1.

Valutare gli esiti del lavoro professionale

Si è svolto a Padova un incontro organizzato dalla Fondazione assieme all’Aidoss (associazione italiana docenti di servizio sociale) e agli Ordini regionali degli assistenti sociali di Lombardia, Piemonte e Veneto, sul tema «Come formare e sostenere la capacità degli assistenti sociali di utilizzare le prove di efficacia nel lavoro a diretto contatto con l’utenza» (2 febbraio). 

L’Italia sta scoprendo in ritardo i benefici della valutazione di efficacia e ha maturato un significativo ritardo rispetto agli altri paesi europei ed extraeuropei. Anche per tentare di colmare questo gap la Fondazione Zancan si è impegnata in un’intensa attività di promozione e diffusione, convinta che la valutazione degli esiti degli interventi professionali sia uno dei principali strumenti di valorizzazione e sviluppo della professione. E questo per vari motivi: ne evidenzia l’utilità sociale, rendendo visibili i risultati dell’azione professionale agli utenti e alle istituzioni, dà una base di maggiore scientificità ai processi di aiuto e facilita la costruzione di evidenze scientifiche. Ma esistono motivazioni anche di tipo etico: l’offerta a persone in stato di bisogno di un intervento professionale deve includere anche la garanzia che tale intervento avrà alte probabilità di successo. Inoltre, l'utilizzo di un approccio dialogico consente alla persona di partecipare attivamente alla formulazione della valutazione, coinvolgendola e rendendola consapevole del percorso fatto e dell’effetto che questo percorso ha avuto. La valutazione in questo momento storico ha grandissima importanza perché, in assenza di risorse, c’è la necessità di utilizzare al meglio quelle poche che ancora ci sono per garantire che gli interventi vadano davvero a migliorare la qualità di vita delle persone e che le risorse non vengano spese a pioggia senza alcun reale beneficio. Infine, la valutazione risulta un utile mezzo per aumentare la conoscenza e per costruire una cultura professionale. L’incontro ha mosso un nuovo passo verso il potenziamento di strumenti e capacità per raggiungere e rendere visibili i buoni risultati delle azioni professionali, mantenendo costante la collaborazione tra ordini regionali, docenti universitari e ricercatori della Fondazione Zancan. È diffusa e condivisa la percezione della ‘non autosufficienza’ di tutti i soggetti coinvolti, cioè la convinzione che nessuno può farcela da solo. Ciascuno dalla propria angolazione si rende conto che è necessario mettere insieme le forze per raggiungere uno sviluppo adeguato della disciplina. Un secondo aspetto centrale emerso dall’incontro è la necessità di capire come giungere a rendere riconoscibile  l’esito del lavoro che si fa. Questo implica una riflessione ulteriore non solo sul lavoro degli assistenti sociali, ma sulle attese loro, degli enti e della platea sociale. Da questa riflessione, poi, nasce la possibilità di fare valutazione. 
2.

I servizi sanitari e sociali del Friuli Venezia Giulia sotto la lente d’ingrandimento

Il convegno «I servizi sanitari e sociosanitari per i cittadini visti dai cittadini. Atlante dei servizi in Friuli Venezia Giulia e audit civico» (San Vito al Tagliamento, 3 febbraio) ha voluto mettere a confronto l’offerta dei servizi nel territorio regionale e riflettere sul rapporto tra comunità locali e servizi nell’attuale fase di cambiamenti istituzionali, a livello nazionale e regionale. 
Chiamato a dare un contributo sul tema della «partecipazione, programmazione e valutazione nei servizi alla persona», Tiziano Vecchiato (direttore Fondazione Zancan) ha sottolineato che «il convegno è un’opportunità preziosa, soprattutto in questo momento storico, per ripensare i rapporti tra valutazione dei bisogni, programmazione degli interventi e verifica dei risultati». Troppo spesso queste dimensioni non si sono avvicinate e, anzi, la perdurante difficoltà di valutare l’impatto e l’efficacia dei servizi alle persone ha ridotto il loro rendimento e ha impedito la valutazione della loro efficacia. Il futuro del welfare deve ripartire proprio da questa criticità per ottimizzare il rendimento delle risorse e dare di più alle persone e alle comunità locali. 
Nel corso del convegno Fabio Bonetta, direttore generale dell’Asp Itis di Trieste, ha portato al centro del dibattito alcune ipotesi di sostenibilità dei servizi agli anziani non autosufficienti, per superare la situazione esistente di servizi domiciliari con bassa efficacia e di ampio ricorso alla residenzialità. È questa l’occasione per proporre alcune idee, come la domiciliarità protetta o la creazione di ambienti e servizi calibrati sulle esigenze reali delle persone. In questo campo l’Itis si è attivato già da tempo, ristrutturando il condominio solidale, prevedendo appartamenti con impatto domotico, elaborando piani personalizzati seri definiti da professionisti. 
Un messaggio centrale del convegno è stato l’importanza non solo di una maggiore integrazione tra servizi sociali e sanitari, ma anche di investire nella continuità delle cure tra domiciliarità e residenzialità.
Organizzatore dell’evento è stata Federsanità Anci Fvg, in collaborazione con Regione autonoma, Ass. 6 Friuli Occidentale, Comune di San Vito al Tagliamento.

