1.

Disabilità e riabilitazione: nuove sinergie per valutare gli interventi e avviare sperimentazioni

In un periodo in cui l’attenzione e il dibattito in materia di disabilità e di riabilitazione scontano non poche difficoltà, alcuni centri di riabilitazione e di ricerca hanno deciso di andare in controtendenza e di riportare il tema dei diritti e dei bisogni dei disabili al centro della scena. È con questo obiettivo che Piccola Opera Papa Giovanni, Fondazione «E. Zancan»,  Fondazione Don Gnocchi e Fondazione Stella Maris si sono date appuntamento a Reggio Calabria per un seminario di tre giorni (12-14 gennaio). Molto soddisfatti i numerosi soggetti coinvolti che - condividendo lo stesso approccio globale di presa in carico della persona - hanno scommesso sull’opportunità di riunire voci ed esperienze diverse e colto l’occasione di fare il punto sullo stato attuale dei servizi.
“L’idea di mettere a confronto diverse realtà è risultata buona ed efficace – è il commento del presidente di Piccola Opera, Pietro Siclari –: quanto emerso in questa sede potrà essere presentato anche a livello nazionale, confrontandoci ovviamente con altri soggetti che operano a livello molto qualificato nelle diverse regioni”. Sulla stessa linea anche Angelo Gianfranco Bedin, coordinatore dell'area disabilità della Fondazione Don Gnocchi: “Questo momento di condivisione è importante – spiega – perché la sinergia consente di trovare soluzioni comuni per tutelare di più e meglio le fasce fragili della popolazione, che hanno meno risposte istituzionali rispetto ai propri bisogni. A queste stesse persone bisogna anche garantire maggiori strumenti di inclusione nella propria comunità di riferimento”.
Nel corso dei tre giorni si è parlato di pratiche, ma soprattutto delle criticità da superare. Una di queste è l’attuale difficoltà a garantire la continuità di cura e assistenza nel passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Un secondo nodo è invece quello degli strumenti di valutazione di esito degli interventi: è un aspetto su cui insiste il direttore della Fondazione «E. Zancan», Tiziano Vecchiato, secondo cui “in materia di riabilitazione serve una maggiore attenzione verso quei processi che possono avere un rendimento più alto. Valutando gli esiti e individuando le potenzialità è infatti possibile facilitare le decisioni degli operatori e indirizzare le risorse verso gli interventi più efficaci”. È proprio per questo che, arrivati al termine del seminario, si è concretizzata l’idea di sviluppare sperimentazioni congiunte tra i soggetti presenti, “per validare i percorsi di riabilitazione basati su evidenze scientifiche, per diverse configurazioni di bisogno” conclude Vecchiato.

2.

Giovani: condannati a vivere da non autosufficienti?

Dal 2010 l’Italia eredita una situazione sociale in affanno, con la povertà che sembra ancora impossibile da sconfiggere e nuove fasce della popolazione in condizioni di difficoltà, che non vogliono più stare in silenzio. È per questo che dalla Fondazione «E. Zancan» arriva un appello: che nel 2011 si cambi prospettiva e si guardi al problema dell’impoverimento del paese a partire dai giovani. A farsi portavoce del monito è Tiziano Vecchiato, che lancia una provocazione: “Da anni si pensa alla non autosufficienza degli anziani come a un’emergenza sociale, ma ci si dimentica che c’è un’altra fascia di non autosufficienti dal lato economico  ed è quella dei giovani”.  
La Fondazione sposa pienamente quanto detto ad inizio anno dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha invitato a “ripartire dai giovani”. Al paese non servono politiche “pensate da vecchi e dirette ai giovani – spiega Vecchiato – ma serve che sia lasciato spazio a questi ultimi perché possano costruire il proprio futuro. L’elettore medio ha 50 anni e il politico medio ne ha almeno 60: come si può pensare che da loro escano proposte innovative e utili alle nuove generazioni?”. L’augurio per l’anno appena iniziato, quindi, è che si inizi a prendere sul serio gli under35 che hanno qualcosa da dire e molto da reclamare. “Bisogna ascoltare le proposte avanzate dalle nuove generazioni e dare loro la possibilità di realizzarle, stanziando risorse adeguate – incalza il direttore –. Da sempre i grandi cambiamenti non sono fatti dagli anziani, ma dalle nuove forze sociali. Se dimostrano voglia di fare e interesse, non bisogna smorzare le loro voci per paura”.
La parola chiave per l’anno nuovo dovrebbe essere dunque “partecipazione a partire dai giovani”, espressione che calza a pennello anche con un altro termine di grande attualità: il federalismo: “Anche qui la partita si gioca su un modo diverso di intendere il bene comune, che prevede il coinvolgimento di tutta la popolazione. La politica deve necessariamente aprirsi a queste forze nuove, senza aver troppa paura di essere spodestata. È necessario un profondo rinnovamento, che non va ostacolato ma facilitato”.

