1.

Una rete a tutela dell’infanzia: Tfiey Italia è su facebook e twitter

Un network italiano di persone impegnate nella cura e nell’educazione della prima infanzia e nella prevenzione della povertà infantile: è questo l’obiettivo di TFIEY Italia, un progetto promosso e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo in partenariato con Fondazione Emanuela Zancan, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Fondazione CON IL SUD.

La sfida è di riuscire a costruire una rete, un tavolo di discussione permanente, per riunire e far dialogare tra loro autorità pubbliche nazionali e locali, operatori, professionisti del terzo settore, ricercatori, magistrati, giornalisti, educatori e opinion leader, alla ricerca di soluzioni e pratiche condivise a difesa dell’infanzia. Raccolte di dati e buone pratiche, divulgazione di raccomandazioni, seminari periodici e studi ad hoc sono gli strumenti con cui il progetto vuole creare una coscienza condivisa per quanto riguarda il benessere dell’infanzia.

Si tratta di un network reale - con seminari, momenti di approfondimento e incontri, convegni - ma anche virtuale, sfruttando tutte le potenzialità che la rete offre. Per questo da oggi TFIEY Italia approda su Facebook e su Twitter (@TFIEY_Italia), con notizie, commenti, riflessioni, raccomandazioni e continui stimoli perché investire nell’infanzia è #coltivarelavita.

TFIEY Italia è la declinazione nazionale di un forum transatlantico composto da ricercatori, esperti, operatori, decisori politici europei, statunitensi e canadesi dedicato alle politiche per lo sviluppo dell’educazione e della cura della prima infanzia (0-6 anni). Nasce dalla convinzione che investire nella prima infanzia, con particolare attenzione ai bambini in famiglie a maggiore rischio di esclusione, significa garantire nel tempo un maggior benessere: migliori opportunità di accesso all’educazione, maggiori potenzialità economiche e lavorative, comportamenti di cittadinanza e genitorialità responsabili.

A livello internazionale è coordinato dalla Fondazione Re Baldovino (Belgio) e promosso da Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo in collaborazione con Bernard Van Leer Foundation (Olanda), Kalouste Gulbenkian Foundation (Portogallo), Lego Foundation (Danimarca), Jacobs Foundation (Svizzera), Universal Education Foundation (Olanda), Berterlsmann Foundation (Germania), Foundation for Child Development (Stati Uniti), Atlantic Philantropies (Stati Uniti) e California Community Foundation (Stati Uniti).

2.

La povertà in Sardegna e il ruolo del volontariato

A distanza di quattro anni dal precedente rapporto, Sardegna Solidale torna a fotografare la situazione della povertà in regione attraverso un’indagine condotta dalla Fondazione Emanuela Zancan di Padova. Lo studio «La povertà in Sardegna», presentato a Cagliari (12 novembre), riferisce di un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie, ma, andando oltre i semplici dati, propone anche opzioni per aiutare concretamente chi si trova in condizione di difficoltà. E chiama in causa direttamente il mondo del volontariato.

I dati. Nel 2013, la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale in Sardegna era del 31,7% (28,4% in Italia). Il numero complessivo di persone povere o a rischio di esclusione è passato da 292.188 nel 2004 a 420.659 nel 2014. In termini percentuali, le famiglie che si definiscono in difficoltà o grande difficoltà economica sono il 38,7% in regione.

La disoccupazione è a livelli allarmanti: 17,5% nel 2013 (12,2% in Italia). A livello provinciale, la situazione più critica si riscontra nel Medio Campidano, dove tra il 2012 e il 2013 il tasso di disoccupazione è aumentato del 50%.  Ma sono i giovani a pagare il prezzo più alto: il tasso di disoccupazione giovanile in regione nel 2013 è notevolmente superiore (54,2%) alla media nazionale (40%) ed è superiore anche rispetto alla media del Mezzogiorno (51,6%). Il livello è particolarmente elevato nelle province di Carbonia-Iglesias (73,9%) e del Medio Campidano (64,7%). Tra il 2008 e il 2013 il tasso è fortemente aumentato: dal 36,8% al 54,2%.