3.

Bambini con disabilità complessa e approccio multiprofessionale

Come migliorare l’assistenza per minori con disabilità complessa? È la domanda al centro del convegno «Peripiùpiccoli, fiducia e crescita» che si è svolto l’11 febbraio a Settimo Torinese, cui ha partecipato con una relazione Tiziano Vecchiato.
L’appuntamento ha offerto l’occasione di fare il punto sul progetto «Peripiùpiccoli» realizzato da Asl TO4, Cissp Cooperativa sociale Frassati e Cooperativa Animazione Valdocco in collaborazione con la Fondazione Paideia Onlus e con il contributo della Compagnia di San Paolo. Ma, soprattutto, è stato un momento di riflessione, scambio e confronto sulle possibilità e sulle soluzioni migliori per assistere i bambini con disabilità complessa.
Il convegno ha attratto un folto pubblico di interessati al tema. Questo risultato dimostra che la presa in carico multiprofessionale è un punto di partenza fondamentale per garantire l’efficacia nel sostegno a questi bambini. Si auspica che l’approccio multiprofessionale possa diventare una modalità da estendere ad altri contesti territoriali, per non far restare questa solo una ‘buona prassi’ ma per passare alla costruzione di un modello di intervento per i servizi nel loro lavoro quotidiano. 
Gli operatori che hanno realizzato il progetto, oltre a evidenziare i risultati positivi, hanno anche identificato i prossimi traguardi: innanzitutto la valutazione di efficacia, in secondo luogo la formalizzazione del modello di intervento, per poterlo mettere a disposizione di altri territori, e infine il riconoscimento del nuovo sapere e delle nuove competenze costruiti insieme dai professionisti e dai genitori. È una chiara testimonianza di quanto fruttuoso sia stato l'investimento e di come abbia generato non solo migliori capacità di curare e prendersi cura, ma anche di come abbia consentito di produrre soluzioni da meglio trasformare in evidenze scientifiche.

4.

Povertà, volontariato, lavoro non retribuito: Studi Zancan 1/2012

I «volti della povertà», il ruolo del volontariato e del terzo settore, la funzione delle Ipab/Asp nel welfare, la valorizzazione del lavoro non retribuito: sono questi i temi approfonditi nel primo numero del 2012 della rivista «Studi Zancan». 

Sul problema della povertà Tiziano Vecchiato sottolinea l’importanza di meglio conoscere i poveri, guardare i loro volti, riconoscerli come persone, titolari di diritti e doveri. Per affrontare il fenomeno, infatti, bisogna prima di tutto conoscerlo, individuare soluzioni efficaci, in grado di trainare fuori dalla povertà molte più persone. L’evoluzione storica del terzo settore, il suo presente e il suo futuro sono argomento di riflessione di Renato Frisanco, che dedica particolare attenzione al ruolo delle organizzazioni di volontariato e al delicato rapporto con le istituzioni. Di volontariato si occupano anche Marco Musella e Melania Verde, con un’analisi delle relazioni esistenti tra Comitati di gestione (Coge) e Csv. Renzo Zanon si concentra sul ruolo delle Ipab/Asp nell’ambito del welfare, cercando di proporsi sempre più come soggetti attivi nella rete territoriale dei servizi alla persona.
La sezione monografica propone contributi presentati al seminario di ricerca «Quale valorizzazione del lavoro non retribuito dentro un quadro di ridisegno delle politiche di welfare locale?», organizzato dalla Fondazione Zancan a Malosco (Trento) dal 13 al 16 luglio 2011. In apertura, un approfondimento è dedicato al Trattato di Lisbona del 2009 e alle conseguenti innovazioni in termini di diritti sociali, seguito da un’analisi delle luci e delle ombre del quadro normativo attuale. Le diverse forme di lavoro non retribuito (cure domiciliari, servizio civile, tirocini ecc.) sono prese in esame nel dettaglio, evidenziandone le peculiarità e le criticità. Tra gli altri argomenti trattati, l’integrazione tra soggetti pubblici e privati per rispondere ai bisogni e garantire il benessere dei cittadini; l’incremento della coesione sociale attraverso la promozione di una cittadinanza attiva; il ruolo degli anziani attivi nella società; l’efficacia della contribuzione figurativa. La sezione «Esperienze e documentazione» presenta il caso del «patto per Ferrara» in materia di inserimento lavorativo, evidenziando i risultati che si possono ottenere.
5.