Sulla base degli ultimi dati resi noti dall’Istat (www.istat.it), quasi un giovane (15-24 anni) su 3 è disoccupato. Il tasso di disoccupazione giovanile a dicembre 2010 è pari al 29%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti percentuali rispetto a dicembre 2009.

3.

L’agape, il “bene in eccesso” e la sua applicazione nella società moderna

È raro, ma esiste: è qualcosa di più del dono, di più della giustizia e della solidarietà. È un bene in eccesso, che non richiede contropartita e che viene dato senza essere richiesto. È un quid di non facile definizione, che ha un nome aulico: “agape”. Etimologicamente significa “amore fraterno, disinteressato” ed è un concetto che, pur sembrando puramente teorico, ha forti connotazioni pratiche anche nella società e nel welfare moderni. A questo tema è stato dedicato il terzo seminario internazionale di Social-One (gruppo internazionale di sociologi e studiosi del servizio sociale), dal titolo "L'agire agapico come categoria interpretativa per le scienze sociali", organizzato in collaborazione con il Dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Milano, la Fondazione «E. Zancan», la Universidade Federal do Pampa in Brasile, la Katolìcka Univerzita V Ruzomberku Pedagogicka Fakulta (Slovacchia), la Facoltà di scienze della formazione dell’Università di Catania, il Dipartimento di sociologia e scienza della politica dell’Università di Salerno. In questa sede, esperti internazionali, studiosi, ricercatori, dottorandi e studenti hanno condiviso ricerche empiriche e riflessioni teoriche, metodologiche e pratiche sul concetto dell’agape.
Il valore dell’agire agapico è un beneficio di solito sproporzionato rispetto a quanto ci si possa aspettare. Viene definito eccesso di bene, di valore. Il seminario si proponeva di studiare sul piano teorico questa dimensione dell’agire sociale guardando anche alle sue ricadute di welfare. Essendo un concetto fluido e non facilmente osservabile, gli studiosi si sono interrogati su come poterlo definire, approfondire, diffondere: “Pensiamo di creare un gruppo di ricerca per capire come proseguire, come passare a una fase più operativa, di ricerca sul campo” spiega Gennaro Iorio, docente di Sociologia generale all'Università di Salerno, che fornisce esempi pratici di agire agapico, come “l’adozione a distanza, ma anche atti eroici come quello di Schindler, Perlasca e tutte quelle persone che sono arrivate perfino a mettere a rischio la propria vita per gli altri, senza ragione, senza che venisse loro chiesto niente e senza aspettarsi qualcosa”. Nel concreto, dunque, l’agape trova già applicazione nella società e nella vita quotidiana. Un altro esempio è l’esperienza della Cittadinanza sociale in relazione alla povertà: “Qui l’agape consiste nel non considerare il povero come un escluso, inferiore, come mancante di qualcosa, ma al contrario come depositario positivo di una legittimazione sociale – continua Iorio –. In questo avviene un riconoscimento della dignità che è indispensabile se si ambisce a una convivenza pacifica. In questo senso, l’agape può essere considerato anche dalle istituzioni, rompendo la logica del conflitto”.
Anche sul fronte dei servizi alla persona la prospettiva dell’agire agapico può facilitare la conoscenza e la sperimentazione. Qui il concetto può essere applicato a due livelli: il primo è quello del lavoro microsociale svolto dai professionisti, attraverso una relazione diretta con le persone; il secondo riguarda un lavoro più istituzionale, che comprende anche i soggetti del welfare e il terzo settore. Bisogna agire su più fronti: continuare ad approfondire il concetto sul piano teorico, svilupparericerca empirica per capire come l’agape si manifesta, capire cosa e come fare per favorire questo tipo di azione.