Anche la situazione degli anziani presenta forti criticità: L’indice sintetico di deprivazione della popolazione anziana, calcolato come il rapporto percentuale tra beneficiari di pensioni sociali e popolazione anziana, a livello medio regionale è pari a 9,2, a livello nazionale è 6,6: le province sarde che hanno valori sensibilmente più alti della media sono Carbonia-Iglesias, Oristano, Medio Campidano, Cagliari e Olbia Tempio.

Un segnale evidente delle crescenti difficoltà è dato dal numero degli sfratti, soprattutto nei casi di morosità degli inquilini: il numero totale dei provvedimenti di sfratto emessi in Sardegna nel 2012 (670) è aumentato rispetto agli anni precedenti (+72% rispetto ai 390 del 2008).

Cosa fare. Le 1.630 associazioni e i 45mila volontari attivi in Sardegna sono una risorsa fondamentale per offrire a chi vive questa situazione risposte di solidarietà, promuovere l’incontro di responsabilità istituzionali, sociali e personali, riconoscere la dignità delle persone che si trovano in povertà e trovare con loro nuove strade per uscire dalla condizione di disagio in cui si trovano. La crisi occupazionale ed economica colpisce bambini, giovani, famiglie. Pregiudica la salute, il benessere, lo sviluppo di interi territori. Conoscerne le caratteristiche è un primo passo, necessario ma non sufficiente. Il passo successivo è quello di promuovere soluzioni efficaci in grado di affrontarne le cause e ridurre le sofferenze che la povertà sta determinando nelle generazioni presenti e future.

Il volontariato non solo cerca di fare bene il bene ma prefigura anche nuovi modi di affrontare i problemi sociali, valorizzando le capacità. È speranza a disposizione delle nuove generazioni, quelle che pagano più duramente il prezzo della povertà. Dalla ricerca emerge che un terreno su cui il volontariato può agire efficacemente per contrastare la povertà sono le disuguaglianze nell’accesso ai servizi per le persone in difficoltà. «Il volontariato deve verificare in modo indipendente e riconoscere le condizioni di disuguaglianza nell’accesso ai servizi, così da poterle segnalare. Se non basterà segnalarle, diventerà necessario denunciarle» si legge nel rapporto.

L’indagine evidenzia anche la sofferenza e la fragilità familiare, che si sta espandendo rapidamente, producendo povertà e impoverimento, precarietà nei rapporti. Il sostegno e l’abbraccio della solidarietà possono fare la differenza, così che le famiglie si sentano meno sole e meno in affanno nell’affrontare i problemi della crescita e dell’educazione dei figli, proprio quando sperimentano i costi dei conflitti e delle separazioni. Con il sostegno di prossimità e del volontariato la conciliazione tra lavoro e responsabilità genitoriali può diventare più sostenibile quando la cura dei figli è integrata da chi può aiutare, con un migliore bilanciamento tra impegni di lavoro e di casa.

Il messaggio al mondo del volontariato è chiaro: Non basta correggere le distorsioni, ma è necessario trovare la forza di ripartire, di liberare potenzialità inespresse, di aiutare a rinascere, in un tessuto sociale malato. La prossimità e l’umanità che i volontari sanno esprimere possono dare vita a modi più solidali di affrontare i problemi, verso forme di socialità più giuste e più accoglienti di quelle che conosciamo.

3.

Giusto che i fondi della social card tornino a regioni e comuni

«Bene che l’assessore Rambaudi ribadisca la necessità di un passaggio da una gestione statale a una gestione regionale e locale dei fondi della vecchia e nuova social card. Lo aveva sollecitato anche la vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi qualche mese fa. Entrambe chiedono di riportare al rispetto delle norme quella che è stata una gestione straordinaria dei fondi per la povertà, ripartendo dalla sentenza della Corte costituzionale 10/2010». Ad affermarlo è il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato, a commento della proposta lanciata ieri dalla coordinatrice per il sociale della Conferenza delle regioni.

Quella sentenza della Corte riteneva legittima in via eccezionale ed emergenziale una gestione centrale delle competenze che ai sensi della Costituzione sono proprie di regioni e comuni. Ma tutte le contraddizioni, le inefficienze, le incapacità emerse nella  gestione della vecchia e nuova social card evidenziano come non sia più giustificabile continuare con la gestione di risposte e risorse da parte di apparati statali che non sono stati in grado di affrontare adeguatamente il problema.

