globalizzazione, delle integrazioni tra culture. Lo sanno soprattutto i giovani che cercano il proprio futuro lavorativo e sociale lontano da casa. Lo sanno anche molte persone e famiglie che lasciano il proprio paese per cercare fortuna nel nostro.
La difesa dei diritti dei residenti è centrale nel federalismo, dove il bisogno dei diversi è accettato ma solo per mandare avanti le attività produttive, per prendersi cura degli anziani non autosufficienti, per salvaguardare servizi essenziali (soprattutto scuole) altrimenti chiusi senza nuovi nati. I laboratori di cittadinanza sono situazioni al limite della normalità, della coesistenza, della legalità, per cercare, per sperimentare nuovi modi di essere società.
Dobbiamo molto a questa possibilità, che può trasformare i conflitti in coesistenza, dando la possibilità ai territori di vivere “dentro i problemi”, per poterli risolvere. La Fondazione Casa della Carità di Milano e la Fondazione Zancan di Padova hanno dedicato tre anni di riflessione a queste questioni, approfondendole, confrontando le esperienze, riconoscendo le potenzialità originali dei laboratori di cittadinanza.
Il convegno del 26 novembre (Milano 9.00-13.00) presenta i risultati della ricerca, insieme con numerose esperienze che testimoniano la possibilità di investire in nuova socialità a vantaggio di tutti.
L’incontro è particolarmente rivolto agli assistenti sociali che si occupano di marginalità, a operatori del terzo settore, a quanti sono impegnati su queste tematiche.

Il programma e ulteriori informazioni sono visibili nel sito della Fondazione.

2.

Piaci: associazione scientifica per l'invecchiamento attivo e le cure integrate

Tutelare i bisogni e i diritti degli anziani e favorire un approccio multidisciplinare alle tematiche dell’invecchiamento: con questi obiettivi si è costituita a Padova l’associazione scientifica per l'Invecchiamento attivo e le cure integrate “Piaci”, nata dalla collaborazione tra l’Ordine nazionale degli assistenti sociali, il gruppo di ricerca geriatrica Grg e la Fondazione «E. Zancan».
Secondo quanto riportato dallo statuto, l’associazione Piaci si propone di “promuovere attenzione globale ai bisogni e diritti della persona anziana, valorizzando le sue capacità e potenzialità, favorire la collaborazione tra culture professionali sociali, sanitarie, educative, ambientali a servizio delle persone anziane, sviluppare la ricerca di nuove soluzioni per migliorare il lavoro di cura, la valutazione di efficacia, gli approcci interdisciplinari”. Ancora, si propone di promuovere l’incontro tra generazioni, culture, età della vita e riconoscere, affermare e tutelare i diritti delle persone anziane, in particolare di quelle più fragili. Questi scopi vengono realizzati con attività di studio, ricerca e con azioni di promozione e divulgazione scientifica e culturale, facilitando il dialogo tra discipline, saperi professionali, scienza ed etica. La specificità della nuova associazione scientifica è nel suo Dna multiprofessionale, visto che tradizionalmente questo tipo di associazioni nasce dall’interesse di singole professioni a sviluppare conoscenze e corre il rischio di anteporre gli interessi della professione ai problemi per cui sono state costituite. Per questo Piaci mette al centro la persona anziana e intorno tutte le professioni interessate a trovare nuove soluzioni.

3.

Valutazione di efficacia

Come e perché valutare l’efficacia nel servizio sociale: a questo tema è stata dedicata la giornata formativa per assistenti sociali svoltasi lunedì 25 ottobre, organizzata a Padova dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto in collaborazione con la Fondazione “E. Zancan” onlus. L’incontro, a cui hanno partecipato più di 100 assistenti sociali del Veneto, si è posto l’obiettivo di condividere contenuti e metodi per fare valutazione e, in particolare, valutazione di efficacia nel servizio sociale, sperimentando strumenti concreti applicabili alle diverse situazioni.

L’incontro è stato coordinato da Elisabetta Neve con la partecipazione di Cinzia Canali e Patrizia Mc Namara della La Trobe University (Australia).

Ma cosa si intende esattamente con “valutazione di efficacia”? In pratica  si tratta di valutare i benefici effettivi degli interventi per le persone e le famiglie che quotidianamente convivono con problemi sociali e sanitari.

