1.

Possiamo fidarci di una riforma che non gioca a carte scoperte?

Ogni anno pagheremo le prestazioni sanitarie che utilizzeremo fino a una franchigia calcolata sul nostro reddito. Oltre questa soglia le prestazioni ci saranno erogate a titolo gratuito per il resto dell’anno in base al bisogno. L’anno dopo si ricomincerebbe: ci viene ridefinita la franchigia in base al nuovo reddito annuale, paghiamo fino a un certo valore di prestazioni sanitarie consumate e poi nessun altro onere diretto a nostro carico.
È una recente proposta del ministero della salute finalizzata a ridefinire il sistema di compartecipazione. Sarà meglio o peggio di quello attuale? Ci guadagnano i più deboli o i più fortunati? Basterà per far rientrare nel sistema pubblico la crescente domanda di diagnostica e trattamenti che il privato soddisfa senza attese ingiustificate?
Il dibattito è appena iniziato ed evidenzia dubbi e problemi di fattibilità ed equità. Ad esempio Nerina Dirindin (lavoce.info del 15.05.2012) mette in guardia dai rischi di rendere meno «pubblico» il nostro sistema sanitario, sostenendo che «la franchigia fa male alla sanità pubblica». Prefigura, inoltre, costi aggiuntivi che si renderanno necessari per smontare il sistema dei ticket e delle esenzioni e per rimontarlo con nuove regole. 
Saranno poi necessarie tessere sanitarie «intelligenti» per gestire il nuovo sistema in modo dinamico (con costi di informatizzazione da definire), non solo per ciò che riguarda i pagamenti ma anche per determinare la franchigia annuale. Chi vedrà improvvisamente modificato il proprio reddito per la caduta in povertà a causa della perdita del lavoro (oggi situazione molto diffusa), come potrà farlo senza sottoporsi a burocrazie inutili e a volte umilianti?
Vediamo ora un aspetto del problema e della soluzione ipotizzata dal ministero. La franchigia proposta ai contribuenti sarebbe una tassa commisurata al reddito e al consumo. Il ministro ritiene che in questo modo il sistema sanitario manterrebbe il suo carattere di universalismo e di equità. Il primo (universalismo) potrebbe continuare a contare sull’impegno di dare risposta a tutti quelli che ne hanno effettivo bisogno. Il secondo (equità) avrebbe vantaggi dal fatto che in una società migliore di quella attuale tutti pagheranno le tasse. 
Ma, come sappiamo, non viviamo in un mondo di onesti e solidali. L’evasione è stimata dalla Banca d’Italia in almeno 130 miliardi di euro all’anno. Sono poi ben noti i limiti dell’Isee di fotografare l’effettiva situazione reddituale e patrimoniale dei beneficiari delle prestazioni assistenziali. La riforma potrebbe diventare un regalo agli evasori. Oltre a non pagare le imposte non pagherebbero neppure la tassa per le prestazioni sanitarie che consumano grazie alla franchigia calcolata sui loro «piccoli» redditi.
Con questo nuovo sistema, inoltre, potrebbero essere chiamati a pagare anche coloro che fino ad adesso godono dell’esenzione dal pagamento del ticket in virtù di in una condizione di salute compromessa (gli esenti per patologia).
Avremmo quindi un sistema eccessivamente universalistico e meno equo di quello che conosciamo. In un sistema così definito che vantaggio ne traggono gli evasori a emergere dalla loro oscurità? Nessuno. I più abili tra di loro troveranno il modo per sembrare poveri assoluti (cioè dimostreranno di avere una spesa per consumi mensile inferiore a 961,12 euro se sono due adulti che vivono in grandi comuni del Centro Italia); gli altri non troveranno difficoltà a rientrare tra i poveri relativi (cioè a dimostrare che vivono in una famiglia di 2 persone con spesa mensile per consumi inferiore a 992,42 euro). Per coloro che dichiarano meno o molto meno di quello che dovrebbero sarebbe un ulteriore sconto, visto che non pagherebbero i ticket che oggi pagano e oltre la franchigia avrebbero tutto in regime di gratuità. 
Cosa succederà poi se gli attuali 2 miliardi di gettito ottenuto con i ticket non saranno assicurati dal nuovo sistema? Sarà necessario alzare la soglia della franchigia per garantirli e, anzi, visto che siamo in tempo di crisi, per raccoglierne almeno il doppio (questa è l’ipotesi più verosimile), senza dirlo ad alta voce, per ridurre il deficit sanitario, così da far rifiatare le regioni per un po’ di tempo. 
Abbiamo un governo tecnico che per definizione ha gli strumenti per capire i problemi e le soluzioni, evitando il rischio delle scelte «politiche» seduttive, quindi poco interessate a dire la verità, dannose sul piano economico e sociale.
Nella curva Nord (composta da Inghilterra, USA e altri paesi dell’emisfero alto settentrionale) il modo attuale per parlare di questo problema è «implementation», riferito alle scelte politiche e tecniche. A questa big issue hanno dedicato la prima Biennial Global Implementation Conference (GIC) a Washigton D.C. nell’agosto 2011.
Nella curva Sud, quella nostra, mediterranea, con sapienza più antica sappiamo che «tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare».
Più pragmatico il primo modo, più scoraggiante il secondo. Entrambi chiedono la stessa cosa: un forte esercizio di responsabilità, personale e sociale, per rispondere alla domanda: «quello che proponiamo/ci viene proposto è utile, attuabile, sostenibile, efficace?». È la domanda che le politiche di welfare cercano di evitare, anteponendo soluzioni giuste «per decreto», «politiche» appunto, interessate agli utili a breve e non a quello che succederà veramente. I costi saranno comunque a carico di altri, dopo di noi. 
Alla fine del secolo scorso quando si parlava di sanitometro si guardava al gettito e alla perdita causata dalle esenzioni. Si riteneva ad esempio che considerando la numerosità attesa dei richiedenti (13 milioni), sarebbe risultata impraticabile l’ipotesi di concentrare sulle aziende sanitarie lo svolgimento delle verifiche (ognuna delle 197 aziende avrebbe dovuto gestire in media 64 mila richieste). Non sarebbe stata una passeggiata.
Le anticipazioni di stampa sulle ipotesi allo studio del ministero non dicono quindi abbastanza. Sarà interessante conoscere il testo integrale della proposta, e soprattutto i risultati dell’analisi di impatto della regolazione (AIR), che è auspicabile sia stata realizzata in modo approfondito, viste le ripercussioni che queste ipotesi di riforma avranno sulla popolazione. Abbiamo bisogno di un governo responsabile delle proprie decisioni e delle loro conseguenze. I fautori del sistema universalistico sarebbero rassicurati. Capirebbero che la crisi non è un espediente per improvvisare.