“Mamma, io sono adulto?”. Uomini e donne con disabilità intellettiva

Non è facile pensare a uomini e donne con disabilità intellettiva come a degli adulti. Gli stereotipi li rappresentano come eterni bambini, senza possibilità di riconoscere l’evoluzione nell’arco della loro vita. Ma forse a essere infantili sono «gli altri», quelli che non riescono a percepire la dimensione adulta di queste persone. Sono, queste, alcune riflessioni emerse dal convegno «Passaggi e cambiamenti nella vita del disabile intellettivo e della sua famiglia: limiti e opportunità» (17 febbraio, Padova). 
Da una decina d’anni ormai la rete di associazioni del territorio organizza questi convegni con l'obiettivo di favorire un dibattito culturale, incentrato soprattutto sui servizi alla disabilità e sull'evoluzione nel ciclo di vita della persona. Questi convegni rappresentano un momento di pressione nei confronti degli amministratori locali e questo è particolarmente importante oggi, alla luce dei pesanti tagli che le famiglie vivono sulla propria pelle. Il problema della mancanza di risorse è vissuto con difficoltà. Tutti siamo coscienti della difficile congiuntura economica e tutti siamo disposti a fare sacrifici, ma non è il caso di far pesare questa situazione sulle persone più fragili.
I diritti delle persone con disabilità sono messi a dura prova dalla crisi economica e dalle sue conseguenze sui servizi alle persone. La crisi non comporta di per sé una rinuncia ai diritti conquistati con molta fatica. Può anzi essere un'occasione per chiedersi come far fruttare meglio le risorse di welfare, come sviluppare nuove forme di servizio a costi più sostenibili, come valorizzare l'apporto degli operatori e delle famiglie che insieme, anche in passato, hanno non solo rivendicato diritti ma trovato soluzioni che oggi sono livelli essenziali di assistenza. Il convegno è stato quindi un’occasione per capire come innovare le risposte di welfare per migliorare la tutela delle persone più deboli.
Il convegno è stato organizzato da Fondazione Irpea, Anfass onlus Padova, Villaggio Sant'Antonio, Opera Provvidenza Sant'Antonio con il patrocinio del Comune di Padova e dell'Ulss 16.
Sono intervenuti: Luca Cenci, Associazione Centro Documentazione Handicap; Francesco Costantin, Direttore Servizi Sociali Ulss 16; Claudio Imprudente, Presidente Associazione Centro Documentazione Handicap; Emanuela Marasca, Associazione Centro Documentazione Handicap; Vittore Mariani, Docente Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; P. Danilo Salezze, Comunità San Francesco-Monselice; Tiziano Vecchiato, Direttore Fondazione Zancan onlus; Fabio Verlato, Assessore alle politiche sociali del Comune di Padova.

6.

L'esempio di ieri per il welfare di domani

Il 25 febbraio, nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma, si è svolto il convegno «Per carità e per giustizia. Il contributo degli istituti religiosi alla costruzione del welfare italiano», evento di presentazione del volume omonimo curato dalla Fondazione «E. Zancan» Onlus. 