La decisione di dedicare una giornata di studio a questo tema è nata dalla consapevolezza che finora tale valutazione è stata messa in un angolo, preferendole la ricerca sulla valutazione di processo e di efficienza.

Oggi, però, sono mature le condizioni perché anche le ragioni proprie della valutazione di efficacia diano adeguate risposte, a partire dalle prassi operative dei servizi.La valutazione di efficacia rappresenta un’opportunità per verificare l’impatto delle scelte di intervento, per scegliere con maggiore consapevolezza le soluzioni più appropriate e con un migliore rapporto costi efficacia.
Sul tema della valutazione di efficacia si è tenuto da poco un seminario internazionale a Volterra. Una monografia della rivista Studi Zancan è dedicata a questo tema.

4.

Riflessioni sul Rapporto “In caduta libera”

La povertà in Italia non accenna a diminuire e sempre più spesso colpisce persone e famiglie “insospettabili”, che nascondono la loro imprevista precarietà temendo i pregiudizi. In questa situazione si trovano famiglie con figli piccoli, madri sole, anziani. A questo tema è dedicato l’articolo “In caduta libera: la lotta alla povertà in una crescente differenziazione territoriale”, presentazione del X rapporto Caritas-Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia. Il contributo, di cui riportiamo i passaggi salienti, è stato pubblicato nel numero 5 della rivista “Studi Zancan” (disponibile per intero nell’area download).
“In altri paesi – scrivono gli autori – diventare poveri non significa rimanere poveri, ma avere ragionevole speranza di poterne uscire nel breve periodo, con l’aiuto istituzionale e sociale, con il proprio impegno personale per passare da una condizione di esclusione a un’integrazione sociale rinnovata”. La povertà di lungo corso, tipica della situazione italiana, non ha invece trovato e non trova benefici negli interventi finora realizzati, tutti caratterizzati da un’ottica emergenziale. “Gli interventi in emergenza sono per loro natura di breve periodo, basati su trasferimenti di denaro, su risposte a bisogni vitali. In questo modo si riduce momentaneamente la sofferenza e l’isolamento, pur sapendo che questo non basta per uscire dalla povertà”.
Se una parola da mettere al bando, dunque, è “emergenza” una seconda è “disuguaglianza”: attualmente infatti esistono
differenze significative nella capacità di spesa e nell’allocazione delle risorse nella penisola. Dal confronto interregionale, nel 2006, si registrano valori pro capite compresi tra 1,80 euro (Abruzzo) e 23,07 euro (Valle d’Aosta) per la spesa dell’area povertà, e tra 2,75 euro (Calabria) e 48,28 euro (Friuli Venezia Giulia) per la spesa a sostegno dei meno abbienti.
Nel contributo si sfata anche il luogo comune del “non ci sono risorse”: gli autori riferiscono infatti che “la spesa per assistenza sociale ha mosso nel 2008 circa 49 miliardi di euro, distribuiti tra spesa centrale, regionale e comunale. Esistono però enormi differenze di capacità nei territori, con un evidente paradosso: dove c’è più bisogno viene dato meno, mentre viene dato molto di più dove i bisogni connessi alla povertà sono inferiori”.
Un’ultima riflessione è sul messaggio che si vuole lanciare dalle pagine del X Rapporto: è necessario “dare impulso a interventi ‘a monte’, in grado di attivare strategie strutturali di contrasto alla povertà che siano in grado di governare queste differenziazioni territoriali e ricondurle a un piano di equità e di rispondenza ai bisogni delle persone. Ma azioni di questo tipo non sono purtroppo nell’agenda politica”.

 

5.

