1.

Indagine nazionale sui bisogni dei bambini 0-6 anni

Nell'ambito del progetto TFIEY la Fondazione Zancan ha avviato un'indagine nazionale rivolta agli assistenti sociali che operano nell’area minori. Obiettivo dello studio è analizzare le condizioni di bisogno dei bambini 0-6 anni e comprendere quali possono essere gli interventi più utili per affrontare le condizioni di disagio, in particolare per quelli che vivono in famiglie a basso reddito e/o immigrate.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali promuove questo importante progetto e invita tutti gli assistenti sociali che operano nell’area minori a compilare un breve questionario on line, collegandosi al sito

http://survey.fondazionezancan.it/index.php/422648/lang-it

Le informazioni raccolte tramite i questionari saranno utili per capire come rafforzare i servizi esistenti e come migliorare le condizioni di vita dei bambini in difficoltà e delle loro famiglie nonché quali strategie gli assistenti sociali possono porre in essere in favore della popolazione oggetto dell’indagine.

I risultati dell’indagine saranno pubblicati e diffusi su tutto il territorio nazionale attraverso seminari territoriali di approfondimento, organizzati dal Consiglio nazionale in collaborazione con la Fondazione Zancan. 

Per ulteriori informazioni contattare Giulia Barbero Vignola, e-mail: giuliabarbero@fondazionezancan.it, tel. 049 663800

TFIEY  è un forum composto da ricercatori, esperti, operatori, decisori politici europei, statunitensi e canadesi sul tema delle politiche per lo sviluppo dell’educazione e della cura della prima infanzia (0-6 anni).

Il focus è l’investimento nella prima infanzia, con particolare attenzione ai bambini delle famiglie a maggiore rischio di esclusione (famiglie migranti o in condizioni di vulnerabilità).

Lo scopo del progetto è:

  • lo scambio di esperienze e buone pratiche fra esperti di Paesi nei quali il tema è stato affrontato con metodologie e risultati diversi,
  • l’elaborazione di raccomandazioni su come migliorare lo sviluppo sociale, cognitivo, fisico ed emotivo in bambini di famiglie a rischio di esclusione,
  • l’individuazione di strumenti atti, da un lato, ad assistere operatori e policy maker nell’adeguare strutture e servizi per la prima infanzia alle esigenze di questi specifici target di bambini e, dall’altro, a sostenere le fondazioni coinvolte nell’investire in modo più efficace in progetti e attività di advocacy dedicati alla prima infanzia.
2.

50 anni di studi e ricerche nel sociale

Sono trascorsi cinquant’anni dalla nascita, a Padova, della Fondazione «Emanuela Zancan», il 4 giugno 1964 in seguito a un lascito di un’assistente sociale prematuramente scomparsa, di cui porta il nome. Fin dai suoi primi giorni a guidarla è stata monsignor Giovanni Nervo, scomparso lo scorso anno. Fin dall’inizio la fondazione si è sempre posta come attento osservatore del welfare italiano, denunciandone le criticità e suggerendo soluzioni, presentando ricerche e diffondendo buone pratiche. Ha parlato alle Istituzioni, molte volte rimanendo inascoltata. Cinquant’anni dopo, il welfare italiano vive un momento di recessione. Negli ultimi decenni ha sperimentato una vera e propria stagnazione, spiegabile con la persistente ricerca di miglioramenti di processo (giuridico, amministrativo, organizzativo) senza un parallelo investimento su innovazioni di risposta.

Da 17 anni la Fondazione Zancan, nei rapporti annuali sulla povertà, ha cercato di richiamare l’attenzione delle forze politiche e dell’opinione pubblica su questi rischi. Nel frattempo, il persistente immobilismo ha permesso alla povertà di trasformarsi, da fenomeno transitorio e congiunturale, in un’involuzione strutturale difficilmente reversibile, che allarga le disuguaglianze sociali e intacca i diritti fondamentali. Solo recentemente, in concomitanza con l’ultima Legge di stabilità, sono emerse proposte per affrontare il fenomeno della povertà in termini più organici. Purtroppo l’esito non si è scostato dalle decisioni tipiche di un passato da superare: modesti allargamenti degli interventi assistenziali con trasferimenti economici variamente denominati (carta acquisti, social card, Reis, Sia...). I diritti dei poveri non possono essere ridotti a pacchetti di euro da trasferire con costose procedure burocratiche e improbabili attivazioni. Condannano le istituzioni a raccogliere e redistribuire, senza investire per rigenerare le risorse a disposizione.