Il volume è un omaggio all'impegno degli istituti religiosi negli anni prima e dopo l'unità d’Italia, veri precursori di politiche di welfare e promotori di esperienze innovative da cui ancora oggi c'è molto da imparare. Ed è proprio questo il senso del libro: guardare al passato per riuscire a comprendere il presente e immaginare un futuro migliore per tutti.
L'impegno degli istituti religiosi si è concretizzato nella costruzione di oratori per i giovani, cucine economiche per i poveri, convitti per le operaie, sostegno alle mondine e alle persone emigrate all'estero, protezione delle giovani, formazione professionale, impegno nelle fabbriche e altro ancora. Tutte iniziative ed esperienze diffuse capillarmente nel territorio nazionale, nelle grandi città come nelle realtà di campagna.
A mettere in luce le peculiarità dell'impegno delle congregazioni è stato mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, presidente della Fondazione Zancan, che ha posto l'attenzione soprattutto sulla scelta preferenziale degli ultimi tra i poveri, delle persone disabili, fisiche e psichiche, dei dimenticati e discriminati dalla società. E questo non solo per carità, ma soprattutto per giustizia: la soddisfazione dei bisogni reali è da ritenere non privilegio di pochi ma diritto di tutti, ricchi e poveri.
I giovani e le donne, oggi come allora categorie sociali a rischio, sono stati da sempre al centro dell'impegno religioso. Un altro importante ambito di intervento è stata l'assistenza ai malati: l’espressione profetica di questa presenza sta nell’essersi relazionati con i malati, nella globalità dei loro bisogni, in un rapporto personalizzato. In generale, l'attenzione delle congregazioni religiose si è sempre concentrata sui bisogni emergenti, segno di una grande passione per l’uomo, ma anche un richiamo all’intelligenza politica, chiamata a programmare i servizi ai cittadini, con flessibilità, per non trovarsi a gestire il nuovo che nasce con strumenti superati e a non lasciarsi sorprendere dalle emergenze.
Emanuele Rossi, della Scuola superiore Sant'Anna, dell'Agenzia per il terzo settore, ha sottolineato che il libro ha una sua peculiare identità nel 'far parlare' i protagonisti, coloro che quella storia l’hanno costruita attraverso la loro opera e la loro testimonianza. Una storia quanto mai viva ed efficace, perché ha il sapore e il gusto della testimonianza personale. Tra le peculiarità dell'impegno delle congregazioni religiose il prof. Rossi ha evidenziato «l’apporto offerto al rovesciamento della concezione sociale della sofferenza, della marginalità, delle persone senza casa e lavoro; il ripensamento delle modalità di organizzazione ed erogazione dei servizi; l'individuazione di nuovi diritti; il superamento di persistenti barriere tra appartenenze».  
Le opere del terzo settore hanno contribuito a ridefinire il concetto di dignità umana, in una concezione della stessa che si sviluppa cogliendo la persona nel suo intero percorso di vita.
Quali insegnamenti per il futuro? Anzitutto, tenere sempre collegate la carità e la giustizia. I poveri non sono solo portatori di bisogni, ma anche e anzitutto soggetti di diritti. Alcuni di questi diritti sono fissati nella Costituzione, ma non ancora attuati per tutti. In secondo luogo, continuare e incarnare nel nostro tempo la scelta preferenziale degli ultimi, «un dovere per tutte le società civili».
Prendendo esempio dalla storia passata, Rossi ha indicato alcune priorità per il terzo settore: «In primo luogo, valorizzare e favorire la sua capacità di leggere i bisogni sociali e di individuare soluzioni innovative, per favorire un progresso di conoscenze e di risposte in ambito sia privato sia pubblico». Per giungere a tale risultato è necessario un ripensamento del ruolo della pubblica amministrazione, «nel passaggio da una funzione di gestione dei servizi a regolazione degli stessi. Ciò può passare anche attraverso la capacità degli enti del terzo settore di ripensare e ridefinire la propria missione».
Un secondo insegnamento riguarda «l’esigenza di costruire una partecipazione capace di realizzare un governo territoriale del welfare». Questo tema impone di ripensare e definire le modalità di partecipazione del terzo settore all’elaborazione delle politiche pubbliche, a partire dal livello locale. In terzo luogo, occorre operare affinché ci siano sempre meno persone che hanno bisogno di assistenza.
Infine, è necessario «superare la concezione che ritiene quelli sociali come diritti finanziariamente condizionati […]. L’idea che prima si raccolgono le risorse e poi si valuta se e come i diritti possono essere garantiti è sbagliata e da superare».
Il convegno è stato organizzato dalla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (CISM, 22 mila religiosi), dall’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (USMI, 80 mila religiose), dalla Fondazione Roma-Terzo Settore e dalla Fondazione «E. Zancan» onlus. Prestigiosi i relatori, oltre ai già citati Giuseppe Benvegnù-Pasini ed Emanuele Rossi: S.E. Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede; il ministro del welfare Elsa Fornero; S.E. mons. Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello in rappresentanza della Cei; la presidente dell’USMI, madre Viviana Ballarin; il presidente della CISM, don Alberto Lorenzelli; prof. avv. Emmanuele F.M. Emanuele, presidente della Fondazione Roma.
7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

La sezione monografica Disuguaglianze nell'accesso ai servizi e vivibilità urbana del numero 6 del 2002 della rivista Studi Zancan riporta alcuni dei contributi presentati o prodotti nel corso di un seminario di ricerca organizzato dalla Fondazione Zancan, dedicato ai temi strettamente connessi delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi e degli ostacoli alla vivibilità urbana. In particolare il documento redatto nel corso del 

seminario ripercorre le diverse tematiche affrontate negli altri articoli e tenta di dare loro sistematicità. Evidenziati i presupposti valoriali e costituzionali che fondano la cultura dell’accesso, il documento esamina gli ostacoli che si frappongono a un suo completo dispiegamento e individua le molteplici responsabilità in gioco. Vengono presentate infine alcune strategie possibili per il superamento delle disuguaglianze e degli ostacoli ambientali nell’accesso ai servizi e per una migliore fruibilità dell’ambiente urbano.
La rivista può essere ritirata di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 31 marzo 2012.
Per conoscere le proposte di ogni mese si può consultare il sito www.fondazionezancan.it.

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