1.

Studio «CRESCERE». Come si diventa grandi?

L’ingresso nelle scuole medie apre una fase della vita dei ragazzi particolarmente delicata. È il momento delle scoperte, delle amicizie, della prima adolescenza, della voglia di crescere in fretta. Avviene in un mondo in rapida trasformazione tecnologica e sociale. Cosa accade ai ragazzi, nella scuola, in famiglia, nel gioco e nel tempo libero? La ricerca «CRESCERE» - acronimo di Costruire Relazioni ed Esperienze di Sviluppo Condivise con Empatia, Responsabilità ed Entusiasmo - darà risposte ai genitori, agli insegnanti, a quanti hanno a cuore la necessità di garantire opportunità per crescere ai nostri ragazzi. Lo studio è realizzato dalla Fondazione Emanuela Zancan onlus e dal De Leo Fund, insieme alla Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e alla Camera di Commercio di Padova (co-finanziatori dello studio).
Si tratta di uno studio del tutto originale, che offre la possibilità di monitorare le condizioni di crescita e di sviluppo dall’infanzia verso l’età adulta a livello fisico, relazionale, emotivo, delle capacità e delle aspettative di vita. Ci aiuterà a capire come si studia, si cresce, si affrontano i compiti di sviluppo, si vive in famiglia, si gestiscono i problemi di apprendimento e di salute, come ci si prepara al lavoro, come si partecipa e si diventa grandi.
Lo studio - che ha richiesto due anni di intenso lavoro preparatorio a cura di un comitato scientifico composto da esperti di varie discipline (statistici, demografi, psicologi, neuropsichiatri infantili, metodologi, sociologi, pedagogisti, pediatri, educatori) - entra ora nella fase attuativa con la procedura di campionamento. Grazie alla collaborazione delle Conferenze dei sindaci delle Ulss 15, 16 e 17 e di una parte significativa dei Comuni della provincia di Padova che hanno aderito al progetto, saranno estratti, con una procedura di campionamento casuale, dalle liste anagrafiche i nominativi di 1.000 ragazzi di 11 anni (su una popolazione di riferimento di 8.654 ragazzi). La procedura è gestita nel pieno rispetto delle norme sulla privacy. È uno studio longitudinale, che accompagnerà i ragazzi dagli 11 ai 18 anni. I ricercatori manterranno i contatti con loro, approfondendo i diversi aspetti della crescita. La partecipazione è volontaria, per questo è particolarmente importante che chi partecipa sia consapevole che aderendo al progetto, oltre ad avere un beneficio, rende un servizio all’intera comunità. Per questo sarà avviata una campagna informativa e di sensibilizzazione con le scuole, le associazioni, le parrocchie e con i servizi sociali e sanitari. I risultati del progetto saranno diffusi almeno una volta all’anno e discussi in momenti pubblici con tutti i soggetti interessati.
Questo studio è una grande opportunità per osservare la crescita dei nostri ragazzi soprattutto da un punto di vista psicosociale e per valutare tra le tante determinanti di uno sviluppo «di successo», quelle caratteristiche che possono essere utili per comprendere le evoluzioni, le scelte professionali, le scelte relazionali.
La particolarità di questo studio è che offre una prospettiva a 360 gradi sulla crescita dei ragazzi, indagando aspetti finora inediti. È anche un’occasione per aiutare le famiglie nel difficile compito di essere genitori.

2.

Povertà infantile, parte il progetto internazionale «Transatlantic Forum on Inclusive Early Years»

La Compagnia di San Paolo di Torino, con la collaborazione della Fondazione Zancan, ha ospitato il primo dei sei meeting nazionali previsti dal progetto «TFIEY Transatlantic Forum on Inclusive Early Years - Investire per lo sviluppo dei bambini che vivono in famiglie povere e/o immigrate».
Con il progetto ha preso avvio uno scambio tra Europa, Stati Uniti e Canada sui temi della povertà infantile. Le fondazioni King Baudouin Foundation, coordinatore dell’intero progetto (Belgio), Jacobs Foundation (Svizzera), Fundação Calouste Gulbenkian (Portogallo), Lego Foundation (Danimarca), Bernard Van Leer Foundation (Olanda), Universal Education Foundation (Olanda), Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo (Italia), Foundation for Child Development (Usa), California Community Foundation (Usa), Atlantic Philantropies (Usa) vogliono capire quali politiche, strategie, pratiche innovative possono incrementare le conoscenze e trasformarsi in servizi a favore dei bambini che vivono in famiglie a basso reddito, immigrati o che non hanno il necessario per crescere bene. L’evento torinese è stato propedeutico al meeting internazionale (Ghent, 21-23 gennaio), dove si è fatto il punto in vari paesi sullo stato dell’arte dei servizi alla prima infanzia, sulle potenzialità, le criticità e i bisogni.
Nel corso del seminario di Torino sono state approfondite le diverse condizioni di accesso, i bisogni, le condizioni di povertà infantile, le risposte, confrontate su scala europea. Lo sforzo è di fare del progetto una preziosa opportunità per il nostro paese.
Da oggi a fine 2015 saranno numerosi gli eventi, in Italia e all’estero, nell’ottica di favorire lo scambio di conoscenze tra i diversi paesi. Sono previsti sei forum internazionali e altrettanti eventi nazionali di riflessione. Ci saranno anche incontri di studio con operatori dell’area prima infanzia, per approfondire e disseminare idee e proposte con diversi strumenti comunicativi per condividere le conoscenze.