2.

Anziani x Padova: la Fondazione Zancan al seminario sul modello solidaristico intergenerazionale

La rassegna «Anziani X Padova» ha visto il susseguirsi, per un’intera settimana (7-13 maggio), di convegni medico-scientifici, seminari e dibattiti, laboratori, mostre, spettacoli, con lo scopo di riflettere sugli stili di vita che consentono di vivere e restare in salute più a lungo, ma anche per creare occasioni di confronto tra giovani e anziani. 
Tiziano Vecchiato è stato tra i relatori del seminario sul «Modello solidaristico intergenerazionale» (7 maggio). Filo conduttore dell’incontro è stato l’idea di un nuovo patto tra le generazioni che sia autentico scambio di beni, servizi, affetti, cultura, spiritualità, con l’obiettivo di costruire una società più giusta in cui le risorse, sempre più limitate, possano essere utilizzate al meglio. In particolare l’intervento di Vecchiato si è focalizzato sul come «promuovere salute e solidarietà a ogni età». Dobbiamo riuscire ad abbattere lo stereotipo che vuole le persone anziane malate, da accudire, un «peso» e un costo per la società. Non è così: dobbiamo ricordarci che ci sono molti esempi di invecchiamento in buona salute, di anziani che stanno bene, che dedicano molto tempo ad attività di volontariato o di utilità sociale, ai figli e ai nipoti. È questa normalità che dobbiamo cercare di difendere, valorizzare e promuovere. La non autosufficienza coinvolge solo una persona over70 su 4. Si prevede che la spesa sanitaria per gli anziani e per indennità di accompagnamento nei prossimi 50 anni salirà di un punto e mezzo di Pil, cioè di 23-25 miliardi di euro: circa 500 milioni di euro all’anno. Queste cifre non devono fare paura. Da nostri studi è emerso che solo in Veneto l’assistenza domestica degli anziani fa risparmiare al Fondo sanitario regionale 869 milioni di euro in un anno, quindi una cifra ben maggiore rispetto al previsto aumento di spesa nazionale. 
Durante il seminario, organizzato da Fondazione Lanza insieme al Centro studi Alvise Cornaro, Fondazione Zancan e l’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute, sono intervenuti anche Agar Brugiavini (Università Ca’ Foscari, Venezia), Renzo Scortegagna (Centro Studi Alvise Cornaro), Renzo Pegoraro (Fondazione Lanza), Angelo Brusco (Pastorale della Salute).

