1.

Lavoro non retribuito: Fondazione Zancan e Acli Veneto insieme per elaborare uno schema di legge regionale

Fondazione «E. Zancan» e Acli del Veneto hanno avviato un percorso per elaborare uno schema di legge regionale che valorizzi e, soprattutto, tuteli il lavoro non retribuito. Da un lato, l’intento è definire uno strumento di sicurezza sociale per chi svolge lavoro non retribuito, come i volontari o i famigliari di persone in condizione di bisogno, ora non sufficientemente garantiti sul piano previdenziale. Dall’altro, la proposta è di ampliare l’esperienza dei lavori socialmente utili anche a soggetti ancora attivi ma a rischio di emarginazione sociale, come gli anziani autosufficienti. Una tappa del percorso è stato il seminario di ricerca di Malosco (Trento) sul tema «Quale valorizzazione del lavoro non retribuito dentro un quadro di ridisegno delle politiche di welfare locale?» (13-16 luglio), al quale hanno partecipato un gruppo di professionisti ed esperti, coordinati da Marco Ferrero, vicepresidente di Acli Veneto, e Giovanni Nervo, presidente onorario della Fondazione «E. Zancan».
Il lavoro non retribuito può essere declinato in varie forme: dal volontariato puro all’attività dei soci sostenitori, dall’attività volontaristica professionale al lavoro di cura svolto all’interno delle famiglie. Attività che attualmente non sono tutelate e per le quali è necessario individuare forme di valorizzazione indiretta, in termini assistenziali e/o previdenziali, capaci di meglio evidenziare il loro contributo alla creazione di capitale sociale e di risparmio di spesa per le istituzioni pubbliche.
La crisi economica evidenzia maggiormente i problemi di sostenibilità del nostro sistema di welfare. Sono necessarie politiche pubbliche innovative che sappiano coniugare il tema della competitività del paese con quello di una diversa e più equa distribuzione delle risorse, in termini fiscali e di offerta di interventi sociali.
Un’attenzione particolare è dedicata al lavoro di cura familiare. Per molte donne è una scelta generosa e onerosa perché riduce la capacità economica delle famiglie. Ma è una scelta che riguarda anche il futuro: lasciando il lavoro, le donne rinunciano alla possibilità di reddito non solo professionale ma anche previdenziale.
Nonostante il grande apporto dato alle istituzioni e alle comunità locali non ci sono corrispettivi in termini di sgravi fiscali, agevolazioni tariffarie o altre forme di sostegno. La Fondazione Zancan da tempo si è attivata per cercare di definire un ‘giusto riconoscimento’, con soluzioni di natura economica o con altre forme di agevolazione, a beneficio immediato (in termini di beni e servizi) o differito, sotto forma di tutela previdenziale per le donne che svolgono lavoro di cura in famiglia per le persone non autosufficienti.

2.

Verso il rilancio del dibattito sui servizi all’infanzia e alla famiglia

In tempi difficili come quelli attuali, in cui le famiglie sono strette dalla morsa della crisi e il sistema di welfare è in affanno, diventa urgente riportare al centro del dibattito i problemi delle famiglie e dell’infanzia, mettendo in primo piano i bisogni dei minori e cercando soluzioni innovative ed efficaci. A questi temi è stato dedicato il seminario di ricerca «Il futuro dei servizi e della tutela dell’infanzia: ripresa di un dibattito» (Malosco, 17-20 luglio) organizzato insieme alla Fondazione Paideia di Torino.
Le cronache e le statistiche riferiscono che è in aumento il numero delle famiglie che si rivolgono ai servizi sociali e sanitari e che manifestano problematiche complesse. Tutto questo rende urgente e indispensabile un ripensamento degli strumenti di intervento e valutazione. È necessario, dunque, l’avvio di una nuova fase per i servizi, nella quale vengano superate le diffidenze e il corporativismo e venga invece privilegiata un’ottica di prevenzione, di confronto e di aiuto.
Il seminario è stata una preziosa occasione per rileggere l’evoluzione dei servizi e per capire, tra le altre cose, quali frutti ha dato la lotta all’istituzionalizzazione e quali sono state le sfide perse. Dopo una fase in cui le diverse professioni e istituzioni hanno collaborato, dalla seconda metà degli anni novanta le professioni non hanno più condiviso strategie collaborative, perché ha prevalso la chiusura e la tendenza all’auto-difesa, per la paura di dover rispondere in prima persona del proprio operato. Queste trasformazioni hanno portato alla perdita di centralità del minore e alla diffusione di un approccio difensivo. Ora, però, è necessario un cambio di rotta, per rilanciare le politiche per l’infanzia e la famiglia, è necessario un patto di fiducia per cercare nuove soluzioni. Per voltare pagina, però, bisogna anche guardare ai problemi rimasti in sospeso e rileggere con occhio critico quanto fatto. Ci si accorgerà così, ad esempio, che alcune delle attuali soluzioni sono una sorta di «neo-istituzionalizzazione». È con queste sfide che bisogna misurarsi.
Ridare centralità e slancio alle tematiche relative all’infanzia e alla famiglia è una prospettiva nuova e ambiziosa. Bisogna lavorare anche per impostare una nuova chiave di lettura dei problemi e per restituire vitalità agli studi sociali. Il seminario ha offerto l’opportunità di rileggere il passato dei servizi e il loro sviluppo storico e di recuperare quelle idee forti che hanno dato vita al pensiero sociale del paese.

