1.

Superare la  povertà infantile con un welfare generativo

«La povertà che colpisce i minori ha effetti di lungo termine e comporta un maggiore rischio di povertà ed esclusione sociale per gli adulti di domani. Già a 3 anni è rilevabile uno svantaggio nello sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo dei bambini provenienti da famiglie più disagiate e in assenza di interventi adeguati entro i 5 anni il divario aumenta ulteriormente. Eppure in Italia la lotta alla povertà infantile è ancora inefficace. Serve un punto di ripartenza, dopo troppi anni di recessione culturale e politica nei confronti dei primi anni di vita. L’idea stessa di esigibilità dei diritti per l’infanzia è da ripensare, con approcci di welfare generativo». È iniziato così l’intervento del direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato in audizione il 29 luglio scorso alla Commissione Infanzia e adolescenza nell’ambito dell'indagine conoscitiva sulla povertà e il disagio minorile.

Povertà infantile in Italia. Gli ultimi dati Istat attestano che gli effetti della crisi continuano a peggiorare la situazione delle famiglie, soprattutto meridionali. Tra le famiglie con cinque o più componenti, più di un terzo è in condizione di povertà relativa (quasi metà nel Mezzogiorno) e quasi un quarto in povertà assoluta. La situazione è particolarmente grave per le famiglie con figli minori.

Il numero di minori in povertà assoluta è andato costantemente aumentando. Erano 723 mila nel 2011, 1 milione e 58 mila nel 2012, 1 milione 434 mila nel 2013: sono dunque raddoppiati negli ultimi tre anni.

Ma se proiettiamo questi dati nel confronto europeo siamo ancora più perdenti. In particolare, dai dati Eurostat emerge che nel 2012 tra i bambini fino a 6 anni quasi uno su tre (31,9%) era a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia, contro poco meno del 26% a livello medio europeo.

Scarsa efficacia delle risposte attuali. Le risorse a favore di famiglie con bambini e minori nel 2010 rappresentavano il 4,6% della spesa complessiva di protezione sociale in Italia, contro l’8% della media europea (Eurostat). Una spesa insufficiente e impegnata soprattutto per trasferimenti economici, nonostante l’inefficacia dimostrata di queste soluzioni. In Italia, infatti, il rischio di povertà per i minori dopo i trasferimenti sociali nel 2011 (26,3%) era sensibilmente superiore alla media Ue, poiché l’impatto dei trasferimenti in termini di riduzione del rischio di povertà tra i minori italiani era di gran lunga inferiore all’impatto europeo: -6,7 contro -14,2 punti percentuali.

I confronti europei dimostrano, d’altro canto, che la disponibilità di servizi per la prima infanzia contribuisce notevolmente a Tra le innovazioni che il Governo si è impegnato a realizzare c’è la riforma del terzo settore. Ne abbiamo bisogno ma forse non così in fretta. Le leggi delega funzionano se i contenuti sono ben caratterizzati, tenendo conto che quello che oggi può sembrare chiaro potrebbe non esserlo domani! La possibilità di discuterne in modo approfondito è stata compressa e sostituita con la possibilità di fare proposte. Ma i contenuti delineati nelle linee guida sono stati poi riproposti nella bozza di legge, dopo la fase di ascolto.

Nella proposta del Governo prevalgono congegnature di personalità giuridica. Mancano innovazioni strategiche necessarie per fare del terzo settore un motore dello sviluppo sociale ed economico.

Il Governo non otterrà maggiore consenso dalla rapidità delle decisioni: se non saranno capaci di effettività, di originalità, di impatto sociale positivo. Il terreno è delicato, e riguarda i nuovi modi di essere società, con le nuove forme di imprenditorialità «a dividendo sociale», in nuovi spazi di relazione, per valorizzare l’azione solidale verso nuove forme di cittadinanza. Sono condizioni necessarie per fare dei diritti e doveri sociali un incontro generativo.

Il testo completo di Tiziano Vecchiato è scaricabile gratuitamente dal sito www.fondazionezancan.it/downloads.

2.

Quando il welfare non è un investimento sociale

La crisi morde e molte Regioni varano misure di sostegno alle famiglie in difficoltà. Interventi lodevoli, ma spesso realizzati senza prima valutarne costi ed effetti. I dati su un contributo del Veneto suggeriscono che a volte le risorse si potrebbero utilizzare in modo diverso e più utile.

L'articolo completo di Devis Geron e Maria Bezze «Quando il welfare non è un investimento sociale» è pubblicato su www.lavoce.info.

3.

Riforma del terzo settore?

Tra le innovazioni che il Governo si è impegnato a realizzare c’è la riforma del terzo settore. Ne abbiamo bisogno ma forse non così in fretta. Le leggi delega funzionano se i contenuti sono ben caratterizzati, tenendo conto che quello che oggi può sembrare chiaro potrebbe non esserlo domani! La possibilità di discuterne in modo approfondito è stata compressa e sostituita con la possibilità di fare proposte. Ma i contenuti delineati nelle linee guida sono stati poi riproposti nella bozza di legge, dopo la fase di ascolto.