Forme di convivenza e loro regolamentazione

La famiglia è società naturale, unità biologica, generativa di vita, esperienza di amore e responsabilità. Queste componenti nelle realtà familiari hanno configurazioni diverse: intense e positive in molti casi, in altri invece sono poco capaci di generare amore e responsabilità. Nella società attuale questa contraddizione è riconoscibile andando oltre il velo dell’uniformità apparente. Paradossalmente è più facile notare gli elementi positivi quando vengono meno, quando aumentano le criticità, quando diminuisce l’agape reale.
Accade quando le crisi familiari evidenziano la minore capacità di farsi carico dei bisogni, delle condizioni di vita di chi è più debole e più bisognoso di attenzioni, nella famiglia. Riguarda i bambini in condizioni di abbandono e maltrattamento, le persone con disabilità e senza protezioni familiari. Sono persone in condizione di non autosufficienza, che possono contare sul diritto a vivere a casa propria se la famiglia lo rende possibile.
La ricerca documentata dal volume è partita da queste considerazioni e da queste domande. Quanta esperienza di unione e quanta condivisione di responsabilità servono per dare speranza a chi non vuole sentirsi costretto a vivere solo, se non ha famiglia e se una famiglia non è possibile?
Il dibattito sulle forme di vita, che le persone possono condividere stabilmente, senza essere famiglia, si è concentrato soprattutto sulle ragioni giuridiche. Non altrettanto ci si è chiesti se e a quali bisogni dare risposta, con quali garanzie. Il problema non è facile, anche per i rischi di strumentalizzazione e per gli utilizzi opportunistici dei più deboli. È quindi necessario entrare nel merito di queste questioni, evitando il rischio di negarle o non vederle.
Il volume «Forme di convivenza e loro regolamentazione» a cura di Emanuele Rossi, raccoglie i risultati costruiti da un gruppo di ricerca, cercando di non cadere nella trappola di identificare soluzioni ad ogni costo, ma cercando strade per riconoscerle. Il problema della legittimazione giuridica di forme di vita condivisa, diverse dalla famiglia, non è un passaggio scontato ed è successivo a questa ricerca, da affrontare nelle sedi proprie del confronto politico ed etico.

6.

Risorse e potenzialità del servizio sociale per valorizzare capacità e responsabilità nel prendersi cura

Il prossimo 2-3 dicembre 2010, a Firenze, si svolge il 5° Corso per Assistenti Sociali sul tema “Risorse e potenzialità del servizio sociale per valorizzare capacità e responsabilità nel prendersi cura”. Il corso si svolge nell’ambito del 55° Congresso Nazionale SIGG “Invecchiamento e longevità: più geni o più ambiente?” ed è organizzato dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria in collaborazione con la Fondazione Emanuela Zancan onlus e l’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali.
Il Corso si propone di focalizzare l’apporto positivo del servizio sociale nei processi di invecchiamento con particolare riferimento ai fattori ambientali e comunitari. A tal fine, a partire dalla scorsa primavera, ha chiesto agli assistenti sociali come promuovere e realizzare:
1. azioni di valorizzazione e promozione dell’adulto e dell’anziano come risorsa sociale;
2. interventi tempestivi per contrastare il rischio e la fragilità;
3. azioni finalizzate a prendersi cura, valorizzando e promuovendo le capacità dell’anziano non autosufficiente nel suo spazio di vita.  

Le esperienze pervenute sono state riviste e valutate dal Comitato scientifico e organizzate nel programma allegato. Sono previsti interventi di assistenti sociali e di professionisti che lavorano a diretto contatto con le persone anziane.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine Assistenti sociali ha attribuito al Corso 16 crediti formativi.

L’iscrizione va effettuata direttamente dal sito www.sigg.it.
Il programma è visibile nel sito www.fondazionezancan.it.

7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Trenta anni fa si era consapevoli che le persone con difficoltà – bambini, malati, anziani non autosufficienti, persone con disabilità – devono essere mantenute per quanto possibile nell’ambiente in cui hanno i loro punti di riferimento esistenziali (famiglia, rete di amici, paese, quartiere…) perché ne hanno bisogno e diritto per poter vivere in modo più umano la loro vita: questo è un segno di civiltà.
D’altro lato l’organizzazione della società e la cultura dominante ispirata all’efficienza, alla produttività, al consumismo e all’edonismo, rendono sempre più difficile la permanenza delle persone con gravi difficoltà fisiche e psichiche nel loro normale ambiente di vita. Uno strumento concreto e sperimentato per renderlo possibile è l’assistenza domiciliare integrata.
Il volume proposto questo mese come strumento di lavoro ad 1 euro è un contributo alla promozione della cultura della domiciliarità “L’assistenza domiciliare integrata: alternativa al ricovero” (a cura di M. Scassellati Galetti).
Il testo può essere ritirato di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it), compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 31 dicembre 2010.

 

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