3.

Povertà: i dati Istat faticano a fotografare la crisi

Le difficoltà economiche sono ancora presenti ma i dati dell’Istat sulla povertà assoluta e relativa faticano a fotografarle perché l’impoverimento generale non vi trova corrispondenza. Non è una questione di affidabilità tecnica delle statistiche, ma di sensibilità del sistema di rilevazione, che in questo caso non è in grado di cogliere l’effettiva condizione delle persone e delle famiglie.
L’Istat ci dice che la povertà risulta sostanzialmente stabile, sia a livello assoluto, sia relativo, confermando che più di 8 milioni di persone vivono in condizioni di povertà relativa in Italia, tra cui oltre 3 milioni in stato di povertà assoluta. Il problema sta tutto nell’apparente stabilità del fenomeno, in quanto tutti stiamo peggio e la situazione economica delle famiglie italiane si è aggravata.  
La contraddizione non è nuova: la Zancan l’ha già evidenziata esattamente un anno fa, invitando a non farsi prendere dall’ottimismo, perché una lettura superficiale dei dati può trarre in inganno. La strumentalizzazione politica delle statistiche va evitata perché può dare effetti indesiderati: ad esempio, può rassicurare e far dire che i problemi non ci sono, che la crisi è superata. Ma allora non sarebbe stata necessaria una manovra da 70 miliardi, che peserà non poco sui bilanci delle famiglie.
A distanza di dodici mesi, la Fondazione rilancia quindi l’appello all’Istat a «condividere soluzioni per approfondire meglio la questione e dare una lettura più affidabile del fenomeno povertà. In un momento così difficile come questo, ogni istituzione interessata al bene comune deve essere disposta a confrontarsi con chi può e vuole contribuire ad affrontare in modo più efficace i problemi».

4.

Informazione e diritti sociali. Il contributo del segretariato sociale come Lea

L’interesse per il segretariato non è di oggi visto che da almeno cinquant’anni rappresenta una questione centrale nel dibattito. Le ragioni sono identificabili nel suo ruolo strategico. È momento di accoglienza, ascolto, comprensione, orientamento, aiuto. È anzitutto un incontro che può fare la differenza tra domanda di servizi e capacità di considerarla e affrontarla in modo adeguato.
Il fuoco dell’attenzione si è soprattutto concentrato su questo, visto che l’aiuto di segretariato è chiesto da chi vive momenti di disagio difficili da superare. Sono persone e famiglie fragili, escluse, emarginate dalle pari opportunità. Non è quindi solo questione di collegamento tra bisogni e risposte ma, ancora prima, di riduzione delle disuguaglianze per poter chiedere e ottenere aiuto.
L’insufficiente presenza e capacità nel garantire in ogni territorio il segretariato sociale è un deficit di cittadinanza da colmare. Non è un compito facile, per i limiti di risorse, gli ostacoli burocratici e organizzativi, la scarsa considerazione per le persone deboli e fragili.
Il segretariato sociale è luogo di incontro tra istanze etiche e capacità professionali, per accogliere e colmare la mancanza di equità, di ascolto, di accessibilità ai servizi.
Il volume, attualmente in stampa, «Informazione e diritti sociali. Il contributo del segretariato sociale come Lea» a cura di Lorenza Anfossi, pone l’attenzione su queste istanze, da attualizzare e proiettare nei nuovi sistemi di welfare regionalizzati, basati su patti federalistici di solidarietà, con risorse da meglio incardinare nei livelli essenziali di assistenza.

5.