La crisi ha colpito le famiglie con figli minori. Tra il 2007 e il 2010 la povertà tra bambini e giovani è aumentata in numerosi paesi Ocse. In Italia nel 2012 su 4,8 milioni di persone in condizione di povertà assoluta, quasi 1,1 milioni erano minori. Mentre il numero di persone in povertà assoluta è aumentato del 41% rispetto al 2011, il numero di minori poveri assoluti è cresciuto del 46%. Nel 2013 il numero di minori in povertà assoluta è ulteriormente aumentato fino ad oltre 1,4 milioni (il doppio rispetto ai 720 mila circa del 2011). La particolare vulnerabilità di bambini e famiglie con minori è anche la conseguenza di un inadeguato investimento della collettività sul benessere dell’infanzia: l’impatto dei trasferimenti sociali in termini di riduzione del rischio di povertà tra i minori italiani è di gran lunga inferiore rispetto a quello medio europeo. Le principali criticità riguardano la scarsa diffusione dei servizi per la prima infanzia e le profonde lacune nella spesa pubblica a favore di questa fascia di popolazione particolarmente vulnerabile. Il percorso culturale della Fondazione Zancan nella tutela dei diritti dell’infanzia e dello sviluppo del welfare è da sempre caratterizzato dalla ricerca di nuove risposte ai bisogni nascenti, dall’analisi e approfondimento delle nuove leggi e dei relativi problemi di applicazione, dall’identificazione di ipotesi organizzative, dall’attività di formazione.

Un’inversione di tendenza, ora, è necessaria e irrimandabile. La sfida, oggi come cinquant’anni fa, è di puntare a un nuovo welfare, che la Fondazione Zancan ha definito «generativo». È una nuova modalità, capace di sviluppare valore economico e sociale con l’aiuto degli aiutati. La riscoperta e l’applicazione quotidiana della solidarietà e della responsabilità può favorire cambiamenti profondi, a partire dai modi stessi di intendere l’incontro tra diritti e doveri sociali.

Di tutto questo si è parlato in occasione di due convegni – uno nazionale, uno internazionale – per fare il punto su mezzo secolo di impegno e guardare a nuove prospettive. «Il futuro delle politiche sociali. Solidarietà, giustizia, cittadinanza nell’innovazione sociale» (4 giugno). «L'impatto della povertà e del maltrattamento nel futuro dei bambini», in collaborazione con l'International Association for Outcome-based Evaluation and Research on Family and Children's Service (5 giugno).

Il lavoro di questi cinquant’anni è stato intenso: 657 seminari di studio, ricerca e approfondimento, 13.685 le persone che vi hanno partecipato, 225 progetti di ricerca negli ultimi 10 anni in collaborazione con enti pubblici, università, istituti di ricerca e altri soggetti, 4.000 persone che dal 1989 hanno partecipato ai progetti organizzati in collaborazione con vari enti. E ancora, la Fondazione si avvale della competenza di 750 collaboratori provenienti da ambiti di lavoro diversi ma accomunati da un approccio che unisce teoria e pratica. Proposte e soluzioni sono state disseminate attraverso 219 numeri di riviste che pubblicano i risultati delle elaborazioni culturali e sperimentali della Fondazione (Servizi sociali, Politiche sociali, Studi Zancan) e 232 volumi pubblicati in cinque collane specifiche a partire dal 1969. Da 22 anni è aperto al pubblico il Centro di documentazione sulle politiche sociali, con 230 voci tematiche usate per la catalogazione di volumi, riviste, articoli e altri materiali e 23.780 record bibliografici consultabili ad accesso libero.

3.

Servizi all’infanzia: in Italia funzionano davvero?

I servizi per l’infanzia in Italia rispondono ai bisogni di bambini appartenenti a famiglie a basso reddito o in situazione di svantaggio? È stato  questo il focus del seminario «Valutare l’impatto dell’incontro tra bisogni, risposte e risorse per l’infanzia», organizzato il 27 e 28 maggio a Napoli da Fondazione con il Sud, Compagnia di San Paolo, Fondazione Emanuela Zancan, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto TFIEY, Transatlantic Forum on Inclusive Early Years, che prevede un ampio programma triennale (fino al 2015) di meeting internazionali, eventi nazionali, azioni di disseminazione e riflessione, momenti di approfondimento per policy e decision maker, dirigenti di servizi, accademici, operatori impegnati nell'area dell'infanzia, anche in diversi settori (sanitario, sociale, educativo, dell’advocacy ecc.).

Per due giorni Napoli ha ospitato esperti da tutta Italia per confrontarsi e condividere soluzioni e metodi per valutare i servizi per l’infanzia, la qualità, la capacità di inclusione dei bambini poveri e deprivati, il loro impatto sociale. In Italia non ci si chiede abbastanza se e come funzionino i servizi pubblici, privati, del terzo settore rivolti ai bambini. Una verifica degli interventi è invece fondamentale per capire come vengono utilizzate le risorse, con quale efficacia, verso dove potrebbero essere meglio indirizzate.