4.

Assegni familiari: dallo Stato al territorio per gestirli meglio

Se la gestione degli assegni familiari fosse in carico non più all’Inps ma alle singole regioni, si potrebbero potenziare i servizi a sostegno della famiglia. In Veneto, ad esempio, con solo un terzo della quota, stimata per la regione in 600 milioni di euro, si potrebbe raddoppiare l’offerta di posti in asili nido. L’impiego dell’intera cifra, invece, permetterebbe la creazione di 25 mila nuovi posti di lavoro per servizi di interesse sociale. Queste sono le stime presentate dalla Fondazione «E. Zancan» nell’ambito del convegno “Abitare sociale” organizzato a Vicenza dalla Fondazione “La Casa” (27 gennaio).
Secondo i calcoli riportati dalla Zancan e basati sui dati Inps, nel 2009 i contributi obbligatori versati dalle imprese per finanziare interventi a sostegno della famiglia sono stati 6,1 miliardi di euro, di cui 4,5 destinati agli assegni per il nucleo familiare. Non esistendo proiezioni a livello regionale, si stima in 600 milioni le risorse versate dalle imprese del Veneto per finanziare gli interventi economici a sostegno della famiglia e in 335 milioni la spesa per assegni destinati alle famiglie residenti nel Veneto. Quest’ultima cifra rappresenta circa il 60% della spesa dei comuni del Veneto per i servizi sociali che, secondo l’Istat, ammontava nel 2008 a 536 milioni di euro, di cui il 30% destinato alla famiglia e ai minori.
Per gli asili nido, nel 2008, la spesa veneta è stata di 83 milioni di euro, consentendo l’inserimento di circa 14 mila bambini (il 15% dei bambini 0-2 anni), con un costo medio di quasi 6 mila euro l’anno per bambino. Se a questa cifra fosse aggiunto un terzo di quei 600 milioni versati per i contributi, sarebbe possibile raddoppiare l’offerta di posti in asili nido, raggiungendo una copertura del 25%. In alternativa, utilizzando l’intera cifra sarebbe possibile creare 25 mila nuovi posti di lavoro da destinare ai servizi e alle attività di sostegno alla famiglia.
Il problema è che questi soldi sono fermi a Roma, in gestione all’Inps come se fossero destinati a interventi previdenziali. “Non è così – spiega Vecchiato –: sono soldi per l’assistenza alle famiglie dei lavoratori e quindi dovrebbero essere consegnati alle regioni, che hanno la competenza in materia”. Questo aprirebbe spazi di innovazione per il sistema di welfare veneto e per le altre regioni, grazie a una gestione diretta con maggiore rendimento delle risorse. L’innovazione richiederebbe anche l’impegno di diversi soggetti – sindacati soprattutto, ma anche associazioni di famiglie e istituzioni –, che insieme dovrebbero trovare forme di spesa che producano benefici effettivi per le famiglie, rendicontabili e misurabili in termini di maggior impatto rispetto alle erogazioni attuali.

5.

Approcci internazionali alla valutazione dei servizi per l’infanzia: sono on line i video del convegno di Firenze (29 settembre 2010)

Lo scorso mese di settembre la Fondazione «E. Zancan», in collaborazione con la Regione Toscana e l’associazione iaOBERfcs (International Association for Outcome-based Evaluation and Research on Family and Children’s Services), ha riunito esperti di politiche per l’infanzia da tutto il mondo per presentare lo stato dell’arte della teoria, della ricerca, delle soluzioni pratiche in tema di valutazione di efficacia degli interventi per l’infanzia e la famiglia. Studiosi italiani, ma anche provenienti da Australia, Inghilterra, Israele, Irlanda, Stati Uniti si sono confrontati – davanti a una platea di oltre 200 persone – sul tema “Approcci qualitativi e quantitativi per valutare l’efficacia degli interventi per l’infanzia e la famiglia: prospettive internazionali a confronto”.
Considerato il grande interesse ottenuto dall’iniziativa, la Fondazione mette a disposizione, nella sezione “video” del proprio sito, le immagini dell’evento. In questo modo chi non ha potuto partecipare o chi desidera riascoltare alcuni interventi potrà farlo dal proprio pc. Sono inoltre disponibili le presentazioni utilizzate dai relatori.
Ai problemi dell’infanzia la Fondazione ha dedicato e dedica molto impegno, soprattutto per identificare risposte efficaci e sostenibili, anche in tempi di crisi. Anche alla luce di quanto emerso a Firenze, appare oggi fondamentale ridare attenzione alla prima fase della vita, dopo anni in cui si è guardato alla condizione anziana e alla non autosufficienza. Risulta altrettanto necessario un impegno sistematico per verificare l’impatto di quanto facciamo, i risultati, gli indici di efficacia, per un utilizzo più responsabile delle risorse.