3.

Il microcredito, uno strumento per liberare capacità individuali e uscire dalla crisi

La microfinanza, intesa come strumento di welfare e sviluppo, è stato il tema al centro di «Join for Change 2012. Le relazioni che creano valore» (Aquila, 10 maggio) - evento che ha coinvolto la Fondazione Zancan. L’iniziativa ha messo al centro i modelli di partecipazione economica e sociale fondati sulla costruzione di relazioni e sinergie. 
La scelta di promuovere l’evento in Abruzzo è nata dal progetto «Microcredito per l’Abruzzo» in sostegno alla popolazione colpita dal sisma del 6 aprile 2009. Oltre 4 milioni 400mila euro di crediti sono stati erogati da gennaio 2011 a imprese, cooperative e famiglie altrimenti escluse dall’accesso al credito. 
L’esperienza del Microcredito per l’Abruzzo dimostra l’apporto che questo tipo di iniziative possono dare al sostegno a famiglie e persone in difficoltà, altrimenti escluse dall’accesso al credito. L’esperienza abruzzese si è rivelata molto positiva soprattutto per l’alto tasso di restituzione dei crediti da parte dei beneficiari. Questo aspetto è doppiamente importante: da un lato significa che è stata promossa la capacità individuale delle persone di uscire da una condizione di crisi. In secondo luogo, è stato possibile ampliare la platea dei beneficiari reinvestendo le risorse che sono rientrate ed estendendole ad altre persone e famiglie in difficoltà. È un modo per rimettere in circolo fiducia in un momento di grave crisi e disperazione che in certi casi porta le persone a non credere più nella vita.  
I risultati ottenuti in Abruzzo hanno spinto Etimos a riproporre l’esperienza trasformandola in «MxIT-Microcredito per l’Italia»: un’impresa sociale creata per replicare il modello anche in altre regioni.  
L’evento - organizzato da Etimos Foundation e dal Consorzio Etimos - ha coinvolto esponenti del mondo accademico, rappresentanti del mondo bancario, degli enti pubblici, delle istituzioni e specialisti della microfinanza europea  e italiana (Paolo Nicoletti).

4.

Le priorità per i giovani: cittadinanza attiva e lavoro

Per i giovani d’oggi, tra i più colpiti dalla crisi che li ha sbalzati in un futuro incerto, bisogna attivarsi promuovendo una cittadinanza attiva, che li renda protagonisti nella società, garantendo loro il diritto al lavoro. Il presidente della Fondazione Zancan, Giuseppe Pasini, è intervenuto al convegno regionale «Il Servizio Civile nell’attuale contesto di crisi economica» e ha posto l’attenzione sulle priorità per restituire ai giovani il loro futuro. «Abbiamo il dovere di avviare una seria impostazione delle politiche giovanili, che garantiscano alle nuove generazioni la possibilità di esercitare una cittadinanza attiva. Prioritaria è anche l’attuazione del diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione, senza cui il servizio civile rischia di diventare una ‘compensazione’ per l’assenza di un impiego». 
Il servizio civile avrà significato se inserito in un contesto «che garantisca ai giovani rispetto per la loro personalità e le condizioni per uscire dall’attuale stato di fragilità e di dipendenza dalle loro famiglie».
In materia di servizio civile Pasini invita a una riprogettazione, partendo da tre punti: «Anzitutto, bisogna riformulare l’identità culturale del servizio civile, affiancando alla dimensione formativa una più propriamente mirata all’inserimento lavorativo. In secondo luogo, bisogna chiarire la collocazione istituzionale del servizio civile, annullando lo storico dualismo tra servizio nazionale e servizio regionale». Infine, il problema del reperimento delle risorse economiche, «risolvibile più facilmente se il servizio civile fosse concepito non come una spesa, ma come un investimento, un’opportunità per la società di rinnovarsi, per prendere coscienza dei bisogni della gente e in particolare dei cittadini più deboli, dei senza voce e senza difesa. Se il problema è colto in questa ottica, le risorse si trovano, così come si trovano per altre finalità considerate necessarie o molto utili».

5.