Un chiaro esempio sono gli asili nido, che rappresentano un’importante parte del sistema di welfare pubblico. In Italia la spesa pubblica era nel 2009 pari allo 0,2% del PIL (circa 3 miliardi di euro) e circa un bambino su 5 in età 0-3 frequentava un asilo nido. In quello stesso anno paesi come Svezia e Norvegia avevano una spesa che sfiorava l’1% del PIL e un tasso di partecipazione pari alla metà dei bambini 0-3 anni. Al di là dei dati, si conosce poco degli effetti complessivi di questo investimento - e quindi del suo valore - per la società. Si dice che questa forma di welfare aiuterebbe i genitori (le madri, in particolare) a partecipare attivamente al mercato del lavoro, e che è fondamentale per i bambini perché permette loro di socializzare e di ricevere maggiori stimoli educativi nei primissimi anni di vita. Mancano tuttavia evidenze scientifiche e verifiche di rendimento e di impatto sociale.

A Napoli ampio spazio è stato dedicato all’analisi del panorama italiano e alle buone pratiche già attive nei territori. Un esempio è «Cerco Asilo», progetto pilota per il sostegno e la cura delle relazioni a rischio nella prima e seconda infanzia all’Istituto Stella Maris (Pisa); il programma «Primi Spassi» di Messina; «SoFa-Sostegno integrato e precoce alle famiglie con bambini piccoli» a Napoli; «Un asilo nido per ogni bambino» della Fondazione Aiutare i Bambini, nel Mezzogiorno in collaborazione con la Fondazione con il Sud.

L’obiettivo del seminario era di produrre «raccomandazioni» da mettere a disposizione degli addetti ai lavori. Le proposte che nascono da confronti seri e approfonditi sono un contributo all’innovazione. Lo sono ancor di più nei momenti di grande difficoltà, come quelli che stiamo vivendo e che portano molti a pensare il contrario. La prima infanzia in Italia sconta un cronico deficit di attenzioni e di investimenti istituzionali ed economici. Ci sono considerevoli margini di nuova occupazione e di ritorno sociale degli investimenti a disposizione di chi è disposto a investire mettendosi a servizio della vita che cresce. 

4.

Mettere ordine nell’universo del no profit

Il terzo settore è una delle poche economie che stanno, seppure faticosamente, sopravvivendo alla crisi economica. Un settore in cui operano – a diverso titolo – decine di migliaia di persone, moltissime delle quali con un impegno volontaristico. Un settore non regolamentato che può presentare delle storture che ne indeboliscono la natura no profit.

Lunedì 23 giugno nella splendida cornice di Villa Venier Contarini a Mira l’Auser del Veneto e il suo circolo mirese «Cento Passi» ha organizzato il convegno «Mettere ordine nell’universo del no profit».

Giuliana Fontanella (presidente Istituto Ville Venete) e Franco Piacentini (presidente Auser Veneto) hanno introdotto i lavori.

Sono intervenuti Giovanni Moro (docente di sociologia politica alla Università di Roma 3), Franco Moretto (dirigente Regione Veneto), Tiziano Vecchiato (direttore Fondazione Emanuela Zancan), Pier Antonio Tomasi (vicepresidente ANCI Veneto),

Roberto Volpe (presidente regionale URIPA), Marco Di Luccio (presidenza nazionale Auser). Ha coordinato il presidente del Circolo Auser «Cento Passi» Pompeo Volpe. 

5.

Una comunità rigenerativa: quale alleanza tra welfare lavoro e imprese

Il territorio di Cremona (istituzioni, associazionismo, parti sociali) è impegnato in percorsi di approfondimento, progetti e sperimentazioni sui temi delle nuove povertà, della spesa sociale, della conciliazione famiglia-lavoro e, più in generale, sul macro-tema welfare, nelle diverse accezioni: generativo, di comunità, aziendale.

La situazione attuale, ormai divenuta strutturale, impone un ripensamento e un riorientamento delle politiche sociali, delle politiche per il lavoro e, più generale, delle politiche di sviluppo. Si tratta di un processo che inevitabilmente comporta una conseguente ridefinizione e riprogrammazione dei servizi, pubblici e privati, e delle relative modalità di intervento, così come una revisione dei modelli organizzativi, profit e non-profit, in un’ottica preventiva e generativa di risorse e opportunità.

Tale necessità riguarda la comunità nel suo complesso: pubblica amministrazione, settore privato, terzo settore, cittadine e cittadini. Tutte e tutti chiamati a partecipare alla ricostruzione della coesione sociale, quale antidoto più efficace contro le nuove povertà e l’esclusione sociale e lavorativa.