6.

Condizioni per qualificare gli interventi a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie nella Comunità delle Giudicarie

E stato pubblicato il volume che presenta i risultati del progetto sulla disabilità adulta realizzato nel Comprensorio delle Giudicarie.
Il progetto di ricerca mette a disposizione conoscenze e valutazioni su tre dimensioni:

  • la configurazione dei bisogni attuali e futuri delle persone adulte con disabilità;
  • la capacità di risposta dei servizi e la sua distribuzione rispetto all’accesso, alle risposte domiciliari, intermedie, residenziali;
  • le modalità di presa in carico dei bisogni e di governo tecnico e professionale delle risposte, basate su progetti personalizzati.

Nel caso delle persone con disabilità l’equità nell’accesso e nella fruizione degli interventi va oltre il semplice uso di servizi e prestazioni. I servizi devono essere capaci di una presa in carico del bisogno e devono essere in grado di documentare la propria efficacia.
Avendo in mente questa esigenza, sono state indagate le condizioni professionali e organizzative perché il processo di presa in carico si sviluppi adeguatamente nelle fasi di accesso, valutazione del bisogno, predisposizione del progetto personalizzato, valutazione di esito, grazie ad un incontro di responsabilità professionali, familiari e di quanti hanno a cuore il problema e le sue possibili soluzioni.
L’intera attività di ricerca ha comportato il coinvolgimento e la collaborazione degli operatori e dei soggetti che operano nei servizi territoriali per le persone con disabilità.

I risultati documentati nel volume consentono di meglio conoscere e governare i servizi, tenendo conto dei bisogni del territorio, promuovendo processi di integrazione programmatoria, organizzativa e professionale, nonché favorendo la collaborazione di quanti incidono in modo significativo sulla qualità della vita delle persone con disabilità, nella scuola, nel lavoro, nei trasporti, cioè tutti quelli che hanno a cuore il problema e le sue possibili soluzioni.

7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Il volume “Solidarietà e cittadinanza sociale. Secondo rapporto dell’Osservatorio sociale provinciale di Firenze” raccoglie i risultati della seconda annualità del progetto sul monitoraggio dei sistemi locali di welfare nella Provincia di Firenze.
Già la prima annualità aveva evidenziato che la capacità di osservazione che la Provincia può garantire rappresenta un valore aggiunto, facilitando in forma collaborativa il confronto tra i soggetti istituzionali e sociali presenti nei territori interessati. La seconda edizione è stata un’occasione per meglio configurare ruolo e potenzialità della Provincia nello sviluppo delle politiche locali di welfare.
Il volume è diviso in due sezioni e configurano le principali aree di intervento sui cui la Provincia può sviluppare in forma originale le proprie funzioni di osservatorio e di supporto alla programmazione locale.
Sul versante del monitoraggio dei sistemi di welfare (prima sezione), l'analisi comparata della situazione nelle zone che compongono la Provincia, dal punto di vista della conformazione socio demografica delle comunità locali e della capacità di risposta presente, offre informazioni e strumenti conoscitivi utili alle istituzioni impegnate nella programmazione integrata di salute.
L'approfondimento sul tema dell'immigrazione (seconda sezione) permette poi di valorizzare la capacità della Provincia di promuovere una lettura sovra zonale di specifici fenomeni sociali, indagandone in forma approfondita i diversi aspetti. Il focus sull'immigrazione nella Provincia di Firenze ha infine reso possibile valorizzare l'apporto specifico delle competenze provinciali in ambito sociale, scolastico, di avviamento al lavoro per promuovere un'analisi sociale di problematiche territoriali cogliendone al tempo stesso i fattori di complessità e le potenzialità correlate alla crescente presenza di persone immigrate nel territorio provinciale.
Il volume può essere ritirato di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 30 marzo 2011.

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