Opportunità formative

La Zancan Formazione Srl si propone di promuovere e diffondere una cultura sociale ispirata ai valori della solidarietà, del rispetto della dignità dei soggetti destinatari delle politiche sociali e di valorizzazione delle professionalità impegnate nei servizi. Ha come finalità principale la formazione.
Opera in stretta sinergia con la Fondazione Zancan, condividendone le finalità di promozione sociale, di miglioramento delle politiche e dell’azione professionale nei servizi alle persone, di sviluppo di conoscenze, di tecniche e di strategie operative per garantire efficacia agli interventi. Vi è complementarietà fra i due organismi in quanto la Zancan Formazione Srl si avvale dei risultati della decennale esperienza, delle ricerche e delle sperimentazioni della Fondazione, favorendone l’apprendimento e la diffusione. A sua volta la formazione consente di verificare l’applicabilità e la validità dei contenuti sperimentati dalla Fondazione, di sollecitare nuove sperimentazioni, di considerare nuove esigenze provenienti dal contatto con persone, enti, realtà territoriali. Tra i temi formativi che la Srl affronterà, segnaliamo:

  • La valutazione di efficacia degli interventi di servizio sociale (14 ottobre)
  • Segretariato sociale e accesso alla rete dei servizi: il contributo alla conoscenza dei bisogni del territorio (17 ottobre)
  • Il servizio sociale professionale nell’accesso alle strutture per anziani (in collaborazione con l’Associazione Piaci) (24 ottobre)
  • Enti locali e promozione della cittadinanza attiva: tecniche e metodologie per la promozione della partecipazione dei bambini, ragazzi, giovani (26 ottobre)
  • Le responsabilità dell’assistente sociale nella gestione del progetto personalizzato: principi e dilemmi etici (27 e 28 ottobre)
  • Rischi e responsabilità nel lavoro dell’assistente sociale: apprendere dall’errore professionale (7 novembre)
  • Valutazione e gestione del rischio di allontanamento dei bambini dalla famiglia (11 novembre)
  • Gli indicatori per la misurazione dell’integrazione professionale (14-15 novembre)
  • Misurazione, valutazione e sviluppo dei fattori protettivi e delle responsabilità comunitarie nei processi di aiuto (indicatori e scale) (21-22 novembre)
  • Le comunità di accoglienza per madri e bambini: modelli ed esiti (25 novembre)
  • Il pronto intervento sociale tra i livelli essenziali di assistenza (13 dicembre)
  • Metodi e strumenti per la valutazione degli esiti degli interventi con bambini, ragazzi e famiglie in difficoltà (15-16 dicembre)
  • Il lavoro educativo di strada: aspetti e problemi tecnici e metodologici (data da stabilirsi)

I seminari si svolgono a Padova, ma  possono essere ripetuti anche in altre località. Sono rivolti ad assistenti sociali, educatori, psicologi, infermieri, operatori sociosanitari.
I contenuti teorici vengono accompagnati da lavori di gruppo, discussioni, scambio di esperienze, laboratori, case study, privilegiando modalità partecipative e personalizzate.
L’orario giornaliero è previsto dalle 9.30 alle 13 e dalle 14 alle 17.30. Il numero minimo di partecipanti per l’attivazione dei corsi è di 10 iscritti.
Per tutti i corsi in programma sono stati chiesti i crediti formativi per assistenti sociali. Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza. Per ulteriori informazioni: www.zancanformazione.it, tel. 049 663800, email: segreteria@zancanformazione.it

6.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

Equità, solidarietà e livelli di cittadinanza sociale è il volume proposto questo mese all’interno dell’iniziativa strumenti di lavoro.

Chi fosse interessato all’acquisto della pubblicazione deve compilare l’apposita scheda che può essere presentata di persona presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00), oppure inviando un fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it).

La richiesta va effettuata entro il 30 settembre 2011.

In caso di spedizione della pubblicazione le spese sono a carico del destinatario.

Per conoscere le proposte di ogni mese (strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro) si può consultare la sezione news del sito www.fondazionezancan.it.

7.

Chiusura estiva della sede di Padova e ospitalità alberghiera a Malosco

Nel mese di agosto la sede di Padova della Fondazione sarà chiusa per ferie. Auguriamo a tutti buone vacanze estive.
Il Centro di documentazione sulle politiche sociali riapre mercoledì 7 settembre.
Rimane aperto per ospitalità alberghiera il Centro Studi Zancan di Malosco. Il contesto della Val di Non ne fanno un posto dove trascorrere tranquille vacanze. È dotato di stanze singole e doppie, tutte con servizi. Si distingue per l’accogliente gestione familiare e l’ottima cucina.
Chi desidera approfittare di questa occasione, può telefonare a Thea Paganin al seguente recapito:
Centro Studi Zancan - Viale Alpino, 8 38013 Malosco TN -Tel. 0463 831342 - fax 0463 830408 - email: fz@fondazionezancan.it.

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