A partire da queste premesse la Provincia e il Comune di Cremona hanno promosso il convegno «Una comunità rigenerativa: quale alleanza tra welfare lavoro e imprese» (Cremona, 26 giugno). È stata l'occasione per discutere di come rivedere e ri-orientare il sistema di welfare locale in un'ottica generativa e di comunità in grado di prevenire l'esclusione sociale e lavorativa facendo leva anche sulle politiche del lavoro e sul tessuto produttivo. Tra i vari esperti Tiziano Vecchiato è intervenuto sul tema «Welfare generativo e welfare di comunità: servizi sociali, politiche per il lavoro e imprese nel contrasto all'esclusione sociale e lavorativa».

6.

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 7° Rapporto CRC

Il Gruppo di lavoro per la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ha da poco diffuso il 7° Rapporto CRC. Prosegue il monitoraggio dell'attuazione della Convenzione ONU sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza (CRC) e dei suoi Protocolli Opzionali. La Fondazione Zancan ha aderito al gruppo di lavoro: Cinzia Canali, Devis Geron, Elena Innocenti, Tiziano Vecchiato hanno contribuito alle sezioni sulle politiche sociali, la povertà minorile, i servizi educativi per l'infanzia.

Tra le questioni affrontate dal Rapporto, quella relativa ai servizi educativi, ancora lontana dagli obiettivi europei. «Da un lato si segnala una lieve flessione rispetto all'anno precedente (-0,5%), attribuibile alla diminuzione dei servizi integrativi per l'infanzia (resta invece immutata la percentuale dei bambini accolti negli asili nido) e dall'altra si segnala con preoccupazione che in molti Comuni si assiste a un alto numero di rinunce alla frequenza del nido sia da parte di famiglie che non sono più in grado di pagare le rette, sia per il venir meno dell'occupazione della madre. A questo si aggiunge una grave disparità e un forte squilibrio nell'offerta di servizi nelle diverse Regioni, con percentuali bassissime nel Sud e nelle Isole. È dunque necessario che siano definite nuove procedure di finanziamento dei servizi per la prima infanzia: l'investimento pubblico in tal senso in Italia è drammaticamente basso» (dal comunicato stampa del Gruppo CRC). Il Rapporto e la sintesi sono scaricabili dal sito http://www.gruppocrc.net.

Il Rapporto mette in luce una questione molto importante al centro delle attenzioni del Transatlantic Forum on Inclusive Early Years, promosso in Italia dalla Compagnia di San Paolo, in collaborazione con Fondazione Zancan. Anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Fondazione Cariplo e la Fondazione CON IL SUD stanno attivando azioni specifiche per contribuire all'azione nazionale e internazionale. Una prima azione prevede di individuare esperienze innovative di servizi per la prima infanzia, in grado di promuovere l'inclusione dei bambini provenienti da famiglie in situazione di povertà o a rischio di esclusione e dei bambini immigrati. Ci auguriamo possano essere di esempio per chi sul territorio si occupa di prima infanzia. 

7.

Povertà: un nuovo «pacchetto pubblicazioni» per far circolare le idee 

Continua l’iniziativa dei «pacchetti pubblicazioni» promossa in occasione dei nostri 50 anni (1964-2014). Una selezione di pubblicazioni sui principali temi di studio e ricerca della Fondazione proposti in pacchetti a prezzo vantaggioso. Quello sulla povertà contiene 8 volumi scontati, a un prezzo complessivo di 50 euro*: 

Il pagamento può essere fatto:

  •  con versamento sul conto corrente postale n. 12106357;
  • con bonifico sul conto corrente postale: IBAN IT72V0760112100000012106357;
  • con bonifico bancario: Cassa di Risparmio del Veneto IBAN IT44K062251215007400338696S;
  • con carta di credito telefonando allo 049-663800;
  • in sede, in contanti o con carta di credito.

I conti correnti sono intestati a Fondazione «E. Zancan» Onlus, via Vescovado 66, 35141 Padova. Inviateci la copia della ricevuta del versamento/bonifico (segreteria@fondazionezancan.it; fax 049 663013) indicando: nome e cognome o denominazione dell’ente, indirizzo, e-mail, CF e/o PI. 

*La spedizione tramite corriere costa 10,00 euro.

Totale promozione 50,00 + 10,00 = 60,00 euro. 

Per ulteriori informazioni: Fondazione E. Zancan onlus - Centro Studi e Ricerca Sociale

Via Vescovado 66 – 35141 Padova - Tel. 049663800 – Fax 049663013 – Email: segreteria@fondazionezancan.it.

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