3.

Guardare al passato per comprendere il presente e costruire il futuro

È disponibile on line gratuitamente il volume «Per carità e per giustizia» a cura della Fondazione Emanuela Zancan.
Negli ultimi 150 anni, dopo l’Unità d’Italia, lo Stato e gli istituti religiosi hanno costruito soluzioni di welfare, poi diventate contenuti del patto costituzionale.
È questa la chiave di lettura che propone il volume, con documentazioni, ricostruzioni storiche, analisi che collegano passato e futuro, grazie ad un minimo comune denominatore: l’incontro tra diritti e doveri. La soluzione tecnica oggi utilizzata per rappresentare la possibilità di questo incontro sono i livelli essenziali di assistenza, per poter contare su risposte ai bisogni e diritti fondamentali, date per carità e per giustizia.
Carità e giustizia, insieme, hanno reso possibili grandi risultati, anche se non ancora sufficienti, per dare maggiore speranza alle persone in difficoltà. In passato le soluzioni di welfare hanno consentito innovazione, sviluppo sociale ed economico.
Può avvenire anche oggi, grazie a nuove modalità di investimento basate sull’incontro delle responsabilità di tutti.
Il volume è un omaggio all'impegno degli istituti religiosi negli anni prima e dopo l'unità di Italia, veri precursori di politiche di welfare e promotori di esperienze innovative da cui ancora oggi c'è molto da imparare. L'impegno degli istituti religiosi si è concretizzato nella costruzione di molte risposte, dagli oratori per i giovani, alle cucine economiche per i poveri, ai convitti per le operaie, al sostegno alle mondine, alle persone emigrate all'estero, alla protezione delle giovani, alla formazione professionale, all’impegno nelle fabbriche e altro ancora. Sono tutte iniziative ed esperienze diffuse capillarmente nel territorio nazionale, nelle grandi città come nelle realtà di campagna, a disposizione di tutti.
A differenza dei secoli scorsi, molte situazioni di bisogno sono oggi tutelate dall’intervento pubblico (ospedali, pensioni, ammortizzatori sociali ecc.). Ma in passato non era così e dobbiamo ricordarlo per riconoscere la portata innovativa di una serie di soluzioni poi diventate diritti di cittadinanza. Anche oggi, come nei secoli scorsi, ci sono vecchie e nuove povertà rispetto alle quali siamo impreparati e che possono contare nella sola solidarietà, nelle sue molteplici forme, ma non ancora nella giustizia. Quello che in passato è stato possibile è una sfida anche per il nostro tempo, perché gli ultimi non restino esclusi.

4.

Fare volontariato aiuta ad invecchiare bene

Fare volontariato aiuta ad invecchiare bene. È questo il primo e principale risultato emerso dalla ricerca «L’apporto del volontariato alla promozione dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni» del Cesvot realizzata a cura della Fondazione Zancan. L’indagine è stata realizzata coinvolgendo due gruppi di lavoro (a Pisa e a Firenze) composti da rappresentanti di cinque associazioni (Arci Solidarietà, Anteas, Uisp Solidarietà, Aics Solidarietà e Auser) e somministrando un questionario a 213 anziani soci.
Dal rapporto, i cui risultati saranno pubblicati prossimamente nella collana «I Quaderni» del Cesvot, emerge che il volontariato è una componente importante dell’invecchiamento attivo. La dimensione del dono e della relazionalità è un elemento in più che facilita l’invecchiamento positivo: è uno degli aspetti fondamentali, insieme alla buona salute e a uno stile di vita corretto. Eppure mancano politiche mirate a favorire l’impegno e la partecipazione nella terza età. L’approccio è maggiormente orientato alla prevenzione della malattia piuttosto che alla promozione della partecipazione. Anche se in questo senso qualcosa si sta muovendo: quattro regioni negli ultimi anni hanno inserito l’invecchiamento attivo e la valorizzazione della componente anziana della popolazione nelle loro politiche, attraverso iniziative come il servizio civile per gli anziani, il Veneto con la legge 9 del 2010, la Liguria con la legge 48 del 2009, l’Umbria con la legge 14 del 2012, la Provincia Autonoma di Trento con la legge 11 del 2008.
L’indagine trae origine dall’esperienza della Carta del volontariato toscano per l’invecchiamento attivo promossa da Cesvot e pubblicata con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, quale risultato del dialogo tra cinque realtà associative toscane. Gli esiti di questa ricerca potranno essere utili per promuovere il volontariato intergenerazionale, ri-orientare l’intervento pubblico, ridurre i rischi di conflitto tra generazioni progettando delle azioni basate sull’ascolto, sull’incontro di responsabilità, sulla partecipazione.