Preoccupante l’aumento della povertà tra i minori

La povertà interessa in maniera sempre più critica i bambini: sono le famiglie con figli quelle che trovano maggiori difficoltà. Questo è uno dei dati più preoccupanti che emergono dal Rapporto annuale 2012 sulla situazione del paese dell’Istat. Siamo a un milione e 870 mila minori che vivono in condizioni di deprivazione e povertà. É un dato che da solo la dice tutta. Più volte avevamo evidenziato nei nostri rapporti sulla povertà la condizione di disagio delle famiglie con figli e oggi arriva questa ulteriore triste conferma. Lo stato di precarietà si evidenzia anche dalle paure espresse dagli italiani: la salute è il primo fattore di ansia, seguito dall’incertezza sul futuro dei propri figli, che le famiglie non si sentono in grado di garantire.
Un altro aspetto preoccupante è l’aumento delle disuguaglianze, ce lo avevano detto sia l’Ocse sia la Banca d’Italia e nel Rapporto 2012 lo ribadisce l’Istat, secondo cui aumentano anche i divari territoriali tra le aree del paese che stanno meglio e quelle che stanno peggio. 
La disuguaglianza riguarda anche la disponibilità e la qualità dei servizi pubblici, erogati ai cittadini. Rispetto ai servizi sociali ci vuole un salto di qualità nel monitoraggio della spesa e dell’offerta, per riequilibrali nella logica dei livelli essenziali di assistenza. In questo modo è possibile affrontare le criticità ed eliminare i differenziali di welfare che penalizzano lo sviluppo del nostro paese.

6.

Proposte formative dell’Associazione Piaci

L’Associazione scientifica Piaci (Promozione dell’Invecchiamento Attivo e delle Cure Integrate) in collaborazione con la Fondazione Zancan propone alcune occasioni formative per operatori sociali e sanitari.
Il primo corso - intitolato «Dalle prestazioni professionali al lavoro integrato: condizioni, modalità, indicatori di valutazione» - entrerà nel merito dell’integrazione professionale, analizzando gli strumenti che sono a disposizione e la maggiore efficacia raggiunta dagli interventi.
La seconda proposta, che riguarda le «Funzioni e strumenti del servizio sociale professionale nell’accesso alle strutture per anziani», approfondirà l’importanza per gli operatori di avere gli strumenti necessari a facilitare l’accesso e l’accompagnamento nella struttura.
«Le soluzioni per la continuità assistenziale nei percorsi di cura e tutela dell’anziano» sono al centro del terzo corso: la fragilità della persona anziana e la multidimensionalità dei bisogni richiedono risposte differenziate, interventi personalizzati e non frammentati. Nel corso saranno presentate le esperienze in atto in varie regioni dove si sperimentano modelli organizzativi, protocolli e linee guida per superare gli ostacoli nella realizzazione di processi di continuità.
Tra le proposte formative, anche «La gestione del dolore nel paziente con problemi di demenza», per aiutare gli operatori a gestire i disturbi comportamentali nelle persone con demenza applicando interventi efficaci di gestione del dolore.
L’offerta dell’associazione Piaci prevede anche l’attivazione di due laboratori. Il primo, dal titolo «La valutazione di efficacia degli interventi interprofessionali nei servizi: lo Schema Polare», è incentrato sulla condivisione di metodi per fare valutazione di efficacia, acquisendo l’uso di alcuni strumenti di misurazione e valutazione. Il secondo laboratorio si intitola «Raccogliere dati, comunicare e pubblicare i risultati del lavoro professionale» e si propone di far acquisire strumenti per l’elaborazione culturale e scientifica del servizio sociale professionale.
Su richiesta di singoli, gruppi, o organizzazioni viene attivato anche un servizio di tutoraggio professionale personalizzato, che consiste nella possibilità di applicazione guidata di metodi e strumenti riguardanti problemi di lavoro con le persone anziane, con accompagnamento, monitoraggio e verifica da parte di esperti.
Per informazioni: tel. 049 665413 – 049 663800, e-mail: segreteria@zancanformazione.it

7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Il sostegno alle persone in difficoltà da parte dei servizi sociali e sanitari si sta sempre più orientando, in tutti i paesi d’Europa e anche in Italia, verso la «domiciliarità». Le modalità organizzative del «prendersi cura» possono essere varie: dalla presa in carico diretta a quella accreditata, talora integrata con assegni di cura. Queste diverse modalità e le possibili ricadute giuridiche, economiche e professionali sono analizzate nel volume proposto questo mese come strumento di lavoro ad un euro «Prendersi cura e lavoro di cura» Maria Dal Pra Ponticelli (2004).
I volumi possono essere ritirati di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si possono ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 30 giugno 2012.
Per conoscere le proposte di ogni mese si può consultare il sito www.fondazionezancan.it.

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