Bene quindi che le regioni chiedano che le cose tornino al loro posto e che ognuno riprenda le proprie responsabilità nella gestione efficace del bene comune nella lotta alla povertà.

© Copyright Redattore Sociale 6 novembre 2014

4.

On line Studi Zancan 4/2014

Di seguito i principali contenuti del quarto numero della rivista Studi Zancan.

La possibilità di valutare l’impatto sociale dei servizi alle persone – secondo Tiziano Vecchiato – può contribuire a spingerci oltre la crisi, capire come uscirne. Investire nelle persone e nelle famiglie è anche e soprattutto coltivare i potenziali presenti nella vita sociale. Sono a nostra disposizione, se solo fossimo capaci di valorizzarli sul piano sostanziale e sul piano economico. Le difficoltà non sono soltanto tecniche. Le proposte contenute nel testo possono contribuire ad affrontarle e ridurle.

Con un taglio umanistico-pedagogico Giulia Gobbi considera l’incisività dei percorsi formativi e valutativi vissuti durante il corso della vita. Evidenzia come, per far sì che un welfare generativo divenga realtà fattiva, non si possa prescindere dalla formazione e dalla necessità di un percorso valutativo integrato, anch’esso formativo.

La Fondazione Emanuela Zancan opera da 50 anni. È vissuta tanto tempo – malgrado la crisi economica e sociale, risultata micidiale, oltre che per migliaia di aziende, anche per molti enti di carattere culturale e sociale – grazie ai contenuti di valore e all’apporto creativo dei collaboratori e delle centinaia di operatori volontari che sono stati coinvolti nei vari progetti e che ringraziamo. Si è trattato di un gioco di squadra il cui fondatore e principale animatore è stato mons. Giovanni Nervo. La monografia ricorda i principali prodotti culturali della Fondazione nel corso dei suoi 50 anni, la filosofia che l’ha ispirata e la sua costante attenzione alle prospettive future, conosciute come «gemme terminali».

Nello specifico il primo articolo di Giuseppe Benvegnù-Pasini si sofferma sulla filosofia che ha guidato la Fondazione Zancan. Maurizio Giordano riporta alcune innovazioni legislative che hanno concorso a fare mutare atteggiamenti e funzioni alla Fondazione.

A partire dalla correlazione tra gemme terminali, segni dei tempi e innovazione sociale, Emanuele Rossi indica alcune qualità necessarie per cogliere le gemme terminali, inquadra le traiettorie innovative nel nostro sistema di welfare, per concludere con le future linee di sviluppo del welfare e della riflessione politica, istituzionale e scientifica che si vuole suscitare nei prossimi anni.

Tiziano Vecchiato - riflettendo sull’importanza che alcune tematiche hanno avuto nel panorama dei servizi alle persone - ricorda che una condizione necessaria per evitare la dipendenza assistenziale è l’aiuto che riconosce dignità e capacità. Si chiede: È giusto riscuotere diritti individuali a cui non corrispondono doveri di solidarietà? È giusto consumare risorse «in privato» senza rigenerarle per altri? Ha senso consumare diritti senza metterli a disposizione di chi ne ha bisogno dopo di me? «Diritti sociali» significa diritti a corrispettivo sociale: quello che ricevo è per aiutarmi e aiutare.

L’articolo di Cinzia Canali focalizza l’attenzione su due temi: il primo è quello della valutazione e di come si sia sviluppata nel corso degli anni e con quale impatto nei servizi, il secondo è dedicato alle collaborazioni internazionali. L’analisi si conclude con la descrizione dei principali progetti in corso sui temi della valutazione: il laboratorio multicentrico PersonaLAB per la progettazione personalizzata e la valutazione di esito, lo studio longitudinale Crescere, il welfare generativo per migliorare l’impatto degli interventi.