Nella proposta del Governo prevalgono congegnature di personalità giuridica. Mancano innovazioni strategiche necessarie per fare del terzo settore un motore dello sviluppo sociale ed economico.

Il Governo non otterrà maggiore consenso dalla rapidità delle decisioni: se non saranno capaci di effettività, di originalità, di impatto sociale positivo. Il terreno è delicato, e riguarda i nuovi modi di essere società, con le nuove forme di imprenditorialità «a dividendo sociale», in nuovi spazi di relazione, per valorizzare l’azione solidale verso nuove forme di cittadinanza. Sono condizioni necessarie per fare dei diritti e doveri sociali un incontro generativo.

Il testo completo di Tiziano Vecchiato è scaricabile gratuitamente dal sito www.fondazionezancan.it/downloads.

4.

Povertà: spesa pubblica inefficiente e incapace di aiutare i poveri

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat evidenziano come la crisi continui a colpire la popolazione più disagiata, cioè i più poveri. Non è un caso che sia aumentato di 1,2 milioni (+25%) tra il 2012 e il 2013 il numero di persone in povertà assoluta. A fronte della crescita del disagio, risultano ancora più evidenti le difficoltà del nostro welfare nell’affrontarlo. Le risposte di politica sociale continuano a essere burocratiche e prestazionistiche (come la social card), proprio quando ci vorrebbero interventi adeguati e strutturali. Senza un cambio di approccio con un nuovo welfare di tipo «generativo», continueremo ad assistere a una spesa pubblica inefficiente e incapace di aiutare i poveri a uscire dalla condizione di povertà (anche per questo è cresciuta la povertà assoluta).

Un modo che si è dimostrato efficace, anche in altri paesi, per ridurre povertà e disuguaglianze tra i minori è estendere i servizi per la prima infanzia. Si potrebbe ad esempio trasformare una parte delle risorse per gli assegni familiari (6,5 miliardi all’anno) in servizi per la prima infanzia. È un potenziale occupazionale a nostra disposizione che allontanerebbe dal rischio di povertà circa 40 mila occupabili e i loro famigliari, che non avrebbero più bisogno di trasferimenti assistenziali. È solo un esempio di come si potrebbe lottare contro la povertà con soluzioni di welfare generativo.

5.

Ultime news di PersonaLAB

Workshop intensivo sulla costruzione di Piani Modulari (Malosco, 2-5 luglio)

Il seminario ha coinvolto 14 professionisti di vari settori di ASP Centro Servizi alla Persona di Ferrara: Servizio Sociale Area Minori, Adulti ed Anziani, Casa Residenza Anziani, Centro Diurno, Servizio Assistenza Domiciliare.

È stato un momento di approfondimento all’interno di un percorso avviato nel 2010 con lo scopo di migliorare la qualità dei servizi offerti da ASP e mettere al centro la persona nella sua globalità, focalizzando l’attenzione non solo sulle fragilità, ma anche sulle sue potenzialità. Il percorso complessivo si basa su modalità innovative del «prendersi cura della persona» che consente una visione globale del bisogno con un approccio multidimensionale, l’identificazione delle sue risorse e la definizione di un progetto personalizzato che individua obiettivi e risultati attesi facilitando l’operatore nella valutazione di efficacia del lavoro svolto.

Consorzio CCS e implementazione dei progetti personalizzati

Il Consorzio CCS fa parte della community del Laboratorio multicentrico PersonaLAB e sta adottando la metodologia del lavoro per progetti personalizzati e della valutazione di esito messa a punto dalla Fondazione Zancan. Gli operatori delle strutture si sono confrontati in un workshop sulla implementazione della progettazione personalizzata e hanno prodotto le raccomandazioni per un uso appropriato della metodologia. Il workshop si è svolto a Malosco (TN), presso il Centro Studi della Fondazione Zancan, nei giorni 10-12 luglio 2014.

6.

Studi Zancan -40%. Sei numeri a soli 21 euro

Proseguono le iniziative della Fondazione in occasione dei suoi 50 anni (1964-2014): a chi rinnova l’abbonamento alla rivista Studi Zancan o si iscrive entro il 31 dicembre 2014 è riservato uno sconto del 40% (21 euro anziché 35).

 Il pagamento può essere fatto:

  • con versamento sul conto corrente postale n. 12106357;
  • con bonifico sul conto corrente postale: IBAN IT72V0760112100000012106357;
  • con bonifico bancario: Cassa di Risparmio del Veneto IBAN IT44K062251215007400338696S;
  • con carta di credito telefonando allo 049-663800;
  • in sede, in contanti o con carta di credito.

I conti correnti sono intestati a Fondazione «E. Zancan» Onlus, via Vescovado 66, 35141 Padova. Inviateci copia della ricevuta del versamento/bonifico (segreteria@fondazionezancan.it; fax 049 663013) indicando: nome e cognome o denominazione dell’ente, indirizzo, e-mail, CF e/o PI.

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