5.

Anziani e non autosufficienti, come garantire interventi efficaci senza sprecare risorse

In tempi di crisi e di scarse risorse per il welfare la sfida è di riuscire a fornire servizi efficienti senza sprecare risorse. Per farlo l’unica possibilità è di adottare piani personalizzati, centrati sulla persona e non basati su criteri standard, e di verificare l’efficacia di quanto fatto. Ma questa non è una prassi diffusa in Italia. La Fondazione «Emanuela Zancan» Onlus è impegnata da tempo su questo fronte, attraverso sperimentazioni avviate in diverse regioni. Una di queste coinvolge l’Asp Itis di Trieste, l’Asp di Ferrara e il Consorzio Cooperative Sociali di Padova, che hanno sperimentato il metodo di valutazione con persone anziane e non autosufficienti. A Trieste(31 gennaio), nel corso dell’incontro «La valutazione di esito in contesti reali», si è fatto il punto sui risultati raggiunti finora.
Nelle tre realtà si stanno sperimentando nuovi approcci valutativi di presa in carico: la persona viene considerata nella sua globalità, prestando attenzione non solo alle dimensioni funzionale organica, cognitivo comportamentale, ma anche socioambientale, relazionale, valoriale. A questo si aggiunge un’attenta analisi del rapporto costo/efficacia degli interventi. La valutazione d’esito avviene grazie alla metodologia S-P, che si avvale di una piattaforma web finalizzata alla gestione integrata e condivisa dei dati (sociali e sanitari) riguardanti le persone prese in carico da parte di più professionisti e servizi. Nell’Azienda pubblica di servizi alla persona Itis di Trieste le azioni programmate dai piani personalizzati si propongono in particolare di favorire la partecipazione attiva e promuovere il benessere psicologico e spirituale. Nell’ultima sperimentazione, dal titolo «Criteri per promuovere equità nell’accesso ai servizi sociosanitari per persone non autosufficienti: una valutazione di costo-efficacia», sono state considerate 86 persone, perlopiù femmine (84%), di età compresa tra 69 e 102 anni. Dei casi esaminati, 28 presentavano problemi di demenza e disturbi del comportamento e 58 polipatologia con esiti di non autosufficienza. Si tratta di persone che vivevano sole in casa e non si sentivano più sicure, a causa di un peggioramento della propria condizione o dell’impossibilità dei parenti  di prendersi cura di loro. In alcuni casi il fattore aggravante è stata una caduta con rottura di femore, oppure un episodio di ictus.
L’Asp Centro Servizi alla Persona di Ferrara ha sperimentato la metodologia S-P su 52 casi: 6 minori, 6 adulti, 21 utenti anziani del nucleo ad «alta intensità assistenziale», 6 utenti del Centro diurno anziani e 13 del Nucleo speciale Alzheimer. Per tutte le persone sono stati elaborati i piani operativi, sono state eseguite 303 prestazioni, sono stati individuati 318 fattori osservabili (quei cambiamenti concreti, anche piccoli, che indicano se l’intervento va nella giusta direzione). In alcuni casi il lavoro degli operatori è proseguito anche oltre la sperimentazione, con nuove valutazioni e piani personalizzati. L’Asp di Ferrara è andata ben oltre il numero di casi previsti, a conferma che la metodologia proposta e i risultati ottenuti hanno incontrato un grande interesse da parte degli operatori, vista anche la possibilità di verificare l’efficacia del loro lavoro. La loro motivazione ha avuto un effetto moltiplicatore, che ha dato vita alla scelta di triplicare i casi considerati, arrivando a coinvolgere in tutto 145 persone tra minori, adulti e anziani.
Il Consorzio cooperative sociali (Ccs) che si occupa di persone con disabilità grave e gravissima, ha coinvolto 196 persone, in centri diurni e comunità alloggio, grazie alla collaborazione di 6 cooperative (Aias, Iride, Mea, Emmanuel, Centro diurno di Adria, Centro diurno di Taglio di Po).

6.