Milena Diomede Canevini sottolinea che la consapevolezza della gravità dei problemi, e del loro diretto impatto sulle persone e le comunità, specie le più deboli, ha guidato la scelta della Fondazione di collocare fra le priorità del proprio impegno istituzionale e culturale la promozione e valorizzazione delle professioni a servizio delle persone. Sullo stesso filone Elisabetta Neve ricorda che seppur nata come luogo di studio, ricerca e formazione all’interno di una specifica professione – quella di servizio sociale – la Fondazione ha poi allargato i suoi orizzonti al complessivo sistema di risposte ai bisogni delle persone, fino alle attuali elaborazioni e sperimentazioni nella prospettiva di un «welfare generativo».

Salvatore Nocera rivisita gli ultimi anni della Fondazione in merito alle riflessioni sull’inclusione scolastica e sociale delle persone con disabilità. Elena Innocenti ripercorre le tappe della vita della Fondazione e le principali iniziative realizzate in tema di soggetti sociali organizzati. Mette a confronto il pensiero maturato dalla stessa con i recenti sviluppi che il terzo settore sta vivendo a livello legislativo e politico istituzionale e con le prospettive che si profilano a livello nazionale ed europeo. Angelo Paganin affronta i filoni della cittadinanza, della solidarietà, del volontariato, del terzo settore, dell’obiezione di coscienza e del servizio civile trattati dalla Fondazione nel corso degli anni. Roberto Maurizio ricorda come la Fondazione ha contribuito a cambiare i modelli di analisi delle problematiche minorili e familiari, le culture del lavoro sociale a favore dei minori e delle famiglie, le prassi, le metodologie e gli strumenti di lavoro le culture della programmazione sociale e della progettazione sociale.

Giuseppe Benvegnù-Pasini conclude con tre parole: grazie, augurio, sostegno «generativo».

La sezione delle esperienze e documentazioni è dedicata al lavoro di cura domiciliare. Claudio Pedrelli sottolinea l’importanza di investire energie e risorse partendo dalla valorizzazione professionale di tutte le figure coinvolte nel progetto individualizzato, compreso l’operatore sociosanitario.

5.

Welfare generativo, la via per un aiuto concreto a chi ha bisogno

Un nuovo welfare è davvero possibile? Un welfare capace di andare oltre l’assistenzialismo per aiutare concretamente le persone, coinvolgendole direttamente? Ne sono convinti i promotori del convegno «Un nuovo welfare generativo. Valorizzare le risorse del territorio e delle persone», svoltosi a Torino il 14 novembre a cura di Fondazione Paideia, La Bottega del Possibile e Fondazione Zancan di Padova.

Obiettivo dell’iniziativa è stato sollecitare una riflessione sulla «ineluttabile e urgente riforma del welfare e sull’innovazione cui deve essere sottoposto senza ulteriori rinvii» guardando con fiducia a un nuovo sistema che sia in grado di mettere al centro le persone, le loro capacità e potenzialità, responsabilizzandole. È nuova cittadinanza che fa del governo dei diritti e dei doveri un’opzione strategica e generativa, per fare dei «diritti sociali» un motore moltiplicativo delle capacità, per rispondere alle rinnovate esigenze di una società in profonda crisi e bisognosa di segnali di speranza, per attivare un nuovo scenario di welfare su cui investire e credere.

Il modello di welfare generativo proposto dalla Fondazione Zancan promuove il passaggio dalla logica del costo a quella dell’investimento, privilegiando l’efficacia rendendo il più possibile responsabili le persone. È un welfare che dice: non posso aiutarti senza di te. È una scelta strategica necessaria e urgente per non essere sopraffatti dalla domanda crescente di welfare, senza sapere cosa rispondere, senza ridursi a considerare i ‘diritti sociali’ una minaccia e non, piuttosto, un motore moltiplicativo delle capacità.

Ma non è solo questo: Il welfare generativo è in grado di rispondere alle rinnovate esigenze di una società in profonda crisi, bisognosa di segnali di speranza e di attivare nuovi potenziali di welfare su cui investire e credere. Al convegno ha partecipato l’assessore regionale alle Politiche Sociali Augusto Ferrari, che è intervenuto delineando le scelte strategiche della regione per affrontare in modo nuovo i problemi delle persone e delle comunità locali e riconoscendo nelle soluzioni di welfare generativo una frontiera prioritaria su cui investire.

6.

Pratiche di servizio sociale nel welfare generativo e modelli di coordinamento professionale

Orientare la professione del servizio sociale in un’ottica di welfare generativo: di questo approccio rivoluzionario si è discusso nell’ambito del 1° incontro annuale di servizio sociale «Pratiche di servizio sociale nel welfare generativo e modelli di coordinamento professionale» organizzato da azienda Ulss 21 in collaborazione con la Conferenza dei Sindaci e con il patrocinio dell'Ordine degli assistenti sociali del Veneto, della Fondazione Zancan e il Comune di Cerea (Cerea 19 novembre).

Agire in una logica di welfare generativo significa essere consapevoli che l’incontro di responsabilità e capacità può contribuire a dare soluzioni ai problemi umani ed esistenziali di chi «da solo» non potrebbe affrontarli. Diversamente, restiamo ostaggi di un welfare prestazionistico e degenerativo (delle risorse a disposizione) ben lontano quindi dalle potenzialità proprie della scienza e dell’operatività del servizio sociale.

Operare in un’ottica di welfare generativo significa non accontentarsi di azioni appropriate e personalizzate a vantaggio della persona, ma promuovere il concorso al risultato della persona stessa, che può aggiungere valore e beneficio e amplificare ulteriormente la portata dell’esito conseguito. Solo l’apporto professionale può caratterizzare in senso proprio i servizi alle persone e con le persone, per poter rigenerare, rendere e responsabilizzare. Le loro complementarietà, messe a servizio delle capacità e responsabilità, rendono possibile un sostanziale riorientamento dei modi di intendere e configurare i rapporti di aiuto e di promozione umana.

7.

Seconda annualità dello studio Crescere

È iniziata la seconda annualità dello Studio Crescere.

Abbiamo presentato i risultati del primo anno nel convegno «Il benessere e la crescita dei nostri ragazzi», che si è tenuto a Padova il 27 settembre. Alcuni risultati si possono leggere nella newsletter disponibile online www.crescerebene.org, inviata a tutte le famiglie coinvolte.

Parla di bullismo e di quanto il fenomeno è diffuso tra gli adolescenti in provincia di Padova e Rovigo. Parla di motivazione allo studio e di come promuovere il benessere dei ragazzi a scuola. Spiega qual è l’importanza dello studio Crescere per le famiglie e perchè è importante partecipare, riportando un’intervista a un genitore:

«Partecipare al progetto CRESCERE è un privilegio. Ritengo infatti che un progetto che segua un gruppo di ragazzi, nell'età più difficile per loro e per i genitori, a lunga durata sia uno studio molto utile soprattutto per le famiglie.. Dare un contributo a tale ricerca è come aggiungere un mattoncino nella costruzione di una casa... tanti mattoncini assieme portano poi al tetto di una casa sicura.

(…) Questa ricerca, curata da esperti di vario tipo, permette alle famiglie di ricevere un aiuto nel comprendere ciò che i nostri ragazzi pensano, credono e fanno. Per noi genitori non è per niente facile capire cosa passa dentro alla mente dei nostri ragazzi. La nostra adolescenza è stata sicuramente diversa da quella dei nostri figli, la loro crescita corre molto più veloce della nostra, è continuamente sollecitata da input esterni che noi non avevamo e, anche se cerchiamo di rimanere al passo con loro, difficilmente ci riusciamo al 100%.

Un'analisi fatta direttamente sui ragazzi, come lo studio Crescere, permette di capire gli eventuali disagi, problemi e incomprensioni che si creano tra adulti ed adolescenti, e dà anche indicazioni su quelli che possono essere i loro bisogni, i loro ideali, le loro paure e i loro sogni».

Lo studio sta diventando sempre più importante grazie alla collaborazione di tutti i partner, ma soprattutto delle famiglie (più di 500 in tutto il territorio della provincia di Padova e Rovigo).

Rispondere al questionario è un’opportunità per partecipare attivamente allo sviluppo della comunità locale. Novità di quest'anno è che si può compilare direttamente online.

Per qualsiasi dubbio o informazione non esitate a contattarci. Un grazie fin da ora a tutti i ragazzi e alle famiglie che collaborano allo studio!

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