Welfare come diritto. Scenari e sfide del Servizio Sociale Professionale

Sotto la pressione della crisi economica mondiale il processo di erosione e delegittimazione del welfare ha subito un’accelerazione, con il rischio di rovesciare un caposaldo delle democrazie occidentali, che ha assicurato l’equilibrio e la coesione, la crescita economica e lo sviluppo dei diritti di cittadinanza. Questo è il rischio, anzi la sfida: dimostrare la vitalità del welfare come progetto generatore di opportunità e non come punti di fragilità dei sistemi sociali.
«Welfare come diritto. Scenari e sfide del Servizio Sociale Professionale» accetta questa sfida (edizioni la meridiana, pp. 184, Euro 18,00). Il volume, curato da Giuseppe De Robertis e Antonio Nappi, raccoglie i contributi dei diversi Ordini regionali degli assistenti sociali sul tema delle politiche di welfare, con l’obiettivo di evidenziare gli aspetti innovativi e quelli contraddittori di un sistema ancora oggi frammentario. È un viaggio all’interno del modello attuale, con una forte matrice regionale, che, nonostante i suoi limiti e malgrado l’endemica esiguità delle risorse disponibili, sviluppa un complesso di interventi, progetti, piani e programmi di lavoro con ricadute positive dirette su una quota significativa della popolazione. Il servizio sociale vive dentro queste dinamiche con una progettualità attiva e con la consapevolezza che il welfare del terzo millennio può e deve costituisca un diritto fondamentale e non un mero costo per le nostre comunità.

Indice
Il welfare come diritto (Giuseppe De Robertis, Antonio Nappi).
PARTE I. Servizio sociale e welfare nell’epoca della crisi
Il servizio sociale tra sfide del Terzo Millennio e crisi (Franca Dente); Ripensare il welfare alle soglie del Terzo Millennio (Antonio Nappi).
PARTE II. Le sfide dell’integrazione
Integrazione, spesa sociale e livelli di assistenza (Tiziano Vecchiato); Prendersi cura della comunità (Elisabetta Neve);

PARTE III. Per l’analisi comparata dei sistemi di welfare e del ruolo del Servizio Sociale Professionale. Le esperienze regionali
Il sistema di welfare della Calabria e il ruolo del Servizio Sociale Professionale (Vincenzo Bonomo); Il sistema di welfare del Friuli Venezia Giulia e il ruolo del Servizio Sociale Professionale (Miriam Totis); Il sistema di welfare delle Marche e il ruolo del Servizio Sociale Professionale (Orazio Coppe); Il sistema di welfare della Lombardia e il ruolo del Servizio Sociale Professionale (Floriano Fattizzo, Paola Ferraguti, Renata Ghisalberti); Il sistema di welfare del Piemonte e il ruolo del Servizio Sociale Professionale (Andrea Pavese, Barbara Rosina); Il sistema di welfare della Puglia e il ruolo del Servizio Sociale Professionale (Giuseppe De Robertis).

7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Il volume «Programmazione unitaria delle Politiche per la salute», offerto come strumento di lavoro ad 1 euro, si propone di analizzare la situazione relativa ai princìpi e ai metodi di pianificazione che hanno rilevanza sulla salute e di proporre soluzioni per la programmazione unitaria, al fine di promuovere un approccio globale al problema e di ridurre la frammentazione degli interventi. La promozione della salute della popolazione, infatti, non può essere garantita con la sola azione del sistema sanitario, ma richiede di costruire una politica pubblica che coinvolga tutti i soggetti che all’interno della società sono in grado di esercitare un controllo sui determinanti della salute.
Le attività di programmazione sanitaria, fino ad ora, hanno preso in considerazione prevalentemente obiettivi legati allo sviluppo e ottimizzazione dell’area dei servizi di tipo assistenziale e preventivo. Solo in alcuni casi è stata prestata attenzione all’area dei servizi sociali, mentre assai raramente sono state definite azioni strategiche rivolte all’ambiente. La costruzione di una prospettiva unitaria della pianificazione non significa quindi giustapporre sistemi di pianificazione esistenti, ma disegnare un percorso nel quale non si confondano le responsabilità, ma le si condivida.
La programmazione, infatti, è diventata negli ultimi anni uno degli strumenti principali attraverso cui realizzare il governo delle politiche pubbliche a livello regionale e locale. I settori di intervento interessati sono diversi: lo sviluppo economico, le infrastrutture, la gestione del territorio, i servizi pubblici locali, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, i servizi sociali.
In questa prospettiva il volume intende offrire, insieme a una riflessione teorica sui princìpi e i metodi, alcuni strumenti operativi che consentano di realizzare in modo appropriato la programmazione unitaria, al fine di sviluppare e migliorare la salute della comunità locale.
Il volume può essere ritirato di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 31 marzo 2013.

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